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Disegnare lo spazio: la prospettiva

Disegnare lo spazio: la prospettiva

LA PROSPETTIVA SERVE A RAPPRESENTARE LO SPAZIO (INTERNO O ESTERNO). MA VEDIAMO COME SI FA…

Ormai lo sappiamo: la prospettiva viene inventata dai romani e perfezionata poi dal Brunelleschi nel Rinascimento.

Ora quindi tocca a noi imparare come si fa!

INIZIAMO DA UN SEMPLICE SCHEMA, PERFETTO PER UN INTERNO MA COMODO ANCHE PER SPAZI ESTERNI

Ed ecco qualche esempio…

 

Se volete saperne di pi√Ļ:

Lezione sulla prospettiva nell’arte: VIDEO E ARTICOLO

ANNO SCOLASTICO 2020 2021 …ALLA QUINTINO!

ANNO SCOLASTICO   2020-2021

Ecco cosa stiamo facendo:

Mi piacerebbe pubblicare i vostri lavori‚Ķ tutti, quasi tutti, forse tutti‚Ķ insomma pi√Ļomenocircaquasi.

Per la serie: se non me li consegni in tempo…non li vedrai mai online e questo sarebbe un vero peccato no?!?

Sono suddivisi per classi cos√¨ da poterli vedere con pi√Ļ comodit√† e ovviamente sono tutti in costante aggiornamento:

CLASSI PRIME CORSI A-D-F

CLASSI SECONDE CORSI A-D-F

CLASSI TERZE CORSI A-D-F

Descrivere l’opera d’arte

Descrivere l’opera d’arte

Descrivere l’opera d’arte…semplice no?!

Insomma…potrebbe non essere una cosa cos√¨ semplice.

In questo filmato ho provato a selezionare dei punti da seguire, vediamo poi se funzioneranno davvero facendo una prova in diretta!

Tutto chiaro no?!

Proviamo:

  1. Titolo: Meditazione, 1851
  2. Autore: Francesco Hayez
  3. Tecnica: olio su tela
  4. Dimensioni: Altezza: 90 cm; Larghezza: 70 cm 
  5. Luogo: Galleria d’arte moderna Achille Forti, Verona

Queste sono le informazioni essenziali…vediamo ora se c’√® altro da dire!

  1. L’opera rappresenta una donna (e su questo non abbiamo dubbi!), un po’ discinta (i miei studenti noterebbero subito quel seno esposto e…farebbero bene perch√© non √® stato dipinto a caso! ;)). Ma allora perch√© il titolo non √® solo “donna mezza nuda”? Perch√© questa in realt√† √® una allegoria. Insomma…non √® solo una donna che sta meditando. Infatti il titolo scelto da Hayez sarebbe stato: L’Italia nel 1848. Ma in quel periodo in Italia c’erano gli Austriaci e mostrare un Paese cos√¨, non certo allegro ed ottimista, non sarebbe stato possibile. Ecco quindi che a causa della censura abbiamo immediatamente un titolo diverso: La Meditazione. Incarnazione di una “patria bella e perduta”, come cantava il famosissimo coro del Nabucco di Verdi!
  2. Francesco Hayez √® il massimo esponente del romanticismo italiano. La sua pittura quindi rappresenta l’impegno politico e la voglia di combattere per la libert√† della propria patria, l’Italia! Del resto lo aveva gi√† mostrato con il famosissimo Bacio che √® solo apparentemente una scena d’amore romantico ma in realt√† √® un messaggio politico nascosto…un po’ come succede con questa donna, allegoria della Patria ormai considerata perduta (e sfatta, stanca, ormai senza pi√Ļ speranza).
  3. Questo √® un dipinto ad olio su tela, tecnica che Hayez sa usare alla perfezione. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti e ha quindi imparato a dipingere con la precisione di un pittore neoclassico: ombre, sfumature, la resa dei tessuti, sono sempre resi al massimo nelle sue opere! Crescendo riuscir√† ad abbinare quindi la tecnica neoclassica alla passione romantica!
  4. In questo caso le misure sono quelle, insomma non aggiungono granch√® alla descrizione dell’opera. Misura media, non √® una miniatura.
  5. Dove √® conservata? Attenzione: qui bisogna specificare di quale opera di Hayez, con titolo Meditazione, si sta parlando… gi√† perch√© ne esistono due versioni. Si distinguono perch√® in una versione precedente, del 1850, attualmente in una Collezione Privata, la donna ha in mano solo una Bibbia. Nella versione che prendiamo noi in esame, invece, dell’anno successivo, 1851, in mano ha anche una croce e quest’opera √® esposta alla Galleria d’arte moderna Achille Forti, Verona
  6. Stabilito quanto questa donna in realt√† sia una allegoria che rappresenta quindi L’Italia dopo i moti del 1848…vediamo di spiegare altri particolari. Innanzitutto il volto, lo conosciamo se siamo stati in Pinacoteca a Brera, L√† infatti √® in mostra anche la Malinconia del 1841, stessa modella, pi√Ļ vestita anche se decisamente poco gioiosa e con gli abiti scomposti, quella malinconica donna pensa, forse, all’amore perduto, meditando e guardando, i fiori nel vaso che stanno ormai marcendo. La nostra opera quindi ha origine da quella di dieci anni prima,¬† per soggetto reale ritratto e per atmosfera in generale. La prima versione della Meditazione (sulla storia d’Italia), del 1850, in mano aveva solo una Bibbia. Nessun accenno politico. Troppo pericoloso in quel momento. Entrambe le Meditazioni ci mostrano una donna dall’aria distrutta, lo sguardo non √® certo sereno, il vestito bianco √® decisamente stropicciato e lasciato cadere. Tutto √® perduto ormai, inutile cercare di proteggere la virt√Ļ e il proprio onore,¬† √® mezza nuda “tanto ormai peggio di cos√¨”… √® una donna (una Nazione) distrutta. I moti del 1848 hanno portato solo morti, sono morti dei patrioti, degli eroi, dei martiri (ecco perch√® c’√® anche la croce in mano), che hanno cercato di ottenere l’indipendenza dal’Impero Asburgico. Sul libro, che stavolta non √® una Bibbia (anche se lo sembra) ma con titolo La storia d’Italia, c’√® ben chiara una data: 18.19.20.21.22 marzo 1848, scritta in colore rosso, rosso sangue, come quello dei morti durante le Cinque Giornate di Milano cui probabilmente partecip√≤ anche lo stesso Hayez. Il seno nudo ricorda che la patria √® come la madre che allatta i suoi figli. L’unica speranza, l’unica nota quasi positiva dell’opera √® in realt√† quello sguardo: non lo trovate anche voi alquanto…minaccioso?!

Georges de La Tour, L’Europa della luce a Palazzo Reale Milano

Georges de La Tour, L’Europa della luce a Palazzo Reale Milano

Georges de la Tour, caravaggeschi, luci e ombre

Per la prima volta arrivano in Italia le opere di questo artista secentesco praticamente sconosciuto fino al 1915. Il nome circolava tra gli esperti del settore ma attribuirgli questa o quell’opera era stato, fino ad allora, parecchio complesso…

Del resto √® proprio Georges de la Tour ad essere complicato! Basti pensare che i critici d’arte ne parlano quasi al plurale, √® come se avesse una doppia anima: una notturna, legata alla luce delle candele che squarciano il buio…e un’anima completamente differente che vive di giorno. Infatti la luce cui fa riferimento il titolo dato alla mostra √® proprio la fiammella, piccina ma quasi sempre presente.

Nella mostra di Milano la scelta √® ben chiara: La notte. E in mostra troviamo quindi anche altri artisti accomunati a de la Tour dall’ elemento che diventa quasi il filo conduttore della mostra: la luce flebile eppure cos√¨ importante…di una candela.

Il soggetto della Maddalena √® molto apprezzato nel seicento nell’Europa cattolica, √® il momento del pentimento, importantissimo nella fede per arrivare alla salvezza. Qui la donna √® sola, sta meditando probabilmente sul suo passato, in un ambiente semplicissimo, buio come Caravaggio ci ha insegnato ad apprezzare (e quindi un viaggetto in Italia proabilmente de La Tour lo ha fatto davvero o comunque √® venuto a contatto con il nuovo realismo caravaggesco attraverso racconti e copie di altri autori), il buio per√≤ √® interrotto dalla fiamma della candela che √® anche la luce dell’anima contrapposta al teschio, che viene sfiorato, dovesse mai sfuggirci eh… il teschio √® una delle tante nature morte con cui de La Tour completa i suoi soggetto: √® la Vanitas, rappresenta, come in tutte le nature morte barocche, la caducit√† della vita. “Pentiti peccatore per non finire all’inferno perch√© la vita √® breve e pu√≤ terminare all’improvviso!”.

Il ragazzino che soffia sul tizzone √® di piccolo formato, come spesso accade con de La Tour, son scene di vita quotidiana che si vendono bene anche su commissione (infatti tra i pittori lorenesi suoi contemporanei troviamo spesso piccoli soggetti simili). Il buio √® totale ma la luce del tizzone acceso fa emergere il profilo del ragazzino che va a delineare bene i contorni di queste forme che, se ben guardate, son quasi¬† semplificazioni geometriche. …vi ricordano nulla? ehheheeh pensateci e poi ne riparliamo..

De la Tour sceglie di rappresentare la realt√†, persone del popolo, anche i santi sembrano quasi di passaggio, son l√¨ per caso e hanno scordato a casa l’aureola.

Del resto questo artista, figlio di un fornaio, √® una persona pratica (e pare anche con un bel caratterino che gli procur√≤ anche qualche denuncia), Georges diventer√† nobile per matrimonio ma conserver√† comunque le sue radici di lavoratore…solo che cambier√† lavoro e dal forno passer√† alla bottega, anche di un certo successo con tanto di apprendisti! Diventer√† anche pittore ordinario del re trasferendosi¬† a Parigi da Luneville, dove abitava con moglie e figli.

Ed ecco qui che la realt√† entra nella rappresentazione biblica: Per la religione cattolica Giuda fa parte dei 12 apostoli, ed √® fratello di San Giacomo Minore, come lui √® rappresentato senza ambientazione e senza sfondo, i colori sono caldi, la luce mette in evidenza, in entrambi, le rughe di espressione e anche le mani, mani forti e anche un po’ sporche, sono mani che stringono un bastone e una sacca, come in San Giacomo, o tengono sulla spalla l’arma, una alabarda, con la quale viene martirizzato …oppure sono mani da contadino, come quelle di San Filippo, che regge una croce semplicissima, legata con un nastro, allusione alla corda¬† usata per legarlo alla croce. Queste sono scene diurne, nessuna candela qui…ma c’√® comunque la luce che viene usata in maniera furbissima: guardate i bottoni (di vetro!), sulla tunica arancione di San Filippo…nella loro semplicit√† sono comunque al centro della scena ed √® impossibile non notarli. Questo scelta di stile cos√¨ legata alla realt√† porter√† anche ad una svista che durer√† secoli: fino al 1795 questi Apostoli di Albi, realizzati da de La Tour proprio per la cattedrale di Albi, assieme ad altri apostoli, vennero scambiati e inventariati come opere di Caravaggio!

Ma de La tour è anche il sapiente esecutore di opere a metà strada tra la scena di genere e il gusto teatrale.

I due piccoli dipinti con gli anziani sono considerati¬† opere giovanili di La Tour. Potrebbero essere dei ritratti ma per l’abbigliamento e soprattutto per la posa della donna,¬† potrebbero benissimo essere anche due attori ritratti durante una rappresentazione teatrale. Lo sfondo per entrambe le figure √® unico, ridotto all’essenziale eppure sono¬† molto espressive (l’aria di lui, redarguito da¬† lei con piglio deciso fa anche¬† un po’ sorridere!), ma guardate bene¬† i particolari che spesso in La Tour ci sfuggono e invece meritano tutta la nostra attenzione: i pantaloni color rosso vermiglio, le ghette in colore giallo che risaltano…la gonna guarnita cos√¨ come la camicetta con i polsini in pizzo… Una precisione e un rigore di rappresentazione quasi fiamminghi. Il Suonatore di Ghironda poi √® l’opera pi√Ļ grande attualmente attribuita a La Tour…e anche questo √® strano: un soggetto comune per una tela cos√¨ costosa…ma questo personaggio se la merita tutta: imponente, il realismo caravaggesco qui √® ai massimi livelli. Borsa, cappello piumato e soprattutto il cane (pare che il pittore li amasse particolarmente), rendono questa figura, se possibile, ancora pi√Ļ reale e credibile.

Ma tra le scene di genere, di grande formato peraltro, realizzate da de La Tour, bisogna per forza ricordare quelle di risse e taverne.

Certo molti caravaggeschi avevano importato in Francia le novit√† dell’artista milanese che aveva trovato tanti spunti per le sue ambientazioni nelle osterie che frequentava…ma Georges sceglie di rappresentarle in maniera molto personale, sia di giorno che di notte.

La luce rimane comunque protagonista, anche mentre, solare, va a sottolineare le emozioni di personaggi del popolo, mendicanti e musicisti e forse imbroglioni, che mettono quasi in scena teatralmente un pezzetto di normale vita quotidiana dove per accaparrarsi un pezzetto di strada dove fare l’elemosina, erano davvero pronti a darsele di santa ragione! I protagonisti al centro, uno con una bombarda in¬† mano e una cennamella (uno strumento a fiato) infilata nella fusciacca in vita, assieme al musicista con la ghironda, sono addirittura armati di coltello e son pronti ad usare anche lo strumento musicale come arma…Intanto il personaggio al centro¬† spruzza il succo di limone negli occhi del presunto finto cieco, per smascherarlo. A sinistra la donna anziana ci appare terrorizzata ma se guardate sulla destra c’√® il suonatore di violino che ci fissa, fissa l’osservatore facendo quasi l’occhiolino per sottolineare, forse, la messa in scena, credibilissima eh…ma comunque recitata proprio per noi!

Nella Negazione di Pietro azzarda addirittura l’episodio biblico ambientandolo per√≤ in una taverna durante una partita a dadi! E’ un soggetto perfetto per i caravaggeschi …dramma, luci e ombre, insomma perfetto per mettere in scena un’immagine ricca di allegorie: i soldati in primo piano giocando a dadi anticipano la spartizione delle vesti di Cristo tra i soldati che lo hanno crocifisso mentre San Pietro qui rimane in secondo piano, accanto alla serva, sulla sinistra in alto. Del resto i bari sono anche soggetto autonomo dell’altra opera dove addirittura si intravede un furto con destrezza o comunque un imbroglio, insomma quella manina l√¨ seminascosta non ci dice nulla di buono…

La luce di una candela, a volte in primo piano,  a volte nascosta, illumina le forme

Illumina le armature dei soldati oppure, in bellavista, ci mostra l’abito della moglie di Giobbe mentre deride il marito, questa stessa candela √® al centro della scena che ci mostra l’educazione della Vergine e mette in risalto anche come queste forme reali siano per√≤ molto riconducibili a forme essenziali e geometriche, particolare questo che, a mio parere, lega in modo indissolubile Georges de La Tour all’Italia: la luce √® di Caravaggio e le forme son di Piero della Francesca, i particolari son quasi fiamminghi ma le atmosfere, il silenzio e la calma di queste scene…sono davvero una caratteristica tutta sua!

La moglie che deride √® in realt√† maestosa ed elegante, quasi un menhir con quel vestito rigidissimo che occupa met√† della composizione ed √® in netta contrapposizione con la figura del marito, Giobbe, seduto pi√Ļ in basso su di uno sgabello, seminudo e malamente¬† ricoperto da un tessuto liso, ai suoi piedi una ciotola sbeccata . Lui √® anziano e la candela che ne mette in evidenza la carne flaccida √® davvero impietosa…paragonato quasi ad un cane per colpa di quella ciotola… eppure con l’espressione serena e dignitosa di chi ha fede in Dio.

Il soggetto dell’educazione della Vergine √® stato usato pi√Ļ volte dall’artista che ne far√† pi√Ļ versioni in varie misure.¬† Lo spazio¬† in cui √® ambientata la scena √® domestico e dignitoso anche se¬† povero, Maria bambina tiene in mano la candela, unica fonte di luce, mentre si avvicina alla madre per apprendere chiss√† quali attivit√† femminili… e anche qui tornano le tre caratteristiche della luce e delle atmosfere di Georges de La Tour: luce calda e tremolante, silenzio e calma.

La mostra si chiude con un ambiente dedicato ad un unico quadro:

San Sebastiano curato da Irene, qui la martire cristiana cura l’altro martire condannato a morte per la sua fede e ovviamente lo cura a lume di una lanterna. I santi qui per√≤ sono persone normali, anche abbastanza sensuali con il¬† santo nudo in primo piano, abbandonato alle cure sicure di Irene che, concentrata, √® intenta a levare addirittura una freccia! L’opera √® esposta da sola perch√© molto probabilmente sola √® stata davvero appesa nella camera privata del Re Luigi XIII. Gi√† nel settecento circolava la notizia che La Tour avesse regalato al sovrano un dipinto con questo soggetto, opera talmente apprezzata da aver fatto decidere al re di appenderlo nella sua camera da letto levando tutti gli altri quadri esposti¬† fino a quel momento. Ed ecco forse perch√© il pittore scelse di dipingerlo altre dieci volte (e anche qui il rimando ai doppi caravaggeschi √® proprio diretto!): tutti volevano avere, in casa propria, l’opera con cui Georges de La Tour, figlio di un fornaio della Lorena e nobilitato per matrimonio, era addirittura stato accettato a corte, a Parigi!

Georges de La Tour, San Sebastiano curato da Irene, 1640

In mostra poi troviamo anche altre opere di artisti contemporanei di de La Tour e accomunati al suo lavoro per scelta dei soggetti e per i richiami caravaggeschi

Georges de La Tour. L’Europa della luce, Palazzo Reale Milano dal 07.02.2020 al 07.06.2020

Info e prenotazioni

Infoline mostra T 0292897755

GUGGENHEIM La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso

GUGGENHEIM La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso

GUGGENHEIM
La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso…a Palazzo Reale a Milano!

Immaginate una famiglia di ricchi collezionisti ebrei che dalla fine del Novecento si fa notare tra i maggiori mercanti d’arte per la spiccata passione per l’arte di avanguardia.

Immaginate come poteva essere casa loro…anzi no, non serve immaginarla, una serie di fotografie in mostra ci fanno realmente capire cosa significa l’incontro tra una donazione privata, questa dei Thannhauser e un museo come il Guggenheim. Opere che finiscono direttamente in mostra in un museo…passando dal salotto buono!

Le cinquanta opere esposte coprono praticamente un secolo di storia dell’arte¬† partendo cronologicamente dalle opere impressioniste e post impressioniste degli artisti pi√Ļ famosi come C√©zanne, Seurat e Renoir. Renoir che qui ci presenta Lise Tr√©hot, modella ma anche compagna dello stesso Renoir per ben sei anni. Qui non ancora impressionista ma quasi. La pennellata √® delicata e la scena intima e quotidiana. Il pappagallino in gabbia quasi soffoca quanto la donna in questo ambiente dell’alta borghesia effettivamente un po’ troppo ricolmo di decorazioni, suppellettili e la stessa veste, scomoda, pesante ed opprimente. Ma guardate bene i colori e il gioco di sguardi: c’√® proprio un filo sottile che collega questo pappagallino variopinto alla donna che ha nelle pieghe del vestito un richiamo diretto alle piume e nel colore dell’orecchino…lo stesso identico colore delle sbarre della gabbietta. Le donne all’epoca effettivamente non vivevano certo in massima libert√† come gli uomini…erano ingabbiate proprio come gli uccellini!

Di Manet vediamo due donne, differenti eppure accomunate dalla stessa pennellata imprecisa eppure così chiara nel definire forme e colori.

Della figura femminile Davanti allo specchio vediamo bene solo la schiena, nuda, il corsetto allargato che permette appena il respiro. lo specchio non ci mostra il suo volto che possiamo solo immaginare…Ma noi siamo l√¨ dentro con lei, lo spettatore fa parte quasi del dipinto, lei sa che di non essere sola, ecco perch√© porta indietro quel braccio e, quasi, ci sfiora. La donna con il vestito a righe invece ci guarda serena. L’opera tra l’altro √® stata ritrovata incompleta nella soffitta dell’artista ed √® stata sicuramente completata, nello sfondo, da altre mani (ci sono addirittura delle fotografie dell’epoca come prova del suo essere incompleta…ma per vendere bene un quadro √® meglio sia tutto colorato no?!) E quindi la figura femminile e il suo vestito, originariamente pare essere stato addirittura descritto come “violetto”, oltre al completamento forzato hanno subito anche una bella verniciatura lucida e, nelle intenzioni, protettiva che ingiallendo negli anni…aveva reso addirittura il vestito verde! Appena prima della mostra l’opera √® stata restaurata completamente tornando, si spera, ai colori originari…quelle righe blu notte che tanto andavano di moda in questi abiti elegantissimi dal corsetto che levava il fiato!

Dalle opere impressioniste si arriva poi ai paesaggi, qui nemmeno poi troppo esotici, di Gauguin che forse confonde la lingua tahitiana e sceglie come titolo la traduzione di “vieni qui” per un dipinto bucolico con palme e maiali in primo piano. I paesaggi di Van Gogh sono contorti¬† e sofferti cos√¨ come probabilmente era la visione del mondo che aveva l’artista in quel momento in cui, proprio a Saint R√©my, era ricoverato nel manicomio psichiatrico e vedeva nella pittura en plein¬† air una forma di terapia.¬† E si rimane¬† poi stupiti di fronte ad un Monet che a Venezia ripensa sicuramente al Canaletto ma che preferisce cogliere l’atmosfera della laguna veneziana pi√Ļ che i particolari dei palazzi riflessi nei canali.

I Paesaggi cittadini che sceglie di rappresentare il giovane Picasso appena arrivato a Parigi per l’Exposition Universelle, nell’ottobre del 1900, sono movimentati come lo doveva essere il giorno della festa per la presa della Bastiglia o come le scene della famosa sala da ballo di Montmartre dove l’artista rappresenta una scena notturna un po’ decadente animata da ricchi, giovani della borghesia francese e prostitute, ben riconoscibili nel lato a sinistra dell’opera, grazie a quel trucco cos√¨ marcato. Il taglio dell’opera √® fotografico, e proprio di taglio dobbiamo parlare visto e considerato che i personaggi laterali sono proprio, almeno in parte, fuori dalla scena dipinta, cos√¨ da far avvicinare il pi√Ļ possibile lo spettatore a questa atmosfera parigina…

Si arriva poi all’espressionismo che trasforma i paesaggi cercando la rappresentazione delle sensazioni e delle emozioni pi√Ļ che la rappresentazione realistica della natura… e abbiamo cos√¨ un Braque che nei pressi di Anversa dipinge con colori improbabili il porto nelle Fiandre. Del resto anche i fondatori del Cavaliere Azzurro,¬† Kandinsky e Marc, ricercano il potenziale espressivo del colore e le associazioni simboliche per immaginare¬† un futuro migliore proprio attraverso l’arte. La montagna diventa blu, blu come il Cavaliere del loro sogno utopistico mentre la mucca, giallissima addirittura con macchie blu,¬† √® leggiadra come se fosse una ballerina di Degas!

Ai Thannhauser piaceva sostenere gli artisti¬† emergenti fin dagli anni precedenti la Grande Guerra ma dagli anni ’30, causa crisi economica internazionale prima e per l’ascesa del nazismo poi, sono costretti a chiudere la Galleria di Berlino trasferendosi a Parigi e poi a New York. In America la residenza Thannhauser diventa un punto di incontro per personalit√† di spicco dell’epoca del mondo dell’arte, certo, ma anche della musica, del teatro e del cinema: Bernstein, Duchamp, Toscanini e Picasso…Tutti presenti in questo salotto che era anche fucina di idee e sponsorizzazione per i tanti grandi nomi all’inizio della loro carriera. Ed ecco i primi accenni dell’arte cubista quando Picasso lavora fianco a fianco con Braque nei Pirenei Francesi, i toni di grigio e marrone formano i piani delle case che si incastrano tra loro caratterizzati dalla molteplicit√† di punti di vista contemporanei. Anche Delaunay sceglie come soggetto le citt√† e ne fa addirittura una serie di otto dipinti, in mostra ne possiamo vedere uno, caratterizzato dalle pennellate a quadrettini regolari e dai tocchi di colore vivace, rossi e verdi che risaltano sul bianco e sul grigio dello sfondo.

Non mancano comunque le classiche nature morte, anche queste che vanno variando man mano che passa il tempo e varia lo stile artistico…

Ma in mostra troviamo anche Rousseau il Doganiere, Gris, Picabia, Matisse e Klee…

Milano, Palazzo Reale, dal 17 ottobre 2019 al 1 marzo 2020

Arte curiosa!

Arte curiosa!

Arte Curiosa è la nuova playlist del mio canale youtube!

Non lezioni ma pillole di curiosità artistiche che, almeno nelle (buone) intenzioni, vi somministrerò una volta a settimana (oggi mi sento molto Dottor House!).

Un particolare curioso sull’opera o sull’artista che l’ha realizzata che potrebbe esserti sfuggito ma che vale la pena di conoscere…

Un simbolo, un significato nascosto, uno scandalo…

Io adoooooro spettegolare…anche in campo artistico!

 

 

 

 

Canova e Thorvaldsen la nascita della scultura moderna

Canova e Thorvaldsen la nascita della scultura moderna

Canova e Thorvaldsen colleghi e rivali, insieme, a Roma, danno vita all’arte moderna partendo per√≤ dall’arte antica!

Esponenti del neoclassicismo partono proprio da l√¨, dall’arte greca…rivisitandola a loro modo. Due artisti contemporanei, molto simili, uno italiano l’altro danese, spesso addirittura con la stessa committenza e gli stessi soggetti…che per√≤ riescono a proporre opere molto personali che in mostra, spesso accostate, son proprio direttamente confrontabili.

Son stati fin da subito due famosissimi e celebrati esponenti del neoclassicismo sia da vivi che alla loro morte.

Il confronto diretto lo abbiamo in mostra ma c’era gi√† stato, dal vivo, a Roma dove Canova si era trasferito da Venezia nel 1781 e dove il danese, pi√Ļ giovane, √® arrivato nel 1797, da Copenaghen. Per venti anni saranno loro a dettare legge in campo artistico sfidandosi direttamente anche realizzando gli stessi soggetti…ovviamente qui in mostra ne vediamo parecchi!

Scopriamo cos√¨ che entrambi hanno molto, moltissimo lavoro. Tanto che si organizzano con due studi (immensi) e con uno stuolo di aiutanti…e qui troviamo la prima differenza: Canova aveva lavoranti, non artisti. Sgrezzatori di marmo, quasi uomini di fatica mentre Thorvaldsen ha dato lavoro a numerosissimi giovani artisti che lo aiutavano, certo, nella realizzazione delle sue opere ma che intanto imparavano sul campo le nuove tecniche artistiche e ottenevano in cambio la possibilit√† di realizzare anche opere proprie ed originali.

In mostra vediamo molte opere di artisti contemporanei ai nostri due protagonisti. Ed ecco quindi che dalla rappresentazione dello studio del Canova, a Roma, possiamo anche capire meglio il procedimento ideato dall’artista veneziano (che per precisione e metodo oserei definire quasi…svizzero) ma possiamo anche vedere dove lavorava Thorvaldsen!

Il metodo di Canova

possiamo riassumerlo in 9 punti:

1- l’idea veniva fissata su carta e poi

2- realizzata in creta, in scala, un modellino piccino, per vederne l’effetto tridimensionale

3- dopodich√© veniva realizzata in gesso, pi√Ļ rifinito

4/5- a questo punto veniva realizzata una copia a grandezza naturale, in creta che poi veniva ricoperta di gesso e andava distrutta per la realizzazione della forma, nuovamente  in gesso, in negativo

6- la forma in gesso serviva a realizzare un’altra copia in gesso a grandezza naturale con tanto di struttura interna metalizzata a supporto

7- venivano messi dei chiodini, i repères, così da avere dei punti fissi di misurazione utili agli aiutanti per la sgrezzatura del blocco in marmo

8- il modello in gesso e il blocco in marmo venivano accostati e tramite fili a piombo, misurando perfettamente sporgenze e distanze, si poteva creare l’opera d’arte finale (con questo sistema da un solo modello in gesso potevano essere realizzate infinite copie in marmo!)

9- nell’ultima fase, Canova, chiuso in una camera cui pochissimi avevano accesso, pu√≤ finalmente dare il tocco finale e¬† rifinire, luicidare, lisciare il marmo fino a renderlo quasi vera carne!

Le opere di Canova infatti si caratterizzano proprio per una grazia, un’eleganza e questa ricerca quasi ossessiva della bellezza ideale e della perfezione . Il marmo sembra leggerissimo nei panneggi e alcuni particolari, tanto son minimamente curati, fanno quasi impressione. Thorvaldsen invece si distingue per la scelta di lasciare al marmo la dignit√† del suo essere pietra. Quasi con orgoglio infatti, le opere del danese, oltre che per i volti, che trovo francamente molto pi√Ļ nordici di quelli canoviani, sono opere ruvide, √® marmo e si vede e non vuole fingere d’essere la pelle liscissima tanto ricercata invece dallo scultore veneto.

I ritratti

C’√® quasi un gioco di ritratti. I maggiori artisti dell’epoca ritraevano…i maggiori artisti dell’epoca. E’ quasi un gioco di specchi quindi…Canova si autoritrae e lo fa anche Thorvaldsen, ma loro stessi vengono ritratti¬† da Appiani, Bossi, da Camuccini e da Vernet (mentre Thorvaldsen sta realizzando il ritratto, in scultura, proprio di Vernet stesso!)

Ma in mostra troviamo anche i ritratti dei maggiori personaggi dell’epoca, Napoleone compreso!

Divinità, Psiche, amorini e pastorelli

Canova e Thorvaldsen erano delle vere e proprie macchine da guerra per quanto riguarda una produzione quasi in serie. E se un soggetto si vendeva bene…veniva riproposto, esattamente uguale o con poche modifiche, seguendo quindi le richieste del committente. Ma la stessa scelta valevava anche per altri artisti a loro contemporanei e quindi ecco una selezione di opere che possiamo vedere in mostra!

Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6
Milano

Dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020.

Da martediŐÄ a domenica dalle 9:30 alle 19:30.
GiovediŐÄ dalle 9:30 alle 22:30.
Chiuso il lunedì.
Ricordate che:
-i docenti entrano gratis portando documento timbrato dalla scuola.
-con lo stesso biglietto si può acquistare a prezzo scontato il biglietto per la mostra di Canova alla Gam, a Palestro, a Milano.
-ingresso gratuito sotto ai 18 anni

 

De Chirico a Palazzo Reale a Milano

De Chirico a Palazzo Reale a Milano

A Palazzo Reale a Milano dal  25 settembre 2019 al 19 gennaio 2020 scopriamo De Chirico!

  • Se non avete voglia di leggere…ecco il link diretto al video ma vi avviso: nell’articolo c’√® parecchio di pi√Ļ! ūüėČ

Le opere sono tantissime e arrivano da ogni parte del mondo. Ma dovevano essere qui, tutte insieme, affiancate una all’altra proprio per mostrarci il mondo di De Chirico. Un mondo immaginario, un mondo metafisico, atmosfere fatte di silenzi e personaggi muti. Qui parlano solo i colori.

L’allestimento stesso della mostra si rif√† alla pittura di questo artista che in fondo dipingeva cose molto normali e quotidiane, senza orpelli strani eppure riusciva a creare mondi fantastici seppur con oggetti comuni e riconoscibili (ed ecco spiegati i pavimenti del museo lasciati a vista – stranamente non ricoperti da moquette- e le quinte prospettiche spesso proprio con le finestre tagliate di scorcio tanto care alle prospettive allucinate di De Chirico).

Giorgio De chirico vive in una costante condizione di sradicamento: geografico ma anche famigliare ed emotivo.¬† Nato in Grecia da genitori italiani (ingegnere il padre, baronessa la madre), torner√† poi a vivere e a studiare in Italia e in Germania. Le sue opere e la stessa esposizione, ruotano attorno a lui e ai suoi autoritratti (tanti, bellissimi e spesso molto ironici). I suoi mondi sono le piazze che lo hanno reso famoso e i tagli prospettici che mettono in evidenza i personaggi, spesso ridotti a manichini, rappresentati con colori accesi…sono i colori caldi del mediterraneo che lo accompagnano sempre.

Il Centauro morente, probabilmente realizzato a Milano, accoglie i visitatori della mostra. Sta soffrendo mentre il suo assassino si allontana. Sembra la scena di un film (e spesso le opere di De Chirico anticipano scene del cinema). Forse la morte del centauro rappresenta la morte del padre nel 1905 cui seguirà il cambiamento radicale della vita di tutta la famiglia che lascerà la Grecia per far ritorno in Italia.

centauro-morente-1909
Centauro morente 1909

Gli autoritratti

De Chirico era decisamente un po’ narcisista…i suoi autoritratti sono parecchi, diversi tra loro eppure uniti nel mostrarci quest’uomo a trecentosessanta gradi. Nell’autoritratto del 1911 riprende la posa di una famosa fotografia che ritrae il filosofo tedesco Nietzsche, con il mento appoggiato ad una mano. Quasi contemporaneamente per√≤ l’artista decide di ritrarre sua madre, sullo sfondo una finestra che si apre su di un fondale, la realt√† per De Chirico √® questa, va tutta cercata nell’introspezione psicologica pi√Ļ che nella natura stessa. A 23 anni, nel 1912, l’artista si vede come un uomo del rinascimento, di profilo e¬† con uno sfondo con tanto di torrione alle spalle. I due ritratti poi diventano uno solo: l’artista e la madre, quasi un quadro nel quadro…la realt√† sta gi√† diventando meno definita…

Ma gli autoritratti sono tanti, sono a figura intera, riprendono solo il volto, sono in stile antico…Insomma qui De Chirico davvero si diverte!

Se per¬† quello nudo gli vien chiesto di ricoprirsi, si veste autonomamente da torero e poi da nobile del barocco. Si rappresenta in piena trasformazione da uomo a statua, giovane e anziano. Ma √® sempre lui: l’artista irriverente che gioca a travertirsi mostrandoci ogni volta un nuovo lato di s√®.

De Chirico √® il pittore dell’architettura.

Che detto cos√¨ par quasi un ossimoro…eppure… eppure a Torino, dove passa poco tempo tra il 1911 e il 1912 scopre l’architettura e gli spazi che avevano affascinato anche Nietzsche. e qui ha origine l’idea iconografica delle Piazze d’Italia. Paesaggi chiusi e ben definiti da forme geometriche come rettangoli di finestre, scorci che acquistano un valore metafisico proprio perch√© isolati dallo spazio circostante. Sono scorci¬† urbani caratterizzati dall’assenza di abitanti e quindi, anche per questo, hanno sempre un’aria vagamente inquietante dove il tempo √® sospeso e sembra quasi di vivere quel momento che nei film precede il fattaccio! Fermi, muti, immobili…in silenzio: qui anche le ombre sono un vero enigma. Fateci caso, De Chirico ci ripropone spesso gli stessi soggetti: porticato, torre, treno in corsa. Colori pieni e ombre nette…tutti particolari presenti, ad esempio, nell’Ariadne, esposta nel 1913 nella mostra allestita autonomamente dallo stesso artista nel suo studio parigino. Probabilmente proprio queste forme cos√¨ classiche eppure sempificate saranno tra le ispirazioni che porteranno al razionalismo italiano di epoca fascista che cercher√† proprio di ricreare, nel mondo reale, questo mondo metafisico.

Ferrara

All’inizio della prima guerra mondiale i fratelli De Chirico, arruolatisi volontariamente,¬† vengono mandati a Ferrara, in fanteria. Qui De Chirico si trova con il fratello Andrea (Savinio) nella citt√† rinascimentale per eccellenza. E’ la citt√† di Ercole d’Este, √® la corte che accolse artisti visionari come Ercole de Roberti e Cosme Tura…ma anche il Savonarola! Si narra che sia identificata come la citt√† della pazzia (causata, non lo immaginavo proprio, dalla coltivazione intensiva di canapa!). De Chirico, inutile dirlo, qui si sente a casa e passer√† parecchio tempo proprio nell’ospedale per malattie nervose. Anche qui sceglie soggetti quotidiani che per√≤ grazie a scorci prospettici improbabili e a ombre impossibili, tra squadre e scatole e biscotti…anticipano il surrealismo. I biscotti sembrano appesi al vassoio che diventa praticamente una piazza dove troviamo enormi squadre. I colori sono artificiali e son proprio quelli dei pittori quattrocenteschi che De Chirico sta sicuramente ammirando a Ferrara. L’amico lontano cui accenna nell’altra opera √® probabilmente Paul Guillaume, il suo gallerista parigino ed ecco forse spiegata la scelta di esaltare proprio i colori della bandiera francese: bianco, rosso e blu! La natura morta con il pane a quattro corna e il crumiro invece √® un chiaro riferimento alla quotidianit√† italiana mentre al centro c’√® proprio un occhio con valenza sciamanica, un occhio enorme a raffigurare il pensiero dell’artista che avrebbe proprio detto: “bisogna scoprire l’occhio in ogni cosa”. L’interno metafisico con faro invece incastra un paesaggio genovese (citt√† d’origine della madre) su di una struttura fatta di cavalletti. Fateci caso…sono sempre dipinti claustrofobici quelli di questo periodo, lo spazio √® pieno e lo sguardo deve necessariamente seguire un percorso ben definito.

I manichini

Dal 1917 gli spazi vuoti dei mondi metafisici di De Chirico iniziano ad animarsi…s√¨ ma non di persone bens√¨¬† di manichini! Manichini in legno, senza volti, son proprio quelli che si utilizzano in sartoria…anche in questo caso quindi sono oggetti abbastanza comuni, tecnicamente normali ma che decontestualizzati assumono ben altre inquietanti forme. Pare che l’idea di questo soggetto, privo di emozioni,¬† Giorgio De Chirico l’abbia presa dall’opera scritta dal fratello Savinio, Chants de mi mort, dove il protagonista era un uomo senza volto. La figura di Orfeo, molto cara all’artista, torna qui nelle vesti stanche. L’eroe mitologico che con il bel canto ammansisce le bestie qui invece si mostra stanco…ha deposto tutti gli strumenti e siede un po’ sbracato su di un blocco di pietra. Nell’archeologo il manichino √® pi√Ļ umano, la posa √® morbida e il richiamo al classicismo √® evidente nelle rovine romane incastrate nel corpo stesso del manichino. L’archeologo √® in pratica un po’ l’artista stesso, con i propri studie le sue memorie…uno scavo nel proprio essere insomma.

Le muse inquietanti sono il dipinto iconico con il quale viene pi√Ļ spesso ricordato De Chirico, ecco forse perch√© decider√† di replicarle pi√Ļ volte mettendo in pratica una prassi antica, gi√† in uso nelle botteghe rinascimentali e che con il meccanismo della serialit√† ispirer√† poi anche A. Warhol!

Gli abbracci

I manichini di De Chirico hanno comunque un cuore e possono amare anche senza volto e spesso pur essendo privi di braccia…e vederli mentre provano sentimenti √® un vero spettacolo! Ed ecco quindi il figliol prodigo/manichino che abbraccia il¬† padre/statua sceso dal piedistallo per l’occasione. Colorato e un po’ traballante il primo, granitico e solido il secondo…paragonato forse alla saggezza dell’et√† che offre certezze e sicurezze. Ettore e Andromaca del 1923 sono gli amanti un po’ stile fumetto. L’abbraccio di lei, quasi una statua, mentre cerca di trattenere teatralmente l’amato che va, di fatto, a morire. Tutto inutile…Troia, sullo sfondo,¬† √® gi√† in fiamme e lo spettacolo deve continuare (la teatralit√† dei gesti e delle pose √® sottolineata anche dalle tende ai lati, proprio quelle di un palcoscenico!). Come spesso sceglieva di fare De Chirico, un buon soggetto si pu√≤ anche ripetere e quindi ecco Ettore e Andromaca,¬† sgargianti nei loro colori mentre si abbracciano (solo un anno dopo). Lui formato da un assemblaggio di squadre e figure geometriche mentre lei √® creata dal panneggio che ricorda la pittura di Raffaello. Le mura l√¨ vicino son quelle di Troia e in quest’opera, come spesso accade, diventano quinte prospettiche che chiudono l’orizzonte.

 

Il Trittico

Il filosofo del trittico ha la testa da manichino e il corpo che si sta trasformando in statua di pietra. Le gambe sproporzionatamente corte mentre i pensieri hanno origine dalla pancia: calco, lira, colonna, libro…in evidenza il motto “sono quello che sono”.

Gladiatori e trofei

Le scene iniziano a riempirsi di strani personaggi…dai gladiatori, alla scuola dove imparano a combattere, al luogo dove vengono creati i loro trofei. I gladiatori lottano rimanendo immobili, rigidi come sculture, muti come statue. Non c’√® violenza, del resto…in una stanza cos√¨ piccola c’√® poco da scannarsi. I tre creatori di trofei assemblano un po’ alla rinfusa simboli e oggetti arrivando cos√¨ fino al soffitto. Bauli, cavalli e castelli sono oggetti comuni che qui assumono un differente significato e una diversa collocazione.

I cavalli

I cavalli di De Chirico sono spesso in coppia. trottano al chiuso ma anche all’aperto. Sono quasi monocromatici al fianco di rovine classiche oppure sono colorati e perfettamente isneirti in una piazza. Quando per√≤ finiscono in una piccola camera…√® subito Surrealismo!

I bagni misteriosi

Questa seria √® una di quelle pi√Ļ famose realizzate dall’artista. Personaggi nudi e personaggi vestiti, piscine che diventano canali… Pare che l’origine delo tema sia un ricordo infantile di De Chirico, quasi un pensiero ossessivo che vedeva nella scaletta di legno degli stabilimenti balneari un momento di sgomento perch√® finiva in acqua e praticamente svaniva… Nella Quadriennale del 1935 i Bagni Misteriosi furono tra le opere maggiormente apprezzate per questa vena surreale eppure ancora metafisica. I bagni diventano un momento di assurdit√† visiva, le figure nuotano anche nell’acqua-parquet e sullo sfondo queste cabine con le finestre forate sono come piccole teste mascherate che osservano…e si torna al mistero. In mostra anche il modellino realizzato per la Fontana, reale, che si trova ancora oggi a Milano al parco sempione, recentemente restaurata.

 

E qui di seguito una carrellata di altre opere in mostra, a partire da classiche nature morte, a volte perfettamente barocche, a paesaggi con evidenti richiami a stili del passato (una veduta di Venezia pare realizzata da Canaletto!)!

 

ANNO SCOLASTICO 2019-2020

ANNO SCOLASTICO  2019-2020

ANNO SCOLASTICO   2019-2020

Cosa stiamo facendo:

Anche quest‚Äôanno pubblicher√≤ i vostri lavori‚Ķ tutti, quasi tutti, forse tutti‚Ķ insomma pi√Ļomenocircaquasi.

Per la serie: se non me li consegni in tempo…non li vedrai mai online e questo sarebbe un vero peccato no?!?

Sono suddivisi per classi cos√¨ da poterli vedere con pi√Ļ comodit√† e ovviamente sono tutti in costante aggiornamento:

CLASSI PRIME -F,G,D

CLASSI SECONDE -F,G,

CLASSI TERZE -F,G,D,H