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La porta delle meraviglie -con filmato dimostrativo yt!

La porta delle meraviglie -con filmato dimostrativo  yt!

La porta delle meraviglie

La porta è un soggetto perfetto per fantasticare, ecco perché ho chiesto ai miei alunni di seconda media di realizzare la tavola di una porta come compito delle vacanze (e so già che ne vredremo delle belle! ).

E ovviamente…come faccio sempre…prima ho provato in prima persona ad immaginare qualche porta: viste dall’interno ma anche dall’esterno. Porte folli o credibilissime…

Insomma io adoro le porte, quindi voi…porta(te) pazienza!

Ma soprattutto: cosa c’è dietro quella porta?

La porta nei sogni ha vari significati perché è una metafora importantissima della vita! Se è aperta, se è chiusa, se è socchiusa…se si spalanca o si apre a fatica… Basta poco e la porta assume significati e aspetti differenti.

Hanno iniziato i Romani, negli affreschi pompeiani, ad incuriosirci con le porte…

Ma troviamo porte in ogni periodo artistico: dalle porte di Delft, dipinte da Vermeer in una via tranquilla, alla porta che rimane sullo sfondo e fa immaginare scaloni e ambienti ricchissimi, nelle Meninas di Velazquea. Magritte ha immaginato porte impossibili che si aprono, forse, su altri mondi…

Nella Villa Barbaro a Maser, Paolo Veronese, apre finte porte, perfetti trompe l’oeil, con personaggi che sbirciano dando il benvenuto agli ospiti.

Ma di porte ne troviamo anche di vari tipi eh…

Nei film horror son porte terribili ma nel film romantico Sliding Doors son porte della metropolitana che, aprendosi o chiudendosi cambiano tutta la vita della protagonista! Le porte hanno poi forme strane…a volte sono tonde, come nelle case degli Hobbit, altre volte son porte di armadi che portano direttamente a Narnia…

…e ora se volete provare anche voi a fare una porta…

Buon lavoro!

(e buone vacanze!)

Compiti delle vacanze 2018-2019

Compiti delle vacanze 2018-2019

Compiti delle vacanze  2018-2019

Ve lo confermo: non sono affatto contraria ai compiti delle vacanze!

E che siano: pochi, buoni, ben fatti.

Ovviamente mi rivolgo solo alle future classi seconde e terze…

I ragazzi di terza, quelli che stanno per iniziare gli esami…finalmente, dopo, potranno davvero solo riposare, yyyyeeeehhhhhhhhhh!!!

…E ricordatevi che i disegni delle vacanze saranno i primi voti dell’anno prossimo, così come i Test di ingresso saranno i primi voti di storia dell’arte nel nuovo anno scolastico!

FUTURE CLASSI SECONDE:

Tav 0: Scarabocchio

Tav 00:  Arco di trionfo

TEST D’INGRESSO ALLA CLASSE SECONDA

FUTURE CLASSI TERZE:

Tav 0: Arcimboldi

Tav 00: La mia Porta delle meraviglie

TEST D’INGRESSO ALLA CLASSE TERZA

 

Se avete dubbi…QUI potete trovare qualche esempio!

Concorso grafico 2018 2019

Concorso grafico 2018 2019

Come ogni anno, alla Scuola Media Trevisani Scaetta, viene indetto

Il Concorso Grafico

valido per tutte le classi (tutti i ragazzi diventano giudici perché votano per i disegni delle altre classi)!

TEMA: Con l’iniziale del tuo nome trova una parola che ti rappresenta e… disegnala!

Ecco quindi i vincitori delle CLASSI TERZE e, di seguito, una selezione dei disegni dei ragazzi che non avranno vinto ma…meritano davvero d’esser guardati con attenzione!

Ecco poi i vincitori delle CLASSI SECONDE e una selezione di disegni che mi son piaciuti proprio tanto!

E ultimi…ma non ultimi… I disegni delle CLASSI PRIME!

Disegnando …tutorial su Youtube!

Disegnando …tutorial su Youtube!

Sei stato assente? hai scelto di dormire proprio in quella lezione così importante? Nessun problema!

Puoi rimediare con le mie manine su youtube:  DISEGNANDO TUTORIAL

Disegnando #1 LA PIAZZA

No dico… ma guardate che risultati!

I lavori sono stati fatti in classe, certo, ma qualche alunno assente è riuscito a completare il disegno seguendo il filmato, a casa…

Con la seconda versione della prospettiva…siamo/stiamo andando oltre: ho offerto solo il filmato, le regole della prospettiva centrale le abbiamo già spiegate in classe. Ora vediamo se qualche alunno vorrà mettersi alla prova!

Disegnando #2 LA STRADA IN PROSPETTIVA

…e un  primo valoroso eroe…c’è!!!!

e abbiamo un nuovo lavoro fatto a casa in completa autonomia!!!!

e pensare che A.A. della 2G e M.M della 2H siano riusciti a far tutto da soli a casa…mi rende davvero troppo felice!

Prospettiva: la rappresentazione dello spazio

Prospettiva: la rappresentazione dello spazio

Quando spiego la prospettiva in seconda media…esordisco sempre con una frase ad effetto:

QUESTA SULLA PROSPETTIVA è LA LEZIONE, DI STORIA DELL’ARTE  E DI DISEGNO, PIU’ IMPORTANTE DELLA VOSTRA VITA!

…farà anche scena eh… ma è davvero così!

Ormai diamo per scontata la rappresentazione dello spazio e della profondità. Abbiamo videogiochi in 3D che ci permettono di correre per kilometri e kilometri…pur rimanendo seduti belli comodi davanti ad uno schermo ultrapiatto!

Ma guardate che la rappresentazione dello spazio è una delle maggiori scoperte fatte… e l’essersene dimenticati, per secoli, è uno dei più grandi misteri della storia dell’arte!

Nelle civiltà più antiche lo spazio è rappresentato da un punto di vista frontale, senza profondità, quasi astratto.

In questo esempio, nell’arte egizia, vengono unite le due visioni: dall’alto e frontale e il risultato è magari una piscina con gli alberi intorno tutti…crollati a terra!

Arte egizia

Euclide fu il primo, nel 300 a.C. ad intuire il legame tra rappresentazione grafica e occhio umano e così facendo ci ha mostrato quanto le reali dimensioni di un oggetto siano in realtà molto variabili in relazione all’osservatore e al suo punto di vista!

Euclide e i primi studi prospettici

In qualche vaso dell’arte greca troviamo degli accenni di prospettiva o almeno un tentativo di rappresentare la profondità con linee oblique, un po’ come nell’assonometria!

 

vasi greci e tentativi prospettici

Ma poi arrivarono i romani…e tutto cambiò!

In alcuni affreschi pompeiani abbiamo veri e propri trompe l’oeil che sfondano prospetticamente lo spazio dipingendo sulle pareti ambienti e architetture in realtà inesistenti!

Dalla caduta dell’impero romano d’occidente però…la rappresentazione dello spazio torna ad essere antiprospettica. Le figure sono frontali, tutte sullo stesso piano e lo sfondo si trasforma in oro, religiosamente simbolico, ma che va ad annullare ogni profondità, come nell’arte bizantina.

Mosaico bizantino antiprospettico

 

Nel tardo medioevo alcuni artisti, come ad esempio Duccio di Buoninsegna e  il Lorenzetti iniziano a proporre la “prospectiva communis”, intuitiva, non sempre corretta ma in qualche caso comunque di incredibile effetto. E  intanto inizia a scomparire lo sfondo oro…

Ma il vero punto di rottura tra fondo oro, spazi appena accennati e tentativi più o meno riusciti…sarà Giotto!

Certo a volte nei suoi edifici i personaggi starebbero strettini perché c’è una sproporzione voluta (per mostrare al meglio edifici e protagonisti!), ma nella Cappella degli Scrovegni, a Padova,  ci propone due piccole finestrelle ai lati dell’altare che son veri gioiellini: finte finestre che ci mostrano finte stanze con altrettante finte finestre… e lo spazio prosegue…

Il Rinascimento segna anche la rinascita della prospettiva!

Nel 1400 Brunelleschi, architetto, ricollegandosi agli studi di Euclide e aiutandosi con semplici strumenti (una tavoletta forata e uno specchio), riesce a stabilire il complicato sistema per rappresentare qualsiasi cosa in prospettiva!

Da qui in poi i vari pittori faranno a gara nella realizzazione dei vari ambienti prospettici (Piero della Francesca cura perfettamente tutto fin nei minimi particolari!)  e Antonello da Messina ci mostra un San Girolamo nel suo studio che è immenso, sopraelevato, con scaffali di libri e ambienti che si aprono da entrambi i lati mentre eleganti volatili in primissimo piano ci fanno quasi entrare a far parte della scena.  Ma gli artisti useranno  le regole della prospettiva anche per creare finti fori sul soffitto (con vasi che quasi cascano in testa allo spettatore come nell’oculo della Camera degli sposi!)  o  applicheranno le regole prospettiche perfino al corpo umano, come nel Cristo in scorcio del Mantegna.

A questo punto gli artisti si trovano di fronte ad un bel problema: le regole perfettamente applicate permettono di creare spazi davvero infiniti…ma a vedersi qualche cosa comunque non torna.

E’ tutto troppo preciso, seppur incredibilmente scenografico come nella “Consegna delle chiavi” del Perugino o nella classica immagine della Città ideale.

Sarà proprio Leonardo da Vinci a risolvere il problema che possiamo definire della “resa ottica”.

Inventando la prospettiva aerea con lo sfumato leonardesco, unisce quindi un punto di vista sempre molto alto, a volo d’uccello, così da mostrare più spazio possibile ma ne ammorbidisce i particolari sfumando i contorni e facendo fondere i colori di soggetto e sfondo…proprio come effettivamente vede, dal vivo, l’occhio umano!

Altri artisti rinascimentali come Correggio, quasi, esagereranno negli effetti prospettici,  suscitando critiche feroci da parte dei loro contemporanei, come nell’Assunzione della Vergine nella cupola del Duomo di Parma (definita addirittura  un “guazzetto di rane!).

Correggio, Assunzione della Vergine, Parma

Ma le regole prospettiche applicate all’architettura permetteranno davvero di cambiare gli spazi, come ad esempio farà il Veronese nella villa Barbaro a Maser. Inganna lo spettatore creando false architetture con ospiti senza tempo che fanno capolino da porte solo dipinte o salutano chi entra nella villa affacciandosi da un balcone…inesistente!

Nel periodo Barocco tra pittori-illusionisti e quadraturisti che fingevano, dipingendole, architetture in realtà inesistenti…

vediamo cose incredibili come la falsa cupola di Andrea del Pozzo a Roma o come il Barbieri che a Modena apre quasi un portale spaziale verso il paradiso!

Nel periodo del Rococò, con la moda del Grand Tour e dei dipinti cartolina…la prospettiva continua ad essere utilissima soprattutto grazie alla nascita del vedutismo.

Canaletto sarà tra i maggiori esponenti di questo stile pittorico che porterà l’immagine di Venezia nel mondo (si aiuterà anche con la camera ottica di cui abbiamo ampiamente parlato anche in questo sito).

Canaletto, Prospettiva di Venezia

L’invenzione della fotografia cambierà tutto.

Nel 1800 infatti, con i pittori impressionisti, la ricerca della rappresentazione prospettica perde importanza. Se vuoi un’immagine precisa…usi la macchina fotografica! Gli impressionisti vogliono mostrarci altro, le loro emozioni in quella realtà…non solo mostrarcela esattamente com’è.

Monet, Dolceacqua, 1884

Gli artisti del cubismo invece non considereranno nemmeno una priorità la prospettiva.

Dipingendo il soggetto come se fosse visto da più punti di vista contemporaneamente, arriveranno a sovrapporre e a scomporre piani, immagini e sfondo.

Braque, Bottiglia e pesci, 1910

…e noi oggi?

Cari miei… noi oggi impariamo le regole della rappresentazione prospettica così come le hanno imparate gli artisti del passato!

e i nostri lavori…non sono affatto male!

 

Il nostro castello pop up

Il nostro castello pop up

Dopo l’articoletto dove vi invitavo a realizzare il nostro castello pop up…

ecco i risultati!

Ottimi direi…

…e se siete ancora curiosi…qui potete vedere anche un piccolo video con questi ed altri castelli pop up realizzati quest’anno!

Anamorfosi in corso

Anamorfosi in corso

Anamorfosi e magia!

Dell’anamorfosi durante le mie lezioni di storia dell’arte parlo sempre molto volentieri.

Sono disegni che sembrano veri, sono le regole della prospettiva utilizzate per rendere quello che comunemente conosciamo tutti come “effetto 3D”,  ma a volte sono anche un sistema per non mostrare troppo o non troppo direttamente o… non immediatamente qualche cosa.

L’anamorfosi stupisce, sempre.

Artisti del passato ci hanno lasciato esempi magnifici, raffinati, fruibili da più punti di vista.

Una delle anamorfosi più famose è sicuramente quella di Hans Holbein con il doppio ritratto dei “Due ambasciatori”, del 1533. Ci mostra in terra una forma non meglio definita, quasi uno strano tappeto…che in realtà è un teschio (ma per vederlo bisogna proprio cambiare punto di vista!)

A volte quindi l’anamorfosi è uno stratagemma per nascondere significati e messaggi, in altri casi inizia come decorazione ma poi ci mostra ritratti di personaggi importanti. Basti pensare al capolavoro di Emmanuel Maignan al Convento di Trinità dei Monti a Roma che, se guardato un po’ superficialmente e con un occhio poco attento, sembra solo un normale paesaggio con tanto di omini e barchette…ma che ci svela un San Francesco da Paola in preghiera se avviciniamo il nostro punto di vista alla parete del lunghissimo corridoio affrescato nel 1642.

In altri casi l’anamorfosi serve a fingere architetture in realtà inesistenti, come ad esempio delle false cupole barocche. Il maestro indiscusso di questo stratagemma è sicuramente Andrea del Pozzo che nella chiesa romana di Sant’Ignazio di Loyola oppure nella badia di Santa Flora e Lucilla ad Arezzo, ci convince d’esser davanti, oppsss, sotto, ad una cupola mentre in  realtà si tratta di un soffitto piano! Ma prima di lui anche il Bramante in Santa Maria presso San Satiro, a Milano, ci inganna bene con un arco che sembra profondissimo…ma che così non è!

Anche molti artisti contemporanei riescono ancora a stupire il passante moderno ormai abituato a ben altri effetti ottici…

Un artista di strada come Julian Beever lavorando sui marciapiedi delle città moderne, con normalissimi gessetti colorati, riesce a far credere al passante, magari di fretta, d’essere in un altro mondo…e lo stesso fanno i suoi colleghi Mueller e Wenner

E una cosa che stupisce…ovviamente è perfetta anche in pubblicità e nel mondo del design!

 

Anche noi nel nostro piccolo, in classe, abbiamo provato a creare delle anamorfosi.

Per ora ci siamo limitati a forme semplici ma di sicuro effetto.

Cuori che sembrano sospesi sopra ad un foglio…un sasso leggero che quasi prende il volo, oppure i nostri nomi che letteralmente sbucano dal banco.

Ci siamo accorti che se dal vivo, diciamocelo, non eran granchè…una volta fotografate dal giusto punto di vista spesso diventavano “fortisssssssime!”.

In 2D e 2G ci siam levati qualche soddisfazione con i nomi così come nella 1G con cilindri e cuori (a.s. 2016-2017).

Guardate ad esempio come cambia questo cilindro rosso se fotografato sporgente da uno spigolo o da un lato del banco (sì sì i primi due son proprio lo stesso disegno!). Così come il cilindro viola e fuxia sembra abbassarsi o alzarsi quasi per magia…

 

ehm…a casa ho fatto un paio di tentativi anche io (scopiazzando qualche idea trovata in rete)…così per prova, per la serie:  alunniiiiii guardate quale sarà il vostro prossimo lavoro!

Il castello medievale

Il castello medievale, siore e siore, è il periodo romanico!

Il soggetto affascina, non c’è molto altro da dire… poterlo rappresentare rivisitandolo, mostrandolo sotto attacco dei draghi, abitato dai minions, sopra ad un albero o in mezzo al bosco, fortezza diroccata o talmente nuovo da sembrare  appena costruito…è anche un momento scolastico di puro divertimento.

Alla spiegazione riguardante l’edificazione dei castelli, la scelta del sito migliore, dalle origini fino ai castelli più recenti…passando per le strutture difensive, ai materiali, trabocchetti e passaggi segreti… dopo una parte prettamente teorica insomma, cerco sempre di abbinare la visione di  immagini riguardanti castelli, reali, immaginari, visti nei films o nei cartoni animati, fotografati durante una gita scolastica oppure cercandoli un po’ a caso in internet…

Insomma…prima di progettare un castello…qualche idea devi fartela o almeno…sapere dove scopiazzarla.

La realizzazione è abbastanza libera, tra matite colorate o bianco e nero, tratto pen,  pennarelli e collage, la scelta è vasta…la richiesta fissa però è nella cornice che deve essere coronamento e sottolineatura dello stile del castello prescelto.

Apprezzo molto i castelli assurdi ed improbabili…ma anche le copie fedeli dei castelli reali, così come le cornici a catene e lucchetti o quelle fiorite, o ancora in legno e a placche metalliche come le armature, ma van benissimo anche quelle decorate con caramelle o scaglie di drago…

Il Capolettera e le Iniziali Optical

Il capolettera medievale è da sempre il lato più visivamente affascinante dei libri antichi.

Nei manoscritti miniati medievali era di misura maggiore del testo e nella sua decorazione raccontava, anticipandolo, il testo successivo.

I nostri “capolettera”, nella loro versione figurativa realizzati a matite colorate, sono il riassunto di ciò che siamo, di ciò che ci piace, di ciò che amiamo .

La versione astratta invece gioca più sugli effetti optical che è possibile ottenere con l’uso sapiente (e paziente) dei pennarelli.

Questi esempi son stati realizzati da classi di seconda media proprio mentre nelle ore di teoria studiavamo il periodo gotico.