Arte moderna in Pinacoteca

Arte moderna in Pinacoteca di Brera

Generalmente porto le classi terze a visitare la Pinacoteca di Brera avvalendomi della perfetta organizzazione degli Amici di Brera.

Scelgo il percorso dedicato all’arte moderna (ma se volete spaziare ne troverete anche altri dedicati ad altri periodi o tarati su temi specifici).

Questo percorso va in pratica dal Romanticismo a Picasso.

La 3D davanti al Bacio di Hayez

Insomma un percorsino mica da ridere eh… si inizia con il Bacio di Hayez (riflesso poi nello sfondo del Triste Presentimento di Induno) e si conclude con la Testa di Toro di Picasso.

Nel mezzo si passa dai macchiaioli con il Pergolato di Lega o il Riposo di Fattori.  Respirando l’aria di alta montagna assieme al divisionismo di  Segantini con i suoi Pascoli a Primavera si arriva quindi all’immensa Fiumana di Pellizza da Volpedo.

Fiumana ha sostituito da qualche anno Il Quarto Stato attualmente al Museo del Novecento (e vi ricordo che per vederlo non serve pagare il biglietto perché questo quadro è stato comprato a suo tempo dai cittadini di Milano con una sottoscrizione e donato alla città e a tutti i suoi abitanti. Ora che ci penso…tecnicamente un filamentino piccino di quest’opera forse è appartenuta alla mia famiglia…mia nonna ricordava orgogliosamente di come anche sua nonna, non certo una riccona, avesse donato un soldino per poter partecipare a questa colletta artistica!).

Questa prima stanza è quella che genera più meraviglia nei miei alunni forse proprio perché, in genere, li porto in Brera quando il nostro percorso artistico scolastico è proprio allineato con questi anni di grandi cambiamenti.

Il passaggio dalla stampa, magari anche di buona qualità, ma necessariamente in formato ridotto all’originale è quasi destabilizzante.

Questa è  la prova tangibile di come io non abbia raccontato loro panzane per mesi.

Oh son soddisfazioni eh! Insomma parlavo (parlavoparlavoparlavo) di opere che esistono davvero e “sono vere”?! (questo è il primo commento cui forse dedicherò un approfondimento).

Ecco spiegato anche il secondo commento più gettonato “oh ma è proprio come quella che ci ha spiegato lei in classe”! (E a me vien sempre voglia di rispondere “ma và?! E io che volevo solo raccontarti cose a caso completamente inventate…” umpft)

Dopo questa prima grande stanza comoda purtroppo si passa in quello spazio espositivo che io definisco tristemente “il corridoietto”.

Il futurismo è un po’ in castigo purtroppo.

La collezione Jesi con le opere futuriste di Boccioni e la sua Città che sale, oppure con la folle Rissa in Galleria ma anche i vari Carrà e Severini meriterebbero uno spazio più ampio, ma seduti in terra ce li siam goduti comunque.

Ecco forse la parola più corretta per descrivere queste uscite a spasso in città è proprio questa: godersi le cose belle che ci circondano.

Anche nei musei, anche guardando opere vere.

Ma ci pensate? Questi artisti che noi studiamo, questi dipinti li han fatti davvero, li hanno pensati, inventati, dipinti, toccati.

Questi stessi artisti vissuti in secoli tanto lontani da noi han potuto ritrarre addirittura Manzoni e sua moglie (“Ma prooooooffff quel Manzoni è quello del libro di letteratura? E l’ha dipinto Hayez? Maddai?!”).

Questi artisti che arrivavano a Milano da regioni lontane han visto crescere Milano (“salire in verticale”, cioè han visto la costruzione dei palazzi moderni a più piani), hanno potuto immortalare il cambiamento che ora noi diamo anche troppo per scontato. I pittori futuristi han messo in evidenza con forme e colori la loro fiducia nel progresso e nella guerra che vedevano come ottima, rapida ed indolore e quegli stessi uomini, non più solo artisti, han messo in forme (molto più statiche rispetto alle precedenti) la loro delusione per il fallimento dei loro ideali.

Nello stesso modo Pellizza da Volpedo ha fatto da testimone alle prime rivendicazioni operaie creando un’opera poco apprezzata all’inizio ma trasformatasi in seguito in un simbolo per tutti i lavoratori, così come un simbolo, stavolta contro gli orrori della guerra, è la testa di toro di Picasso che quasi sembra urlare di dolore in quella casa francese con i vetri opachi, perfetti per isolare l’artista dagli orrori che si stavano svolgendo tutto intorno a lui.

Non so mai quanto e cosa resterà ai miei alunni  tredicenni, di queste immersioni nell’arte che sono allo stesso tempo incursioni nella storia, nella nostra storia.

Non so cosa e non so quanto…ma so che qualche cosa resterà.

Fosse anche solo lo stupore di ritrovarsi in ambienti tanto belli (sì io amo la Pinacoteca, inutile negarlo), e tanto ricchi di Opere che solo a guardarle per bene e con una spiegazione spesso indispensabile per apprezzarle davvero, ci fan capire il cammino che ci ha portati fino  ai nostri giorni.

Piccola dichiarazione sciagurata: in premio come “dopo mostra” metto sempre una mangiatina in un fastfood. Ormai si è sparsa la voce tra le classi e mi chiedono, in prima media (ohmamma) se in terza andremo in paninotecapinacoteca, (quasi uno scioglilingua) sì ormai per noi l’uscita ha assunto un unico nome!

Non demonizzo il cibo spazzatura, preferisco spiegare che è meglio non abusare di nulla, che alcuni cibi son più sani di altri, che è meglio mangiar bene facendo magari una volta tanto una piccola follia come un panino in compagnia. Del resto in centro a Milano ci son pochi posti comodi per intere classi e il momento di relax, secondo me, fa proprio parte dell’uscita, è il premio ad un comportamento corretto e ad una attenzione costante, ma è anche un bel momento di socializzazione mentre ti rubo una patatina fritta o mentre regali una crocchetta di pollo all’amico che ha ancora fame.

e poi…così facendo…mi porto avanti anticipando dal vivo la pop art! (astuta che sono) ehehhehe

p.s. Se vi interessa qui trovate una piccola guida dettagliata del percorso in mostra!

2 thoughts on “Arte moderna in Pinacoteca

  • 14 Maggio 2017 at 9:06
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    Fantastica la “paninotecapinacoteca” e ancora meglio il commento giustificativo dal sapore quasi educativo per averci portato i ragazzi….. vedo che le vecchie passioni persistono , comunque sia la Pinacoteca merita sempre con o senza hamburger!!! Ciao cara

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