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Ingres e la vita artistica ai tempi dei Bonaparte

Ingres e la vita artistica ai tempi dei Bonaparte

Già nel titolo della mostra a Palazzo Reale a Milano:

JEAN AUGUSTE DOMINIQUE INGRES. La vita artistica ai tempi dei Bonaparte,

è chiaro che non troveremo solo opere di Ingres. Sala per sala la mostra fa capire da dove parte Ingres, cioè dai suoi studi presso David, ci fa conoscere i suoi compagni di studi, gli amici, i colleghi con i quali ha a che fare… per concludersi poi, in pompa magna,  con l’immenso ritratto di Napoleone Bonaparte, forse l’opera più famosa di tutta la mostra.

All’inizio del percorso troviamo una bella serie di nudi maschili con i quali lustrarci gli occhi.

Dal nudo maschile di David, che ci ricorda nelle forme morbide Rubens e nei piedi sporchini addirittura Caravaggio, si passa subito ai Torsi maschili di Ingres, il primo, figura virile che è una prova fondamentale all’insegnamento accademico (Ingres si iscrive all’accademia di Belle Arti di Parigi nel 1797) al quale farà seguito l’altro nudo maschile che già ci fa capire tutta l’idea di bellezza del Neoclassicismo filtrato da Ingres: questi nudi sono sicuramente frutto di modelli viventi ma risultano belli e stereotipati, sono ideali di bellezza che si rifanno all’arte classica antica, l’unico periodo artistico che il Neoclassicismo riteneva degno d’essere riproposto!

Ma non manca certo il nudo femminile in questa mostra!

Dalla scena classica che ci mostra Susanna e i vecchioni che la insidiano, alla bagnante di Antoine-Jean Gros che alludendo forse a Diana cacciatrice mette comunque in mostra le sue nudità (niente foto, cari miei, sono vietatissime in mostra, uff). Del resto anche Ingres stesso è diventato famoso per questo doppio registro pittorico: soggetti pubblici (ritratti a personaggi famosi, ma anche ad amici e colleghi) e soggetti più privati con nudi sensualissimi, come le famose Odalische, nudi che godevano sicuramente di un buon commercio ma che venivano messi in mostra lontani da occhi indiscreti! Il nudo sarà effettivamente un po’ l’ossessione di Ingres. Ma attenzione…si tratta di un nudo trattatto con un approccio paradossale: nudo sì ma senza lo studio anatomico! Ed ecco quindi comparire delle stranezze, come qualche vertebra in più nella schiena lunghissima e sensualissima della Grande Odalisca di cui in mostra vediamo solo una versione originale ma a grisaille, in bianco e nero quindi, con ombreggiature che mettono in risalto la sensualità e tutti gli artifici usati per esaltarla: un seno un po’ troppo spostato verso l’ascella, fianchi esageratamente tondi soprattutto se confrontati con il volto giovanissimo, in altri casi una torsione del collo che, fosse vera, avrebbe immediatamente ucciso la modella ma che, dipinta, la rende elegantemente sensuale! In mostra possiamo apprezzare anche parecchi studi a matita dei nudi e in una piccola opera la figura femminile in realtà è la moglie del pittore stesso, Madeleine che verrà poi usata per l’opera delle odalische (in questo bozzetto con tre braccia per meglio studiarne l’effetto languido).

Ma le donne le troviamo anche oltre la tela

Artiste femminili in un’epoca dove alle donne non era ancora consentito l’accesso agli studi accademici, si facevano c omunque notare e apprezzare, addirittura come pittrici preferite della regina di Francia Maria Antonietta. Stiamo parlando di Vigée Le Brun che rappresenta la principessa Karoline von Manderscheid-Blankenheim, nelle vesti, svolazzanti, di Iris, la personificazione dell’arcobaleno.

Ma possiamo anche vedere Marie Guillemine Benoiste mentre si fa un autoritratto proprio mentre sta dipingendo: massima soddisfazione per una pittrice donna che, già che c’è, si rappresenta in perfetto stile neoclassico, un po’ bellezza reale un po’ divinità dell’antica Grecia.

Julie Forestier, fidanzata di Ingres, pittrice anche lei, si limita invece a copiare un autoritratto di Ingres stesso. Qui il pittore si vede e si mostra davvero come un artista di successo, vestito da artista, con in mano gesso e straccetto, il volto di tre quarti mentre guarda lo spettatore con una certa sicurezza mentre, di fatto, si autocelebra (e la sua innamorata celebrerà questa sua autocelebrazione…qui si rasenta la follia e la si perdona solo perché è dovuta all’amore!)

Non mancano poi le opere dedicate alle campagne di Italia e a Napoleone a Milano

Dai vari attraversamenti delle Alpi (di Murat e di Bonaparte) ai vari ritratti dedicati a Bonaparte visto come Marte pacificatore da Manfredini, a Bonaparte come Pericle visto da Laboureur al più famoso busto colossale  di Canova, artista che tanto ha lavorato con Napoleone ma con il quale i rapporti non erano sempre stati sereni (soprattutto dopo le spoliazioni napoleoniche fatte ai danni dell’Italia che l’artista veneto non aveva mai perdonato a Bonaparte).

C’è poi una serie di 35 incisioni, di 4 artisti differenti, che furono incaricati da Napoleone stesso, di riprodurre il più fedelmente possibile il fregio realizzato da Appiani nella sala da ballo di Palazzo reale a Milano. Si trattava di panelli su tela montati però in maniera continuativa, perfetta quindi per celebrare i fasti napoleonici su modello della colonna traiana. Si tratta, particolare curioso, di quello che è a tutti gli effetti il primo esempio di pittura storica contemporanea! I bombardamenti su Milano del 1943 hanno completamente distrutto il lavoro di Appiani ma possiamo averne un’idea decisamente fedele proprio grazie a queste incisioni.

 

Nella sala dedicata allo sguardo su Milano, all’epoca seconda capitale napoleonica  europea, si intravede una città con edifici e accessi monumentali e nuove strade che Stendhal definirà ” Più pulite di quelle di Parigi”! Nel periodo in cui verrà fondata anche la Pinacoteca di Brera Ingres gira per la città e disegna bozzetti come se fosse un normale turista: ecco quindi le vedute del Duomo (alle quali è accostato un finto piccolo quadretto, in realtà un’apertura diretta sul Duomo, di fronte al luogo dove è sita la mostra!), ma anche immagini di S. Ambrogio e S. Maurizio. Alle bellezze artistiche Ingres affianca anche le bellezze locali ed ecco una ragazza con un ventaglio, una passante con un fuso…

I ritratti di Ingres fatti ad amici e colleghi e parenti

Ritrae suo padre, ringiovanendolo di una ventina d’anni e probabilmente rendendo più classica la sua immagine reale, ma ritrae anche l’amico di infanzia Gilibert, utilissimo a tutti noi grazie alla fittissima corrispondenza intrattenuta con l’artista in lunghi anni di amicizia. Ritrae anche Bartolini, lo scultore fiorentino che ha addirittura abitato nella stessa stanza con Ingres mentre studiavano assieme a Parigi (e ce lo mostra serissimo, vestito di nero, con in mano in bella mostra la testa di una divinità greca, invito a seguire sempre l’ideale di bellezza classico tanto caro all’arte neoclassica).

La moda dei troubadour

Anche Ingres cede alla moda dei Troubadour, eventi storici presi in prestito dal medioevo o comunque da epoche passate per rappresentare il passato nazionale. Ecco quindi le vite di poeti, artisti e uomini illustri del passato, fotografate come se l’artista fosse stato presente dal vivo, spettatore dell’evento, tragico o godereccio…

ecco quindi Raffello, l’ossessione personale di Ingres che adorava a tal punto l’artista rinascimentale da arrivare a chiedere al Papa alcune reliquie, durante la traslazione dei resti di raffAello nel Pantheon! La copia dell’autoritratto di Raffaello ma anche una visione più umana dell’artista mentre si intrattiene con la Fornarina, la sua modella prediletta e tanto amata.  Ma vediamo anche la ricostruzione, secondo i racconti fatti da Vasari, della morte di Leonardo da Vinci, in Francia, ad Amboise tra le braccia del re Francesco I

L’immagine finale di Ingres è dedicata all’immenso ritratto a Napoleone

Una sala solo per l’immenso ritratto di Napoleone sul trono imperiale e per i tanti disegni preparatori. Curiosamente quest’opera, famosissima, all’inizio non fu proprio un successo per Ingres. Questa immagine si rifà a Carlo Magno ma  con lo sguardo fisso bizantino. Arriverà una pioggia di critiche per quest’opera che mostra l’imperatore in piena gloria. Il rosso dei velluti accostato alla preziosità della pelliccia di ermellino, l’aquila con le ali spiegate intessuta nel tappeto ai suoi piedi, la poltrona stessa il cui lo schienale fa quasi da aureola ad un uomo che ormai di umano non ha più quasi nulla. Tutto rimanda a Cesare, è Giove imperatore e monarca per volere divino…è Napoleone! Per i contemporanei è davvero troppo e susciterà terrore e ilarità.

Ingres, Napoleone Bonaparte Imperatore

A PALAZZO REALE Dal 12 Marzo al 23 Giugno 2019

PIAZZA DEL DUOMO, MILANO

 

 

 

IL CANOVA RIVISITATO: Paolina Borghese Bonaparte

IL CANOVA RIVISITATO: Paolina Borghese Bonaparte

Paolina Borghese Bonaparte, sorella di Napoleone, viene ritratta da Canova nelle vesti di Venere vincitrice (o come diciamo noi in classe “nelle S-vesti” visto e considerato che è parecchio svestita!).

E’ una scultura neoclassica commissionata all’artista direttamente dal marito di Paolina, il principe romano Camillo Borghese (che la strapagò: ben 6000 scudi!). La bellezza e, pare la fedeltà all’originale, della statua suscitò subito un certo scalpore ma venne comunque molto apprezzata: il marmo levigato in modo perfetto, la posa classica, la bellezza idealizzata tanto in linea con lo stile greco romano…e soprattutto una Paolina al massimo del suo successo, determinarono il successo di quest’opera.

Tramontata l’epoca napoleonica la statua venne però molto criticata e giudicata eccessivamente  volgare nella sua nudità.

Insomma non c’era più Napoleone da celebrare, nel frattempo la stessa modella era invecchiata ed anche un po’ acciaccatella,  temendo critiche ed impietosi confronti fu la stessa Paolina a chiedere al principe Borghese di nascondere la statua in cantina (dopo che per anni i servitori si eran fatti pagare da chiunque volesse entrare a palazzo per vedere “la sorella di Napoleone nuda e bellissima”).

Ho chiesto ai miei alunni di terza media di non porre limiti alla loro sfrenata fantasia…

Il compito richiedeva di ambientare una piccola fotocopia dell’opera di Canova facendole di  fatto variare misure, materiali, utilizzo.

Ne abbiam viste di tutti i colori: dalla povera Paolina trasportata in discarica, alla statua diventata ciondolo di una collana, decorazione da acquario, tatuaggio su muscolosi bicipiti, soprammobile in una cameretta…ma  non sono mancate ambientazioni particolari che prevedevano proprio bislacchi trasporti (via mare, terra, aria) della statua neoclassica . In parecchi casi però la ritroviamo in ambienti museali o incorniciata come se fosse un dipinto, al centro di intricati zentangle o utilizzata come immagine pubblicitaria!

Arte in pubblicità

Arte in pubblicità
Arte in pubblicità, arte e pubblicità.

Non si tratta sicuramente di un nuovo abbinamento, anzi!

Da sempre la pubblicità attinge dalle immagini artistiche per ispirarsi o addirittura proprio per inserirle tali e quali all’interno dell’ immagine pubblicitaria prescelta.

Del resto la cosa ha anche un senso che non va cercato poi tanto lontano …

Proviamo ad analizzare la cosa partendo dall’inizio:

l’arte ha sempre avuto come scopo principale quello di pubblicizzare qualcuno (vedi i ritratti di personaggi famosi) ma anche qualche cosa, magari un evento storico di grande importanza (basti pensare ai tanti artisti che si son cimentati con rappresentazioni di battaglie, di vittorie, di scene storiche considerate fondamentali).

Ma l’arte fin dalla sua nascita vuole anche rappresentare e pubblicizzare dei messaggi.

Senza nemmeno far troppa fatica vi ricorderete tutti la funzione didattica delle pitture rupestri che riportando fedelmente scene di caccia di sicuro successo intanto insegnano e pubblicizzano, appunto, una tecnica di caccia consolidata e se lo facevan già nella preistoria…figuriamoci nel tempo moderno.

Nel corso dei secoli il messaggio artistico ha assunto via via significati ancora più diretti: la denuncia sociale, la protesta, il dissenso.

Insomma l’arte con le sue immagini era  già pubblicità anche quando la pubblicità ancora non era stata nemmeno inventata.

Logico quindi giocare a riconoscere nelle varie campagne pubblicitarie moderne i riferimenti alla storia dell’arte, a volte molto diretti, citazioni nette, altre volte con riferimenti meno immediati ma non per questo meno chiaramente derivati da artisti di tutti i secoli.

Navigando tra ricordi personali e immagini in rete mi par chiaro come la Gioconda sia da sempre una delle immagini artistiche che si son meglio prestate ad essere riciclate, reinventate, rimaneggiate, in pubblicità di ogni genere, per qualsiasi prodotto e comunque perfetta per ogni tipo di messaggio: dalla vendita diretta alla pubblicità progresso.

La Gioconda è l’immagine perfetta per la pubblicità perché è famosa, ovunque, per chiunque, sempre immediatamente riconoscibile.

Lo sapevan bene anche artisti ben successivi al rinascimento, basti pensare ai baffi della Gioconda di Duchamp o a Dalì che si autoritrae nelle vesti della stessa Gioconda.

Che sia uguale all’originale o sia come appena passata dal parrucchiere per farsi una permamente o una lisciata di capelli (la famosissima campagna della ferrarelle!), che i capelli li abbia proprio persi (pubblicità progresso di sensibilizzazione per i malati di cancro), che sia deformata a causa della velocità del mezzo che la sta trasportando o aspirando o stampando (la stampante epson)…è sempre lei: la monna Lisa, se la riconosci sempre e comunque è la prova evidente di come sia lei il testimonial perfetto!

Ci sono poi marchi che cavalcano l’onda dell’abbinamento “arte in pubblicità” per anni, variando lo stile ma non il senso.

E’ il caso ad esempio del marchio Esselunga che ci ha da sempre abituato ai suoi ritratti fatti di ortaggi (citazione diretta di quelli dell’Arcimboldo), ma che proprio ultimamente, (in occasione dell’expo a Milano  mi pare) ha tappezzato le città con riproduzioni ad alta definizione di nature morte legate al cibo di artisti vari.

Bellissime, un colpo d’occhio impossibile da tralasciare anche durante le corse sui vari mezzi pubblici tra un impegno e l’altro.

Ma chi prima chi dopo son moltissimi i marchi che in Italia (e forse ancor più all’estero), ricorrono all’arte per “farsi belli” ed è una scelta  sempre vincente.

Il sistema funziona anche quando il prodotto da pubblicizzare non è direttamente collegato al mondo dell’arte (insomma è abbastanza normale pensare a manifesti pubblicitari di musei o eventi artistici con immagini artistiche, lo è meno in abbinamenti inimmaginabili!).

Se vi siete appassionati o volete semplicemente vedere altri esempi, vi consiglio questi siti:

http://www.italipes.com/index.htm

http://www.arte.rai.it/gallery-refresh/20-irriverenti-pubblicit%C3%A0-ispirate-dal-mondo-dellarte/553/0/default.aspx

http://www.focus.it/cultura/storia/ispirazioni-classiche?gimg=12712#img12712

Nel nostro piccolo anche noi abbiamo giocato  con l’arte modificando la Gioconda!

Se volete dare una sbirciatina trovate qui i nostri lavori