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Antonello da Messina…a Milano!

Antonello da Messina…a Milano!

ANTONELLO DA MESSINA…a Milano!

PALAZZO REALE  21 Febbraio – 2 Giugno, 2019

Antonello da Messina è un artista misterioso…nel senso che di lui si sa davvero poco, pochissimo.

Ottant’anni dopo la sua morte si eran già perse le sue tracce. Anche Giorgio Vasari, nelle sue Vite, raccontò con un po’ di fantasia la vita di questo artista siciliano che dipingeva come un fiammingo con un tocco tutto italiano!

Poi si entra davvero nel sentito dire: pare che Giovanni Bellini, artista altrettanto famoso, con uno stratagemma si fece ritrarre da Antonello solo per carpirgli i segreti di quella sua tecnica ancora poco utilizzata in Italia (pare intingesse il pennello nell’olio di lino prima di usare il colore! )

ed ecco quindi che la mostra inizia con un’opera di Roberto Venturi che ci illustra proprio questo aneddoto.

Roberto Venturi, Giovanni Bellini apprende i segreti della pittura ad olio spiando Antonello, 1870

Nel 1860 però troviamo, proprio in Sicilia, in un viaggio alla ricerca di notizie e opere,  lo storico dell’arte Giovanni Battista Cavalcaselle. Cavalcaselle, veneziano che partecipò anche ai moti insurrezionali del Lombardo-Veneto, uomo avventuroso che scapperà a Londra per evitare la fucilazione, conoscerà Mazzini e diventerà amico di sir Charles Eastlake, direttore della National Gallery. Cavalcaselle  si appassionerà all’arte e alla vita di Antonello e inizierà davvero a fare una ricerca accurata proprio osservando le varie opere (alcune non ancora riconosciute, altre erroneamente attribuite ad Antonello).

In mostra, accanto ai dipinti di Antonello da Messina, possiamo vedere anche molti schizzi, studi, commenti, appunti…proprio di Cavalcaselle che, spesso con pochi tratti, mette in evidenza particolari che magari ci sarebbero anche potuti sfuggire!

Scopriamo così che Antonello da Messina è morto attorno ai 49 anni, a Messina ed era figlio di un maczonus, un artigiano che realizzava opere in pietra ma aveva un nonno di una certa importanza: un dominus et patronus di brigantino!

Scopriamo anche che Antonello da Messina quasi…sfiorò Milano!

Grazie ad una lettera dell’epoca, che il segretario del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, Cicco Simonetta, scrisse a Leonardo Botta, oratore a Venezia, veniamo a sapere che cercò di far arrivare il “pictore ceciliano” a lavorare alla corte milanese. Purtroppo nella lettera in risposta si parla di un lavoro da terminare, ma cosa di pochi giorni, dopodichè “il solennissimo depentore” sarà libero di viaggiare verso Milano. Ma Galeazzo viene ucciso proprio nel 1476 e non vedremo mai Antonello a Milano!

Antonello da Messina è un caso unico nel panorama artistico italiano quattrocentesco: usa i colori ad olio come solo i fiamminghi sapevano fare, unendo però la visione, tutta italiana, dello spazio, delle forme e soprattutto della realtà, anche psicologica, non solo estetica.

E diventa immenso nei ritratti! Ricordiamoci che in questo periodo i ritratti sono la diretta derivazione dei ritratti sulle monete romane, gli imperatori sono sempre ritratti di profilo, quindi se vuoi ben apparire…ti fai fare un ritratto di profilo.

Ma Antonello fa girare il volto  alle persone che ritrae, di poco magari…ma arriva sempre a ritratti di tre quarti, lo sguardo del personaggio però è diretto, in qualche caso, vi giuro, sembra quasi seguire lo spettatore!

Gli sfondi sono neri (tranne in un caso), i colori sono decisi ma caldi e realistici, spesso il copricapo è simile. L’attenzione ai particolari è impressionante, quasi fotografica (avvicinandosi al ritratto Trivulzio, mentre questo signore sogghigna guardandoci tanto intenti ad osservarlo, potremo vedere la ricrescita irregolare della sua barba, mentre nella figura conosciuta come “marinaio”, vien quasi voglia di contare i punti del cucito che fissano le asole dei bottoni del suo vestito!). Ma una cosa caratterizza tutti questi volti: lo sguardo e il sorriso appena accennato. Sembrano quasi avere un segreto nascosto…noi non possiamo ridere con loro perché non sappiamo.

Ma loro sanno…oh se sanno…e a volte fan quasi fatica a trattenersi dal…riderci in faccia!

I due capolavori più famosi di Antonello da Messina van guardati davvero con attenzione…anche perché, ricordiamocelo: si tratta sempre di opere decisamente piccole!

Nel San Girolamo nello studio, l’artista sceglie di mostrarci il santo nel suo studio (era stato anche un eremita nel deserto prima d’esser studioso ma nel rinascimento la sua rappresentazione come uomo di scienza e cultura era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire!)

Ed ecco quindi un ambiente immenso, prospetticamente ben definito, con tanto di maioliche colorate in terra, due scorci prospettici laterali che proseguono in altrettante aperture verso l’esterno. L’architettura aragonese è tipica dell’ambiente siciliano, la cura per il particolare è tutta fiamminga, e i particolari da interpretare son degni di Sherlock Holmes. Lo studio in legno, rialzato, è quasi una moderna opera di design: il piano d’appoggio è inclinato, perfetto per scriverci sopra. I libri sulle mensole sono quasi riconoscibili, così come i foglietti appoggiati lì intorno. Il gatto e i vasi in ceramica danno un’aria casalinga alla scena…ma un leone sulla sinistra si fa avanti, seppur non minaccioso (ricordiamoci che la tradizione vede San Girolamo che salva un leone curandogli una zampa e la bestia, dicono, si affezionò al santo tanto da seguirlo ovunque stile appunto…cane di casa!). Nella parte alta della stanza, attraverso le finestre gotiche, si intravedono uccellini che svolazzano e sembrano quasi cinguettare. In primissimo piano, molto più vicini allo spettatore, vediamo un pavone e una pernice con vicino una ciotola di acqua. Il pavone è, fin dall’arte paleocristiana, simbolo del paradiso, così come l’acqua fa subito pensare alla fonte della vita, sempre con significato religioso, mentre la pernice allude probabilmente alla fedeltà a Cristo. Volendo però fare i pignoli…si  potrebbero anche vedere questi animali come simboli negativi: il pavone è vanitoso e nell’acqua ci si specchia…e infatti Antonello li posiziona fuori dalla cornice architettonica e quindi ben lontani dal santo.

Nella scena dell’Annunciata vediamo una vera rivoluzione!

Fino a questo momento la scena dell’annunciazione prevedeva la Madonna e un angelo, con tanto di ali, spesso coloratissime e scenografiche…un ambiente ben definito, spesso elegantissimo, oro a profusione a simboleggiare il paradiso…

e invece Antonello leva tutto: lascia solo lei, la Madonna, ritratta come una semplice ragazza, probabilmente siciliana. In testa un velo (azzurro, va bene rivoluzionare ma a tutto c’è un limite!), un velo che ha ancora la piega di quando è stato messo via, forse in una cassapanca. Le mani sono l’unica parte di lei che si vede, oltre al volto, di tre quarti. Una mano stringe il velo, che stia ben chiuso, percarità! l’altra, seppur prospetticamente meno riuscita, fa un cenno…quasi a voler fermare l’annuncio dell’angelo.

Ah sì…ma quale angelo!? Ci avete fatto caso? in pratica l’angelo…siamo noi. L’angelo è esattamente nel punto in cui si trova lo spettatore esterno, involontariamente catapultato a far parte di una scena sacra e con un compito…di tutto rispetto!

Anche in questo caso il fondo è nero…ma lo spazio a ben vedere c’è: quel leggio, con sopra un libro aperto, la pagina che si volta al soffio di vento (saran state le ali dell’angelo…chissà), quel leggio perfettamente in prospettiva in pratica è l’unica cosa misurabile di tutta la scena, ma evidentemente basta e avanza.

Antonello da Messina, Annunciata, 1475-1476

Antonello da Messina e i soggetti religiosi

Nel polittico il gusto per il dettaglio, tutto fiammingo, è evidentissimo nel manto della madonna: blu e decorato con piccoli draghi d’oro!

Il piccolissimo Cristo in pietà, un quadrettino microscopico, dipinto su entrambi i lati, permette comunque ad Antonello di dipingere particolari minutissimi, eppure molto ben definiti.

Nel Cristo sorretto da tre angeli i volti sono stati irrimediabilmente distrutti da un restauro mal riuscito eppure il corpo, accasciato e sofferente, ha un realismo che fa quasi dimenticare la mancanza del volto.

Il Cristo alla Colonna soffre, ha sofferto e sa già che soffrirà ancora. Lo sguardo sembra quasi chiedere a te, spettatore, di fare qualcosa, la mimica della bocca è tristissima, quasi esasperata.

Nella Madonna Benson, rimaneggiata, restaurata, realizzata forse assieme al figlio Jacobello, Antonello ci mostra una Madonna molto reale e affettuosa, con un Bambino che abbraccia la madre pur non perdendo di vista…lo spettatore!

Nella Crocifissione di Sibiu la scena compositiva è quella classica: Cristo in mezzo ai due ladroni, uno arreso al proprio destino, l’altro che invece prova forse ancora a resistere e, gonfiando il petto, cerca  di liberarsi dalla corda che lo imprigiona. Le figure ai piedi delle croci sono le solite riconoscibili, la Madonna e San Giovanni e le chiare allusioni alla morte: quel teschio in evidenza non promette bene…

Lo sfondo rappresenta il porto di Messina e pare sia davvero una rappresentazione accuratissima, con la forma a falce ben riconoscibile e  decisamente affidabile dell’ambiente messinese che probabilmente aveva davanti agli occhi Antonello!

La mostra si chiude con un’opera della continuità famigliare: Jacobello, il figlio di Antonello e la sua Madonna con Bambino

Gli insegnamenti del padre sono passati al figlio. La lezione è stata ben imparata. Lo sfondo non è nero, quella è caratteristica di Antonello, ma la posizione dei volti, gli sguardi, i colori e i tanti, minuti,  particolari…ne sono la prova!

Jacobello di Antonello da Messina, Madonna con Bambino, 1480

ORARI

  • Lunedì: 14:30 – 19:30 (9.00 – 14.30 solo scuole)
  • Martedì – Mercoledì – Venerdì – Domenica: 09:30 – 19:30
  • Giovedì e Sabato: 09:30 – 22:30

La biglietteria chiude un’ora prima

 

BIGLIETTI

  • Intero: € 14 (prevendita € 2)
    Tutti gli individuali
  • Ridotto: € 12 (prevendita € 2)
  • Ridotto famiglia: € 10 + 6 (prevendita € 1)
    1 o 2 adulti + ragazzi dai 6 ai 14 anni

Disegnando …tutorial su Youtube!

Disegnando …tutorial su Youtube!

Sei stato assente? hai scelto di dormire proprio in quella lezione così importante? Nessun problema!

Puoi rimediare con le mie manine su youtube:  DISEGNANDO TUTORIAL

Disegnando #1 LA PIAZZA

No dico… ma guardate che risultati!

I lavori sono stati fatti in classe, certo, ma qualche alunno assente è riuscito a completare il disegno seguendo il filmato, a casa…

Con la seconda versione della prospettiva…siamo/stiamo andando oltre: ho offerto solo il filmato, le regole della prospettiva centrale le abbiamo già spiegate in classe. Ora vediamo se qualche alunno vorrà mettersi alla prova!

Disegnando #2 LA STRADA IN PROSPETTIVA

…e un  primo valoroso eroe…c’è!!!!

e abbiamo un nuovo lavoro fatto a casa in completa autonomia!!!!

e pensare che A.A. della 2G e M.M della 2H siano riusciti a far tutto da soli a casa…mi rende davvero troppo felice!

Prospettiva: la rappresentazione dello spazio

Prospettiva: la rappresentazione dello spazio

Quando spiego la prospettiva in seconda media…esordisco sempre con una frase ad effetto:

QUESTA SULLA PROSPETTIVA è LA LEZIONE, DI STORIA DELL’ARTE  E DI DISEGNO, PIU’ IMPORTANTE DELLA VOSTRA VITA!

…farà anche scena eh… ma è davvero così!

Ormai diamo per scontata la rappresentazione dello spazio e della profondità. Abbiamo videogiochi in 3D che ci permettono di correre per kilometri e kilometri…pur rimanendo seduti belli comodi davanti ad uno schermo ultrapiatto!

Ma guardate che la rappresentazione dello spazio è una delle maggiori scoperte fatte… e l’essersene dimenticati, per secoli, è uno dei più grandi misteri della storia dell’arte!

Nelle civiltà più antiche lo spazio è rappresentato da un punto di vista frontale, senza profondità, quasi astratto.

In questo esempio, nell’arte egizia, vengono unite le due visioni: dall’alto e frontale e il risultato è magari una piscina con gli alberi intorno tutti…crollati a terra!

Arte egizia

Euclide fu il primo, nel 300 a.C. ad intuire il legame tra rappresentazione grafica e occhio umano e così facendo ci ha mostrato quanto le reali dimensioni di un oggetto siano in realtà molto variabili in relazione all’osservatore e al suo punto di vista!

Euclide e i primi studi prospettici

In qualche vaso dell’arte greca troviamo degli accenni di prospettiva o almeno un tentativo di rappresentare la profondità con linee oblique, un po’ come nell’assonometria!

 

vasi greci e tentativi prospettici

Ma poi arrivarono i romani…e tutto cambiò!

In alcuni affreschi pompeiani abbiamo veri e propri trompe l’oeil che sfondano prospetticamente lo spazio dipingendo sulle pareti ambienti e architetture in realtà inesistenti!

Dalla caduta dell’impero romano d’occidente però…la rappresentazione dello spazio torna ad essere antiprospettica. Le figure sono frontali, tutte sullo stesso piano e lo sfondo si trasforma in oro, religiosamente simbolico, ma che va ad annullare ogni profondità, come nell’arte bizantina.

Mosaico bizantino antiprospettico

 

Nel tardo medioevo alcuni artisti, come ad esempio Duccio di Buoninsegna e  il Lorenzetti iniziano a proporre la “prospectiva communis”, intuitiva, non sempre corretta ma in qualche caso comunque di incredibile effetto. E  intanto inizia a scomparire lo sfondo oro…

Ma il vero punto di rottura tra fondo oro, spazi appena accennati e tentativi più o meno riusciti…sarà Giotto!

Certo a volte nei suoi edifici i personaggi starebbero strettini perché c’è una sproporzione voluta (per mostrare al meglio edifici e protagonisti!), ma nella Cappella degli Scrovegni, a Padova,  ci propone due piccole finestrelle ai lati dell’altare che son veri gioiellini: finte finestre che ci mostrano finte stanze con altrettante finte finestre… e lo spazio prosegue…

Il Rinascimento segna anche la rinascita della prospettiva!

Nel 1400 Brunelleschi, architetto, ricollegandosi agli studi di Euclide e aiutandosi con semplici strumenti (una tavoletta forata e uno specchio), riesce a stabilire il complicato sistema per rappresentare qualsiasi cosa in prospettiva!

Da qui in poi i vari pittori faranno a gara nella realizzazione dei vari ambienti prospettici (Piero della Francesca cura perfettamente tutto fin nei minimi particolari!)  e Antonello da Messina ci mostra un San Girolamo nel suo studio che è immenso, sopraelevato, con scaffali di libri e ambienti che si aprono da entrambi i lati mentre eleganti volatili in primissimo piano ci fanno quasi entrare a far parte della scena.  Ma gli artisti useranno  le regole della prospettiva anche per creare finti fori sul soffitto (con vasi che quasi cascano in testa allo spettatore come nell’oculo della Camera degli sposi!)  o  applicheranno le regole prospettiche perfino al corpo umano, come nel Cristo in scorcio del Mantegna.

A questo punto gli artisti si trovano di fronte ad un bel problema: le regole perfettamente applicate permettono di creare spazi davvero infiniti…ma a vedersi qualche cosa comunque non torna.

E’ tutto troppo preciso, seppur incredibilmente scenografico come nella “Consegna delle chiavi” del Perugino o nella classica immagine della Città ideale.

Sarà proprio Leonardo da Vinci a risolvere il problema che possiamo definire della “resa ottica”.

Inventando la prospettiva aerea con lo sfumato leonardesco, unisce quindi un punto di vista sempre molto alto, a volo d’uccello, così da mostrare più spazio possibile ma ne ammorbidisce i particolari sfumando i contorni e facendo fondere i colori di soggetto e sfondo…proprio come effettivamente vede, dal vivo, l’occhio umano!

Altri artisti rinascimentali come Correggio, quasi, esagereranno negli effetti prospettici,  suscitando critiche feroci da parte dei loro contemporanei, come nell’Assunzione della Vergine nella cupola del Duomo di Parma (definita addirittura  un “guazzetto di rane!).

Correggio, Assunzione della Vergine, Parma

Ma le regole prospettiche applicate all’architettura permetteranno davvero di cambiare gli spazi, come ad esempio farà il Veronese nella villa Barbaro a Maser. Inganna lo spettatore creando false architetture con ospiti senza tempo che fanno capolino da porte solo dipinte o salutano chi entra nella villa affacciandosi da un balcone…inesistente!

Nel periodo Barocco tra pittori-illusionisti e quadraturisti che fingevano, dipingendole, architetture in realtà inesistenti…

vediamo cose incredibili come la falsa cupola di Andrea del Pozzo a Roma o come il Barbieri che a Modena apre quasi un portale spaziale verso il paradiso!

Nel periodo del Rococò, con la moda del Grand Tour e dei dipinti cartolina…la prospettiva continua ad essere utilissima soprattutto grazie alla nascita del vedutismo.

Canaletto sarà tra i maggiori esponenti di questo stile pittorico che porterà l’immagine di Venezia nel mondo (si aiuterà anche con la camera ottica di cui abbiamo ampiamente parlato anche in questo sito).

Canaletto, Prospettiva di Venezia

L’invenzione della fotografia cambierà tutto.

Nel 1800 infatti, con i pittori impressionisti, la ricerca della rappresentazione prospettica perde importanza. Se vuoi un’immagine precisa…usi la macchina fotografica! Gli impressionisti vogliono mostrarci altro, le loro emozioni in quella realtà…non solo mostrarcela esattamente com’è.

Monet, Dolceacqua, 1884

Gli artisti del cubismo invece non considereranno nemmeno una priorità la prospettiva.

Dipingendo il soggetto come se fosse visto da più punti di vista contemporaneamente, arriveranno a sovrapporre e a scomporre piani, immagini e sfondo.

Braque, Bottiglia e pesci, 1910

…e noi oggi?

Cari miei… noi oggi impariamo le regole della rappresentazione prospettica così come le hanno imparate gli artisti del passato!

e i nostri lavori…non sono affatto male!

 

Arte liberata a Palazzo Litta a Milano: anche i criminali apprezzano l’arte!

Arte liberata a Palazzo Litta a Milano: anche i criminali apprezzano l’arte!

Arte liberata a Palazzo Litta a Milano: anche i criminali apprezzano l’arte ma noi… ce la siamo ripresa!

Aaaaallora, la storia è curiosa: c’è questo personaggio ricco, molto ricco (meglio non chiedere come li abbia fatti questi soldi), che da appassionato d’arte o forse, chissà, semplice investitore originale…decide di fare shopping selvaggio e nel corso degli anni mette insieme una collezione d’arte moderna di tutto rispetto: dall’Astrattismo, alle Avanguardie, all’Informale insomma…non si fa mancare nulla.

Sceglie bene e, cosa quasi incredibile in questo campo, riesce a non farsi rifilare falsi: sono tutte opere autentiche di artisti vari: da Andy Warhol a Emilio Vedova, da Alik Cavaliere a Arnaldo Pomodoro, da Hans Arp a Consagra, Vasarely e Asdrubali e Vautier.

Sono 69 opere.  Dal sequestro dei beni al processo che ne decreta la definitiva confisca passano…solo dieci anni.

Ora sono in mostra nel meraviglioso Palazzo Litta a Milano in Corso Magenta 24 fino al 2 dicembre (apertura prorogata!).

ENTRATA GRATUITA, già perché queste opere in pratica sono “roba nostra”, acquistate con proventi illeciti tornano ora di proprietà dello Stato e, così tanto per ricordarcelo, lo Stato siamo noi!

Stiamo parlando di arte moderna eh…io faccio fatica a parlarne, ehm ehm, limite mio, ormai si sa…

Il contrasto tra lo spazio del Palazzo Litta, tra l’opulenza della decorazione  tra barocco e rococò, gli ori, gli specchi, i soffitti a trompe l’oeil e queste opere così lontane per gusto, forme e colori vale, anche solo per l’accostamento inusuale, vale una visita (è gratuita suvvia, e andateci!!!).

Alcune cose son piaciute anche a me e alla collega che mi ci ha trascinat ehmmmm accompagnato, grazie Russotto anche per aver mantenuto quell’aria composta tollerando i miei commenti stralunati e perplessi davanti ad alcune piccole follie che però meritano d’esser viste proprio perché altrimenti inimmaginabili.

Per farvi capire:

Ironia quasi dadaista di Vautier che invita lo spettatore a divertirsi interagendo con l’opera (tira, tira la cordina, sù sù sù…ah no, non si può toccare è un’opera esposta in un museo, ufff)

Grafica e optical art di Vasarely

Un pacchettino nataliz ehm…no, scherzo: è Christo, l’artista diventato famoso per la Land Art, il folle sognatore che  l’ultima volta ha lavorato proprio qui vicino a Milano: con The Floating Piers, l’installazione artistica temporanea, la  passerella che attraversava le sponde del lago d’Iseo!

 

Christo

E Alik Cavaliere che ci mostra il ritratto di  una mela…che è davvero una mela!

Alik Cavaliere

…e poi mi ritrovo davanti a lui, Ettore Spalletti e qui, lo ammetto, vado un po’ in crisi. Perché l’arte moderna è anche questo: ti leva le certezze, ti destabilizza, fa discutere, suscita comunque emozioni (positive o negative sempre emozioni sono eh!?)

Ettore Spalletti

Ah…questa segnatevela, potrete rispondere a tono quando qualcuno vi dirà di rifare il letto!

Berlinde De Bruyckere con la sua installazione in  metallo, legno, coperte e lenzuola ci darà un valido motivo per toccar nulla.

Berlinde de Bruyckere

Romanticismo al Poldi Pezzoli: Artisti, Letterati, Eroi

Romanticismo al Poldi Pezzoli: Artisti, Letterati, Eroi

La mostra sul Romanticismo delle Gallerie d’Italia ha un suo proseguimento al Museo Poldi Pezzoli, divisa per temi che possiamo così riassumere: Artisti, Letterati, Eroi!

Questo museo nasce come casa privata che mostra al mondo una sua collezione che va gustata proprio passeggiando tra stanza e stanza, ecco perché la parte di mostra dedicata al Romanticismo va un po’ inseguita con tanto di piantina, stile caccia del tesoro dei pirati, attraversando ricchissimi corridoi e stanze con parte dell’esposizione permanente (e si sarà capito che non ho molto apprezzato la cosa ma mi rendo conto che il bello di uno spazio così particolare comporti anche qualche rovescio della medaglia).

Vite e celebrazioni degli uomini illustri: Letterati del passato come il Petrarca o il Tasso ma anche artisti amatissimi nell’ottocento come Leonardo e Raffaello vengono proprio immaginati nel loro tempo e nel loro ambiente, come se una sorta di televisore temporale ce li facesse spiare mentre compiono grandi azioni o semplicemente…vivono e amano.

-L’immagine dell’artista. Ritratti e autoritratti: finalmente possiamo vedere chi sta dietro al dipinto che magari abbiamo appena visto!

-Dante e i personaggi della Commedia: attorno alla ricostruzione del Gabinetto Dantesco ricreato proprio come uno studiolo della residenza, troviamo i suoi più famosi personaggi!

-1848 La Rivoluzione: con la Milano delle Cinque Giornate e qualche scorcio d’Italia in fermento.

 

Le Gallerie d’Italia e il Museo Poldi Pezzoli presentano dal 26 ottobre 2018 al 17 marzo 2019 Romanticismo

Museo Poldi Pezzoli, Via Manzoni 12 – 20121  Milano

Costo del biglietto: 10€ accesso in una sola sede della mostra, 7 € accesso alla seconda sede (previa presentazione del primo biglietto d’ingresso)

Orari

Il Museo è aperto dalle ore 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30)
Il Museo è chiuso tutti i martedì, a Capodanno, Pasqua, il 25 aprile, il primo maggio, il 15 agosto, il primo novembre, l’ 8 dicembre e a Natale.

Come arrivare

Cinque minuti a piedi dalle Gallerie d’Italia

Metro M3 fermata Montenapoleone o Duomo
Metro M1 fermata Duomo
Tram 1 fermata Montenapoleone M3

Sono su Youtube con le lezioni di storia dell’arte!

Sono su Youtube con le lezioni di storia dell’arte!

Sono una iutùùùùberrrrrr (Favj scànsateeee ehehhe ehm, sè vabbè)

sì sì sì avete capito bene: ho un canale yt con le videolezioni  di storia dell’arte! Cribbio sono una youtuber!

–“Prooooofffffff ma io ho iphone non posso usare le app”

Ascolta e guarda il video su youtube!

–“Prooooooooffffff ma io sul cell non ho spaziooooooooo”

Ascolta e guarda il video su yt!

…Insomma dai ammettetelo: Vi ho fregati! Se già prima avevate poche scuse per non studiare… ora ne avrete ancora meno!

Le lezioni di storia dell’arte su youtube sono esattamente uguali a quelle realizzate per le app didattiche.

Non sono sempre brevissime, lo ammetto.

Sedetevi comodi sul divano, patatine a portata di mano,  birrettEHHHMM bibita  e rutto libero…e ascoltate, magari più volte, il periodo artistico che avrete scelto  utilizzando, per comodità, la playlist dove li ho ordinati per classe (sì insomma…li ha, lui, il marito, suvvia tanto ormai lo sapete che mi aiuta eh…). La sequenza di immagini ricalca quella della app quindi troverete all’inizio la schermata con le parole riassuntive del periodo e poi, via via che il racconto prosegue, vedrete le immagini abbinate.

e…buono studio!

…e sono una iuuuutuuubèèèèerrrrrrrrrr sìsììss….ah, ok, lo avevo già detto eh?! yeah

 

ANNO SCOLASTICO IN CORSO 2018-2019

ANNO SCOLASTICO IN CORSO 2018-2019

ANNO SCOLASTICO IN CORSO 2018-2019

Cosa stiamo facendo:

Anche quest’anno pubblicherò i vostri lavori… tutti, quasi tutti, forse tutti… insomma piùomenocircaquasi.

Per la serie: se non me li consegni in tempo…non li vedrai mai online e questo sarebbe un vero peccato no?!?

Stavolta li ho suddivisi per classi così da poterli vedere con più comodità:

CLASSI PRIME -F,G,I

CLASSI SECONDE -F,G,H,D

CLASSI TERZE -F,G,D

Romanticismo alle Gallerie d’Italia

Romanticismo alle Gallerie d’Italia

Alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala a Milano (e in parte al Museo Poldi Pezzoli) è attualmente in corso una gran bella mostra: IL ROMANTICISMO !

In questo articoletto vi riassumerò quello che potrete vedere alle Gallerie (prima o poi riuscirò a trascinar ehm convincere mio marito ad accompagnarmi anche all’altro pezzo di mostra nell’altro museo poco distante da Piazza della Scala).

Innanzitutto ricordiamolo subito: il Romanticismo nulla o quasi ha a che vedere con il concetto moderno e la visione che ne abbiamo oggi…Insomma scordatevi i fiorellini, le farfalline pitupitumpa e sdolcinatezze simili.

Il Romanticismo, cari miei, è una roba seria: da veri uomini…anzi…da veri Eroi! Anche perché il  1800 è un secolo ricco di azione che nel nostro paese porterà alla realizzazione dell’Unità d’Italia!

ma ora…seguitemi…stanza per stanza…

UNA FINESTRA SULL’INFINITO

Il rapporto tra uomo e natura…vista anche dalla finestra! Ricordiamoci che siamo ancora lontani da quella che sarà la pittura en plein air degli impressionisti, gli artisti che per primi si misero, fisicamente, a dipingere all’aperto. In questo periodo l’artista osserva per bene la natura, certo, ma poi torna in studio e realizza il dipinto finale. In qualche caso i pittori romantici mostranodoci lo studio dove lavorano…ci hanno anche mostrato loro stessi al lavoro!

CIME TEMPESTOSE. L’EMOZIONE DEL SUBLIME

La natura romantica è incontaminata e selvaggia, dominata dagli elementi come vento, tuoni e fulmini. Il cielo, illuminato in modo spesso anche inquietante,  fa da contorno a rovine medievali che nel loro lento consumarsi ci ricordano proprio il passare del tempo e la caducità della vita.

G. Battista de Gubernatis, Paesaggio nella bufera con castello, 1803

LE ALPI, CATTEDRALI DELLA TERRA

I paesaggisti piemontesi sono tra i primi a voler sottolineare la bellezza sublime delle loro montagne: le Alpi. Il primo ad attraversarle fu proprio Napoleone con al seguito un artista che fece un po’ da “fotoreporter” dell’impresa: Bagetti. Qui arte e natura fanno a gara tra chi è più potentemente vicino a Dio.

G. Bagetti, Salita al Moncenisio, 1809

LA NATURA COME SPETTACOLO E COME STATO D’ANIMO

Ancora natura, cascate spettacolari e natura più tranquilla in campagna. Natura selvaggia e incontenibile ma anche natura lavorata dall’uomo come nei paesaggi sereni della Franciacorta.

LO STUPORE DELLA NOTTE

La notte è misteriosa e la natura, di notte, a volte è anche inquietante. La luna che risalta tra le nubi a volte è semplicemente maestosa e serena ma altre volte illumina scene magiche come un sabba infernale…

IL PAESAGGIO. DALL’INVENZIONE ALLA REALTA’

In questa sezione conosciamo Massimo d’Azeglio, aristocratico torinese che porta al successo un genere pittorico nuovo per l’epoca: ambienti reali che però fanno da scenografia a scene storiche più o meno recenti e  a racconti mitologici.

LA VEDUTA. TRA IMMAGINI URBANE E ARCHITETTURE

L’Accademia di Brera è ormai diventata una garanzia di preparazione e successo e molti pittori ottocenteschi studiano proprio qui, a Milano. Specializzandosi in scenografia (per realizzare poi gli sfondi teatrali), creano in pratica un nuovo genere di pittura: la pittura urbana, che ci mostra monumenti antichi e moderni (meglio ancora se gotici) ma anche la vita quotidiana delle città più importanti dell’epoca…ovviamente anche di Milano!

Approfondimento:

Angelo Inganni, bresciano, diventa il maggior interprete della pittura urbana romantica. Diventa famoso esponendo proprio a Brera. Le vedute di piazza Duomo hanno immediato successo di pubblico e di critica. Utilizza il taglio fotografico, in queste due opere il Duomo si vede ma fa da sfondo, il pittore è quasi più interessato alla vita cittadina e quotidiana dove, con minuziosa attenzione, rappresenta volantini appesi, servizi offerti ai passanti e  piccole curiosità dell’epoca che ci permette di osservare assieme ai milanesi ritratti mentre passeggiano per il centro cittadino.

LUCI MEDITERRANEE. LA SCUOLA DI POSILIPPO

Il Grand Tour passava dall’Italia e soprattutto da Napoli! Le vedute che ci mostrano la bellezza di Sorrento, Napoli e  Amalfi sono realizzate da artisti italiani e stranieri che, insieme,  danno vita alla Scuola di Posillipo.

IMPRESSIONI DI ACQUA E DI LUCE. I NAVIGLI, VENEZIA E LA SENNA

Dopo Canaletto troviamo loro: i pittori romantici che decidono di raccontare le città attraverso i loro corsi d’acqua…quella stessa acqua che vista prima sottoforma di cascate aveva una forza selvaggia mentre qui, ben regolata dai ritmi cittadini, va a delineare forma e ritmi di vita legati all’acqua.

ALESSANDRO MANZONI. I PROMESSI SPOSI

Manzoni con il suo romanzo diventa famosissimo tra i suoi contemporanei ma rimane piuttosto defilato non amando farsi ritrarre se non in pochissime occasioni, come ad esempio dal suo amico Molteni, dal genero Massimo d’Azeglio e da Hayez che con questo ritratto ci mostrerà per la prima volta l’uomo più che il romanziere famoso. In questa sezione troviamo anche molti ritratti immaginari dei personaggi del romanzo più famoso dell’epoca: I Promessi Sposi.

Approfondimento:

Alessandro Manzoni seppur molto schivo, si era lasciato convincere da suo genero, Massimo D’Azeglio, a farsi ritrarre  dividendo il lavoro con Giuseppe Molteni. Il genero avrebbe pensato al paesaggio sullo sfondo.  Molteni che realizza il ritratto vero e proprio,fa una scelta classica: il soggetto principale è in posa ispirata, in mano ha la sua opera e sullo sfondo si intravede il paesaggio di Lecco che rimanda agli ambienti dei Promessi Sposi. Lo scrittore si rifiutò di esporre in pubblico quest’opera che quindi ebbe molta poca fortuna. Il ritratto di Hayez, voluto dalla  seconda moglie di Manzoni, la contessa Teresa Borri Stampa e da suo figlio Stefano, ebbe invece un incredibile successo e venne spesso mostrato dallo stesso scrittore con molto orgoglio. In 15 sedute il pittore realizza un ritratto molto diverso dal precedente e decisamente più “moderno”. Ci mostra infatti l’uomo più che il letterato, lo sfondo non esiste, probabilmente è il suo studio ma non c’è nulla di riconducibile al suo lavoro. La posa è rilassata, le gambe accavallate e in mano ha addirittura una tabacchiera, strumento questo che abitualmente veniva utilizzato in privato.

Nell’immaginario ritratto della Monaca di Monza l’artista riporta su tela proprio la descrizione che ne fa il Manzoni nel romanzo dei Promessi Sposi: “Il suo aspetto, che poteva dimnostrare 25 anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita, e, direi quasi, scomposta” ed ecco quindi che sulla destra di questa figura, non certo impeccabile (guardate che ricciolo sbuca dal velo!), vediamo una bellissima natura morta proprio…con un fiore, una volta bello e fresco… e ora appassito con i petali che cadono verso terra.

IL RISCATTO DEI MISERABILI

I protagonisti delle opere sono quelli storici ma anche figure più quotidiane. I poveri, i derelitti, gli emarginati sono i nuovi eroi, quelli che lottano nonostante tutto e riescono  a sopravvivere, con estrema dignità, anche nelle pessime condizioni in cui si trovano, sia economiche che fisiche. Un pittore milanese di umili origini, Giuseppe Molteni, sarà proprio colui che renderà famose  e molto care ai collezionisti di tutta Europa, queste immagini di bambini sfruttati ed impegnati in lavori pesantissimi (che ricordano un po’ i poverelli del Pitocchetto del secolo precedente).

 

IL RITRATTO. SPECCHIO DELL’ANIMA

E pensare  che il ritratto, nell’Accademia dell’epoca, era considerato un genere minore… In questa sezione invece vediamo come venne affrontato e portato al succeso dai pittori più famosi dell’epoca. Nei ritratti la somiglianza conta poco (per quella tra poco ci sarà per tutti la fotografia!). Più importante invece per il pittore è riuscire a mostrarci non tanto il volto del soggetto quanto la sua anima, il suo carattere, l’ambiente dove vive e gli oggetti che utilizza più frequentemente e che di fatto lo caratterizzano.

LA SCHIAVA DI MOLTENI E LA MEDITAZIONE DI HAYEZ

Due pittori che rappresentano già solo loro il romanticismo italiano: Hayez e Molteni, ecco come rappresentano gli ideali e la sofferenza e i tormenti di questo secolo, ecco come decidono di raffigurare la voglia di Libertà ma anche il dolore che comporterà sacrificarsi per ottenerla.

Approfondimento:

Queste due donne rappresentano le allegorie degli ideali e dei tormenti di un popolo che cercava la libertà. Libertà che alla Schiava dell’Harem viene negata e che quindi rimane immobilizzata dal dolore, mentre nel dipinto di Hayez, la Meditazione,  l’Italia, è una giovane donna seminuda (il seno ricorda che la patria è come la madre che allatta i suoi figli), ma qui è disfatta, è la “patria bella e perduta” che per la libertà è pronta a soffrire e morire. L’opera ha infatti un significato politico ben definito:sulla croce che tiene in mano si leggono le date delle 5 giornate di Milano, in rosso sangue, quello versato dai martiri. Sul libro che tiene in mano si legge bene il titolo: “Storia d’Italia”.

IL NUDO. L’ANIMA E LA CARNE

Il romanticismo è passione.  Passione carnale ma anche eroica, è nudo sensuale ma anche nudo virile dell’eroe che combatte ed è pronto a morire per i suoi ideali. Ed ecco quindi questa serie di sculture di nudi, bianchissimi, liscissimi, quasi di  di zucchero, che rendono eleganti  nudità ma anche teschi, serpenti e pipistrelli!

PITTURA SACRA. UNA SPIRITUALITA’ INTERIORE

La pittura sacra non viene certo dimenticata…anzi. Il sentimento religioso è molto forte, in fondo il sentimento del sublime avvicina a Dio… ed ecco quindi che la pittura sacra quasi si modernizza e ad esempio troviamo in mostra uno dei soggetti più in voga dell’epoca: l’Educazione della Vergine che rappresenta la missione pedagogica, il compito educativo delle famiglie, la Chiesa che entra in casa: anche nelle case del popolo.

G. Carnovali, Educazione della Vergine, 1826

LA FORZA DEL DESTINO. LA PITTURA STORICA

IL genere di pittura più nobile del romanticismo è proprio questa, ben più del paesaggio e del ritratto. Torna di nuovo il tema educativo e pedagogico, le vicende moderne (dell’epoca eh) vanno fatte conoscere e tramandate anche con chiaro intento politico. Hayez anche in questa sezione la fa da padrone come del resto fece tra i suoi contemporanei appassionati da un lato e critici dall’altro. il Romanticismo è proprio questo: far scaturire passioni…

Approfondimento:

Sebastiano de Albertis aveva preso parte alle 5 giornate di Milano e alle campagne militari della prima guerra di indipendenza come  volontario. Si dedicherà quindi  a rappresentare scene di battaglie del Risorgimento. Qui raffigura la morte di  Francesco Ferrucci a Gavinana che viene trafitto a morte da Fabrizio Maramaldo alle dipendenze degli spagnoli, nel 3 agosto 1530 durante l’assedio di Firenze da parte dell’esercito imperiale. E’ un omicidio contro le regole della cavalleria, l’eroe giace già mortalmente ferito. In questa occasione viene pronunciata la storica frase: “Maramaldo tu uccidi un uomo morto”. Il condottiero fiorentino diventa così il simbolo dell’orgoglio di tutta la nazione.

I critici dell’epoca apprezzarono moltissimo l’opera dell’Ultimo Bacio tra Giulietta e Romeo, sia per la passione romantica mostrata sia per la fedele ricostruzione degli ambienti e dei costumi che nello stile e nei colori venne paragonato addirittura alle scene di Tiziano. Lo stesso soggetto viene poi ripreso per il famosissimo “Bacio” realizzato poi in più versioni.

LA SVOLTA ROMANTICA IN SCULTURA

La parte centrale dello spazio espositivo è dedicato alla scultura, nudi femminili e maschili che si allontanano dalla bellezza idealizzata   e un po’ glaciale del Canova. Sono bellissimi e perfetti eh percarità, ma sono anche vivi, appassionati come Masaniello o sofferenti come Spartaco che si libera dalle catene. Ma sono anche figure serene e fiduciose come la Fiducia in Dio o leggiadre come la Psiche svenuta o la sua versione abbandonata (per la serie: le Winx non son mica le prima con le alucce da farfallina!).

Approfondimento:

Il giovane napoletano, Masaniello, aizza il popolo nella rivolta contro l’oppressione del vicereame  spagnolo del 1647, tema che ha un contatto diretto con l’attualità politica ottocentesca ovviamente. Lo Spartaco è palesemente ispirato a Michelangelo e ai suoi Prigioni.  E’ il gladiatore che si libera dalle catene così come il popolo si libera dall’oppressore.

La Fiducia in Dio rappresenta il nuovo ideale di bellezza ottocentesco. Commissionata, alla morte del marito, dalla Marchesa Rosa Trivulzio (madre di GianGiacomo Poldi Pezzoli, infatti l’opera è attualmente conservata presso l’omonimo museo e solo momentaneamente prestata alle Gallerie).  Rappresenta il dolore della vedova ma anche la sua fiducia nella volere di Dio.

 

Dove
Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6
Milano

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12
Milano

Periodo
Dal 26 ottobre 2018 al 17 marzo 2019.

Orari
Gallerie d’Italia
Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30.
Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.
Chiuso il lunedì.

Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.

Museo Poldi Pezzoli
Da mercoledì a lunedì dalle 10:00 alle 18:00.
Giovedì dalle 10:00 alle 22:30.
Chiuso il martedì.

Ultimo ingresso: 30 minuti prima della chiusura.

Ingresso
Gallerie d’Italia
Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti:
– intero: 10,00 €
– ridotto: 7,00 €
– ridotto speciale: 5,00 €
Per le riduzioni e le gratuità ti invitiamo a leggere tutti i dettagli nella pagina Informazioni.
Audioguide disponibili a pagamento.

Museo Poldi Pezzoli
Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti:
– intero: 10,00 €
– ridotto senior: 7,00 €
– Milano card: 7,00 €
– ridotto giovani: 4,50 €