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Prospettiva: la rappresentazione dello spazio

Prospettiva: la rappresentazione dello spazio

Quando spiego la prospettiva in seconda media…esordisco sempre con una frase ad effetto:

QUESTA SULLA PROSPETTIVA è LA LEZIONE, DI STORIA DELL’ARTE  E DI DISEGNO, PIU’ IMPORTANTE DELLA VOSTRA VITA!

…farà anche scena eh… ma è davvero così!

Ormai diamo per scontata la rappresentazione dello spazio e della profondità. Abbiamo videogiochi in 3D che ci permettono di correre per kilometri e kilometri…pur rimanendo seduti belli comodi davanti ad uno schermo ultrapiatto!

Ma guardate che la rappresentazione dello spazio è una delle maggiori scoperte fatte… e l’essersene dimenticati, per secoli, è uno dei più grandi misteri della storia dell’arte!

Nelle civiltà più antiche lo spazio è rappresentato da un punto di vista frontale, senza profondità, quasi astratto.

In questo esempio, nell’arte egizia, vengono unite le due visioni: dall’alto e frontale e il risultato è magari una piscina con gli alberi intorno tutti…crollati a terra!

Arte egizia

Euclide fu il primo, nel 300 a.C. ad intuire il legame tra rappresentazione grafica e occhio umano e così facendo ci ha mostrato quanto le reali dimensioni di un oggetto siano in realtà molto variabili in relazione all’osservatore e al suo punto di vista!

Euclide e i primi studi prospettici

In qualche vaso dell’arte greca troviamo degli accenni di prospettiva o almeno un tentativo di rappresentare la profondità con linee oblique, un po’ come nell’assonometria!

 

vasi greci e tentativi prospettici

Ma poi arrivarono i romani…e tutto cambiò!

In alcuni affreschi pompeiani abbiamo veri e propri trompe l’oeil che sfondano prospetticamente lo spazio dipingendo sulle pareti ambienti e architetture in realtà inesistenti!

Dalla caduta dell’impero romano d’occidente però…la rappresentazione dello spazio torna ad essere antiprospettica. Le figure sono frontali, tutte sullo stesso piano e lo sfondo si trasforma in oro, religiosamente simbolico, ma che va ad annullare ogni profondità, come nell’arte bizantina.

Mosaico bizantino antiprospettico

 

Nel tardo medioevo alcuni artisti, come ad esempio Duccio di Buoninsegna e  il Lorenzetti iniziano a proporre la “prospectiva communis”, intuitiva, non sempre corretta ma in qualche caso comunque di incredibile effetto. E  intanto inizia a scomparire lo sfondo oro…

Ma il vero punto di rottura tra fondo oro, spazi appena accennati e tentativi più o meno riusciti…sarà Giotto!

Certo a volte nei suoi edifici i personaggi starebbero strettini perché c’è una sproporzione voluta (per mostrare al meglio edifici e protagonisti!), ma nella Cappella degli Scrovegni, a Padova,  ci propone due piccole finestrelle ai lati dell’altare che son veri gioiellini: finte finestre che ci mostrano finte stanze con altrettante finte finestre… e lo spazio prosegue…

Il Rinascimento segna anche la rinascita della prospettiva!

Nel 1400 Brunelleschi, architetto, ricollegandosi agli studi di Euclide e aiutandosi con semplici strumenti (una tavoletta forata e uno specchio), riesce a stabilire il complicato sistema per rappresentare qualsiasi cosa in prospettiva!

Da qui in poi i vari pittori faranno a gara nella realizzazione dei vari ambienti prospettici (Piero della Francesca cura perfettamente tutto fin nei minimi particolari!)  e Antonello da Messina ci mostra un San Girolamo nel suo studio che è immenso, sopraelevato, con scaffali di libri e ambienti che si aprono da entrambi i lati mentre eleganti volatili in primissimo piano ci fanno quasi entrare a far parte della scena.  Ma gli artisti useranno  le regole della prospettiva anche per creare finti fori sul soffitto (con vasi che quasi cascano in testa allo spettatore come nell’oculo della Camera degli sposi!)  o  applicheranno le regole prospettiche perfino al corpo umano, come nel Cristo in scorcio del Mantegna.

A questo punto gli artisti si trovano di fronte ad un bel problema: le regole perfettamente applicate permettono di creare spazi davvero infiniti…ma a vedersi qualche cosa comunque non torna.

E’ tutto troppo preciso, seppur incredibilmente scenografico come nella “Consegna delle chiavi” del Perugino o nella classica immagine della Città ideale.

Sarà proprio Leonardo da Vinci a risolvere il problema che possiamo definire della “resa ottica”.

Inventando la prospettiva aerea con lo sfumato leonardesco, unisce quindi un punto di vista sempre molto alto, a volo d’uccello, così da mostrare più spazio possibile ma ne ammorbidisce i particolari sfumando i contorni e facendo fondere i colori di soggetto e sfondo…proprio come effettivamente vede, dal vivo, l’occhio umano!

Altri artisti rinascimentali come Correggio, quasi, esagereranno negli effetti prospettici,  suscitando critiche feroci da parte dei loro contemporanei, come nell’Assunzione della Vergine nella cupola del Duomo di Parma (definita addirittura  un “guazzetto di rane!).

Correggio, Assunzione della Vergine, Parma

Ma le regole prospettiche applicate all’architettura permetteranno davvero di cambiare gli spazi, come ad esempio farà il Veronese nella villa Barbaro a Maser. Inganna lo spettatore creando false architetture con ospiti senza tempo che fanno capolino da porte solo dipinte o salutano chi entra nella villa affacciandosi da un balcone…inesistente!

Nel periodo Barocco tra pittori-illusionisti e quadraturisti che fingevano, dipingendole, architetture in realtà inesistenti…

vediamo cose incredibili come la falsa cupola di Andrea del Pozzo a Roma o come il Barbieri che a Modena apre quasi un portale spaziale verso il paradiso!

Nel periodo del Rococò, con la moda del Grand Tour e dei dipinti cartolina…la prospettiva continua ad essere utilissima soprattutto grazie alla nascita del vedutismo.

Canaletto sarà tra i maggiori esponenti di questo stile pittorico che porterà l’immagine di Venezia nel mondo (si aiuterà anche con la camera ottica di cui abbiamo ampiamente parlato anche in questo sito).

Canaletto, Prospettiva di Venezia

L’invenzione della fotografia cambierà tutto.

Nel 1800 infatti, con i pittori impressionisti, la ricerca della rappresentazione prospettica perde importanza. Se vuoi un’immagine precisa…usi la macchina fotografica! Gli impressionisti vogliono mostrarci altro, le loro emozioni in quella realtà…non solo mostrarcela esattamente com’è.

Monet, Dolceacqua, 1884

Gli artisti del cubismo invece non considereranno nemmeno una priorità la prospettiva.

Dipingendo il soggetto come se fosse visto da più punti di vista contemporaneamente, arriveranno a sovrapporre e a scomporre piani, immagini e sfondo.

Braque, Bottiglia e pesci, 1910

…e noi oggi?

Cari miei… noi oggi impariamo le regole della rappresentazione prospettica così come le hanno imparate gli artisti del passato!

e i nostri lavori…non sono affatto male!

 

Uomo e natura, soggetto e sfondo

Uomo e natura, soggetto e sfondo

Uomo e natura, soggetto e sfondo… nella storia dell’arte è un’immagine piuttosto comune.

Spesso la figura umana è in primo piano e lo sfondo rimane appunto…in lontananza, sullo sfondo.

Quando questo abbinamento è trattato in fotografia troviamo anche effetti di messa a fuoco esasperata con la figura umana (o il soggetto in primo piano, magari una semplice trottola)  messa  perfettamente a fuoco e ben delineata mentre lo sfondo si riduce ad un insieme di macchie.

L’artista di volta in volta sceglie cosa mettere in risalto, sceglie quale sfondo abbinare alla figura umana e sceglie soprattutto cosa mostrare realmente.

Ma attenzione…non sempre il soggetto umano è il reale protagonista! Ad esempio nelle opere di W. Turner ci son spesso piccoli personaggi che però sono inseriti in una natura che è creatrice e distruttrice ed occupa la maggior parte del dipinto essendo diretta rappresentazione della volontà Divina.

Fin dagli albori della storia dell’arte abbiamo trovato persone in primo piano che però mostravano molto poco della loro forma e dei loro lineamenti.

Una scelta voluta e fortemente cercata dall’artista ovviamente… che magari si ritrova come Giotto a voler mostrare una figura di spalle per dare maggior senso di profondità alla scena del Compianto sul Cristo Morto nella Cappella degli Scrovegni a Padova o come Masaccio che usa le braccia allargate nel manto rossastro della Maddalena della Crocifissione per sottolineare un’emozione: la disperazione.

Ma nel Romanticismo c’è un artista  in particolare che sceglie di ritrarre uomo e natura, soggetto e sfondo…dove però gli uomini (e le donne) contan pochino, anzi quasi nulla: non si vedono praticamente mai in volto:

Caspar Friedrich

Stanno lì, di spalle, in penombra e in controluce. Ci sono eppure il nostro sguardo quasi non li nota…infatti il reale soggetto delle opere di Caspar Friedrich è lo sfondo: la natura, interpretata come immagine tangibile della grandezza di Dio. L’uomo quindi è sempre “piccolo” di fronte a questa immensità divina e viene messo poco in evidenza proprio perché non  si tratta di ritratti ma di simboli: quelle figure siamo noi, tutti noi estasiati, impressionati o in semplice ammirazione della grandezza del Creato!

Io son da sempre un’appassionata di videogiochi sparatutto (e ammazzatutto)

Il confronto quindi è stato immediato: i soggetti di spalle di Friedrich hanno sicuramente ispirato le varie inquadrature da dietro le spalle dei protagonisti dei videogiochi.

Sullo schermo del pc, servono per farci giocare meglio, permettendoci di immedesimarci al massimo nella scena che poi perlustreremo a 360°, ma allo stesso modo  le figure del pittore romantico, viste di spalle, servono per farci immergere in modo più convincente nella natura che è di fatto la vera protagonista delle sue opere.

Questo particolare effetto che punta a coinvolgere l’osservatore utilizzando la figura umana o di spalle o in controluce serve anche a non distrarre l’attenzione: se non ci son volti da riconoscere e da scrutare…ci si può concentrare sul resto.

Ecco qualche scatto realizzato, come le fotografie precedenti, durante l’esperienza di Scuola Natura a Vacciago (credits Germano Golia).

Soggetti di spalle, soggetti in controluce. Sagome riconoscibili seppur nere…proprio come le opere di Friedrich (già lo sapevamo…ma ora ne abbiamo le prove: certi professori son dei veri capolavori artistici!)

Questo modo di inquadrare i soggetti umani di spalle e in ombra ha ispirato la nostra tavola di terza media: L’ombra di Friedrich e come sempre…ne vedremo delle belle (seppur in ombra e in controluce!).

 

La Festa del Paradiso al Castello Sforzesco di Milano

La Festa del Paradiso al Castello Sforzesco di Milano

Leonardo da Vinci organizzò la festa del Paradiso al Castello Sforzesco di Milano  per il matrimonio tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza .

Questo fu un vero e proprio evento voluto da Ludovico il Moro per riaffermare la sua potenza e stupire gli invitati giunti dalle maggiori corti dell’epoca.

Iacopo Trotti, ambasciatore estense a Milano, ha lasciato una testimonianza scritta di questa festa descrivendo scenografie, musica, pietanze raffinate e abbigliamento degli invitati.

Bernando  Bellincioni, poeta fiorentino, scrisse per l’occasione un testo teatrale dedicato agli sposi e recitato da attori che rappresentavano i “grandi del cielo”, cioè gli dei della mitologia, che rendevano omaggio alla nuova Duchessa di Milano, unendosi agli ambasciatori della terra, reali invitati dalle maggiori corti.

A scuola abbiamo realizzato un lavoro interdisciplinare coinvolgendo anche le colleghe di storia e di musica, Prof.ssa Zuffi e Prof.ssa Moneta.

Il risultato finale è un enorme cartellone composto dai singoli lavori degli alunni di una classe terza.

La festa del Paradiso, elaborato finale
La festa del Paradiso, elaborato finale

Ci siamo  accorti che questo lavoro è in pratica il riassunto di un momento storico particolarmente importante per la Milano del Rinascimento e se avrete voglia di leggere (o di ascoltare la narrazione più dettagliata), vi sembrerà d’esser stati invitati…presenti a quella che sarà poi definita “La festa del secolo”!

Qui di seguito potrete approfondire:

  • la conoscenza del Castello Sforzesco, dalle origini al suo periodo sotto Ludovico il Moro ai restauti ottocenteschi
  • il motivo della Festa del Paradiso, il luogo dove avvenne questo evento, la trama dello spettacolo, la rappresentazione teatrale
  • i protagonisti della Festa
  • la moda dell’epoca
  • come era organizzata una festa rinascimentale, cosa si mangiava e quale musica si poteva ascoltare

Scopriremo le origini del Castello sforzesco odiato da sempre dai milanesi che  più volte han cercato anche  di demolirlo.

Castello Sforzesco, le origini
Castello Sforzesco, le origini

Attorno al 1360 Galeazzo II Visconti, signore della zona occidentale di milano, costruisce una rocca a cavallo della cinta di mura medievali inglobando la pusterla di Porta Giovia (una delle porte). Sotto Filippo Maria, l’ultimo dei visconti, il castello diventerà il loro edificio più grande, a pianta quadrata di circa 180 metri per lato, con 4 torri quadrate. La figlia illegittima Bianca Maria  sposerà Francesco Sforza, un condottiero chiamato dal Visconti per difendere il Ducato di Milano dai veneziani i due avranno un figliolo famoso: Ludovico il Moro!

Vedremo le vicende del Castello sotto Ludovico il Moro

Castello sforzesco, sotto Ludovico il Moro
Castello sforzesco, sotto Ludovico il Moro

Ludovico detto il Moro, colto, amante delle arti oltre che del potere, dal 1494 farà diventare la corte milanese una delle più raffinate dell’epoca ospitando  artisti come Bramante e Leonardo da Vinci. Lascerà il Castello dopo la morte della moglie, Beatrice d’Este nel 1497, all’arrivo delle truppe francesi (che entreranno in città e nel castello grazie ad un  traditore che aprirà  loro le porte). Negli anni a seguire il castello fu danneggiato da attacchi vari (addirittura nel 1521 la torre del filarete esplose perché era diventata l’armeria e un soldato francese fece esplodere per sbaglio una bomba). Sotto il dominio spagnolo  perse il ruolo di dimora signorile e  diventò sede delle truppe militari.

Analizzeremo i vari restauri che hanno portato il Castello Sforzesco alla forma attuale

Castello Sforzesco, i restauri
Castello Sforzesco, i restauri

In parte abbattuto nel 1801 si decide però di ricostruirlo in forme neogotiche, durante i moti del 1848 non esce indenne dallo smantellamento delle difese dal lato rivolto verso la città e  nel 1861, quando la città entra a far parte del Regno d’Italia, arriva il colpo di grazia: i milanesi entrano nel castello rubando e distruggendo tutto quello che trovano. Sarà l’architetto Luca Beltrami nel 1892  a salvare il Castello Sforzesco con  un restauro massiccio e cercherà di far tornare tutto alle forme originali ricostruendo persino la Torre del Filarete.

Cercheremo di comprendere realmente i motivi della festa, il luogo dove si svolse e le modalità

L’intrattenimento era stato voluto da Ludovico il Moro in onore del matrimonio tra  Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza (nipote del Moro e duca di Milano). L’occasione si presentava come un’ottima opportunità per il Moro per riaffermare la sua potenza, stupire la corte e e far apprezzare la sua grandezza. Dalla descrizione di un invitato, l’ambasciatore estense Iacopo Trotti, possiamo individuare nella Sala Verde il luogo dove si svolse la festa (con orario d’inizio scelto dall’astrolgo di corte). Dal testo appositamente scritto dal poeta fiorentino Bellincioni, possiamo dedurre anche il tema dello spettacolo: i grandi del cielo si univano ai grandi della terra per rendere omaggio alla nuova Duchessa di Milano: Isabella d’Aragona. Dai disegni di Leonardo conservati nel Codice Atlantico è anche possibile ricostruire l’opera dal Genio del Rinascimento: un palco circolare rotante e macchinari per sollevare e far fluttuare gli attori nell’aria.

Proveremo ad immaginare i Grandi del Cielo impersonificati dagli attori

Divinità come Diana e  Venere,  le tre Grazie e gli angioletti ma anche Apollo in arrivo sul suo carro del Sole

Potremo conoscere i protagonisti di questo evento.

Lo zio del Duca di Milano ma effettivo regnante: Ludovico il Moro (soprannome che deriva forse dalla carnagione scura, forse dall’aver introdotto nelle campagne lombarde la coltivazione del “moròn ” cioè  il gelso). Terzogenito di Francesco Sforza con poche speranze ereditare un regno…di fatto se lo prende, facendo di Milano una tra le maggiori e più importanti corti dell’epoca.

Il legittimo Duca di Milano: Gian Galeazzo Sforza, poco interessato alla vita di corte, allontanato e distratto da caccia e divertimenti, vivrà alla corte di Pavia lasciando lo zio a dirigere la corte milanese. Prematuramente e misteriosamente scomparso forse proprio per mano del Moro.

La nuova Duchessa di Milano: Isabella d’Aragona, figlia del re di Napoli (e cugina della futura moglie di Ludovico il Moro), cercherà in più occasioni di ottenere il potere che le spetta per diritto di matrimonio…ma con ben poca fortuna. Dimostrerà poi nel Ducato di Bari, dove si ritirerà ormai allontanata da Milano, le sue reali capacità portando là prosperità e ricchezza con innovazioni e idee moderne.

La futura consorte di Ludovico il Moro: Beatrice d’Este, figlia di Ercole d’Este e di Eleonora d’Aragona (e cugina quindi della Duchessa di Milano). Imparentata con due delle maggiori signorie dell’epoca, Estensi e Aragonesi, colta e raffinata, parteciperà assieme al marito a rendere grande il Ducato di Milano seppur pre breve tempo (morirà giovanissima a soli 22 anni).

L’artefice di questa famosissima festa: Leonardo da Vinci, genio indiscusso, artista, musicista, progettista e inventore. Arrivato a Milano inviato da Lorenzo il Magnifico come ambasciatore della raffinatezza della corte fiorentina, si presenta al Moro in realtà come musicista e costruttore di macchine da guerra. Si fermerà ventidue anni a Milano, prima sotto gli Sforza e poi ospite dei francesi.

Ci leveremo qualche curiosità riguardo la moda femminile e maschile dell’epoca…

Tessuti preziosi come broccati, damaschi e sete servivano per realizzare abiti dalla vita stretta e dalle maniche ampie ricamate in fili d’oro e argento. I bottoni preziosi come i gioielli ma anche orecchini e collane adornavano le vesti femminili e le acconciature elaborate realizzate con capelli spesso tinti in biondo e rosso e coperti da veli trasparenti. Mentre per  gli uomini noteremo le spalle imbottite per apparire forti e potenti, calzebraghe bicolori e gioielli profumatissimi come i pomanders

Con un po’ di fantasia ci sembrerà d’esser stati invitati ad una festa rinascimentale

Poeti e letterati dell’epoca hanno sempre partecipato a rendere sfarzose le feste dell’epoca che servivano non solo come divertimento ma anche come occasione per stringere alleanze politiche e come pubblica dimostrazione di ricchezza e potere. Attori umani ma anche animali selvaggi, attori travestiti da statue e da divinità mitologiche, fuochi d’artificio, danze e rappresentazioni teatrali…tutto pur di stupire gli ospiti!

Ma cosa avremmo mangiato ad una festa rinascimentale?

Le pietanze oltre che il gusto dovevano soddisfare anche l’occhio, ecco quindi che artigiani e artisti collaborano alla preparazione dei piatti presentati ai vari banchetti. L’Italia all’epoca è già famosa per la buona cucina che comprendeva però pietanze un po’ particolari e magari poco gradite ai nostri palati moderni: spezie molto forti, sapori decisi e lo zucchero nei piatti salati. Arrosti e paste ripiene ma anche frattaglie e interiora di animali, burro e formaggi alle erbe aromatiche.

Concentrandoci ci sembrerà di sentire anche della musica…rinascimentale ovviamente

Con strumenti musicali come il salterio, la viella, il clavicembalo e il liuto avremmo probabilmente ascoltato musica polifonica vocale o strumentale. Magari ci saremmo goduti un madrigale a quattro o sei voci con temi come l’amore, basati su testi di grandi autori del passato, oppure avremmo avuto il piacere di  ascoltare una frottola, originaria della corte mantovana, di contenuto più popolare.

 

ppppssssttttt…se volete tutto questo più a portata di mano, con gli stessi file audio che ho pubblicato in questo articolo, potete scaricare la “app Festa del Paradiso”, da Google play store

Arte in pubblicità

Arte in pubblicità
Arte in pubblicità, arte e pubblicità.

Non si tratta sicuramente di un nuovo abbinamento, anzi!

Da sempre la pubblicità attinge dalle immagini artistiche per ispirarsi o addirittura proprio per inserirle tali e quali all’interno dell’ immagine pubblicitaria prescelta.

Del resto la cosa ha anche un senso che non va cercato poi tanto lontano …

Proviamo ad analizzare la cosa partendo dall’inizio:

l’arte ha sempre avuto come scopo principale quello di pubblicizzare qualcuno (vedi i ritratti di personaggi famosi) ma anche qualche cosa, magari un evento storico di grande importanza (basti pensare ai tanti artisti che si son cimentati con rappresentazioni di battaglie, di vittorie, di scene storiche considerate fondamentali).

Ma l’arte fin dalla sua nascita vuole anche rappresentare e pubblicizzare dei messaggi.

Senza nemmeno far troppa fatica vi ricorderete tutti la funzione didattica delle pitture rupestri che riportando fedelmente scene di caccia di sicuro successo intanto insegnano e pubblicizzano, appunto, una tecnica di caccia consolidata e se lo facevan già nella preistoria…figuriamoci nel tempo moderno.

Nel corso dei secoli il messaggio artistico ha assunto via via significati ancora più diretti: la denuncia sociale, la protesta, il dissenso.

Insomma l’arte con le sue immagini era  già pubblicità anche quando la pubblicità ancora non era stata nemmeno inventata.

Logico quindi giocare a riconoscere nelle varie campagne pubblicitarie moderne i riferimenti alla storia dell’arte, a volte molto diretti, citazioni nette, altre volte con riferimenti meno immediati ma non per questo meno chiaramente derivati da artisti di tutti i secoli.

Navigando tra ricordi personali e immagini in rete mi par chiaro come la Gioconda sia da sempre una delle immagini artistiche che si son meglio prestate ad essere riciclate, reinventate, rimaneggiate, in pubblicità di ogni genere, per qualsiasi prodotto e comunque perfetta per ogni tipo di messaggio: dalla vendita diretta alla pubblicità progresso.

La Gioconda è l’immagine perfetta per la pubblicità perché è famosa, ovunque, per chiunque, sempre immediatamente riconoscibile.

Lo sapevan bene anche artisti ben successivi al rinascimento, basti pensare ai baffi della Gioconda di Duchamp o a Dalì che si autoritrae nelle vesti della stessa Gioconda.

Che sia uguale all’originale o sia come appena passata dal parrucchiere per farsi una permamente o una lisciata di capelli (la famosissima campagna della ferrarelle!), che i capelli li abbia proprio persi (pubblicità progresso di sensibilizzazione per i malati di cancro), che sia deformata a causa della velocità del mezzo che la sta trasportando o aspirando o stampando (la stampante epson)…è sempre lei: la monna Lisa, se la riconosci sempre e comunque è la prova evidente di come sia lei il testimonial perfetto!

Ci sono poi marchi che cavalcano l’onda dell’abbinamento “arte in pubblicità” per anni, variando lo stile ma non il senso.

E’ il caso ad esempio del marchio Esselunga che ci ha da sempre abituato ai suoi ritratti fatti di ortaggi (citazione diretta di quelli dell’Arcimboldo), ma che proprio ultimamente, (in occasione dell’expo a Milano  mi pare) ha tappezzato le città con riproduzioni ad alta definizione di nature morte legate al cibo di artisti vari.

Bellissime, un colpo d’occhio impossibile da tralasciare anche durante le corse sui vari mezzi pubblici tra un impegno e l’altro.

Ma chi prima chi dopo son moltissimi i marchi che in Italia (e forse ancor più all’estero), ricorrono all’arte per “farsi belli” ed è una scelta  sempre vincente.

Il sistema funziona anche quando il prodotto da pubblicizzare non è direttamente collegato al mondo dell’arte (insomma è abbastanza normale pensare a manifesti pubblicitari di musei o eventi artistici con immagini artistiche, lo è meno in abbinamenti inimmaginabili!).

Se vi siete appassionati o volete semplicemente vedere altri esempi, vi consiglio questi siti:

http://www.italipes.com/index.htm

http://www.arte.rai.it/gallery-refresh/20-irriverenti-pubblicit%C3%A0-ispirate-dal-mondo-dellarte/553/0/default.aspx

http://www.focus.it/cultura/storia/ispirazioni-classiche?gimg=12712#img12712

Nel nostro piccolo anche noi abbiamo giocato  con l’arte modificando la Gioconda!

Se volete dare una sbirciatina trovate qui i nostri lavori

La gioconda di Leonardo … rivisitata !

La Gioconda di Leonardo è probabilmente l’opera d’arte più famosa al mondo…

Da sempre, in arte e in  pubblicità, viene rivisitata, ricreata, modificata… il gioco non sarà certo una novità ma i risultati son sempre nuovi e spesso molto divertenti.

La tavola che propongo ai miei alunni (generalmente in seconda media, abbinata al rinascimento in storia dell’arte e a Leonardo ma a volte anche in terza media sia in parallelo con Dalì che con Duchamp o Botero), è una tavola che definisco “folle e rilassante”, un gioco dove tutto è permesso, lo scopo è stupire e divertire.

Una piccola raccolta di immagini precede o segue il lavoro…(dalle pubblicità storiche  alle pubblicità progresso ma anche opere d’arte di grandi artisti che han fatto questo gioco prima di noi)

Fornisco loro la fotocopia di un disegno semplificato della Gioconda originale, stampa leggera, quasi un’ombra così che possano poi o lavorarci direttamente sopra oppure decidere di tagliare e modificare il disegno e il corpo a loro piacimento.

La richiesta base è una sola: mantenere volto e possibilmente mani, per il resto…libero sfogo alla fantasia!

Nel corso degli anni mi son così trovata di fronte a Gioconde-Marilyn, o Gioconde-giapponesi…ma anche Harrypotterizzate, utilizzate come nuovo logo di Starbucks…di volta in volta adattata alla moda del momento (vedi le annate con la MonnaLisaGoku o quella con dentini da vampiro da far invidia a Twilight!) o semplicemente rivestita.

A volte la cornice completa il racconto della nuova vita di questa Lisa…altre volte rimane semplice contorno…la tecnica è libera e comprende matite colorate, pennarelli, tempere, bianco e nero, collage ecc…

La Gioconda è viva e muta forma, tempo,  vestiti, colore e significato assieme a noi…va in discoteca o al fast food, finisce in una puntata dei simpson o si traveste da liceale in biblioteca, è egiziana, rapper, killer…al trucco o sul wc…rimane comunque e sempre la Monna Lisa e i nostri piccoli Leonardo…si divertono un mondo (e non mi par poco…).