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Concorso Gorla Domani 2018-2019

Concorso Gorla Domani 2018-2019

Concorso organizzato dall’associazione Gorla Domani

Anche quest’anno la sms Trevisani Scaetta ha partecipato molto volentieri, con impegno e fantasia.

Non solo le classi della scuola media ma anche alcune classi delle elementari dell’IC Pini.

Alle medie quest’anno il tema proposto richiedeva un lavoro in due parti: inventare ed illustrare una storia con protagonista Leonardo da Vinci a Milano!

I nostri ragazzi ci hanno stupito con un tocco tra il macabro e l’ironico…ed ecco i risultati del concorso che non prevedeva nessun vincitore ma tanti bellissimi lavori!

 

Antonello da Messina…a Milano!

Antonello da Messina…a Milano!

ANTONELLO DA MESSINA…a Milano!

PALAZZO REALE  21 Febbraio – 2 Giugno, 2019

Antonello da Messina è un artista misterioso…nel senso che di lui si sa davvero poco, pochissimo.

Ottant’anni dopo la sua morte si eran già perse le sue tracce. Anche Giorgio Vasari, nelle sue Vite, raccontò con un po’ di fantasia la vita di questo artista siciliano che dipingeva come un fiammingo con un tocco tutto italiano!

Poi si entra davvero nel sentito dire: pare che Giovanni Bellini, artista altrettanto famoso, con uno stratagemma si fece ritrarre da Antonello solo per carpirgli i segreti di quella sua tecnica ancora poco utilizzata in Italia (pare intingesse il pennello nell’olio di lino prima di usare il colore! )

ed ecco quindi che la mostra inizia con un’opera di Roberto Venturi che ci illustra proprio questo aneddoto.

Roberto Venturi, Giovanni Bellini apprende i segreti della pittura ad olio spiando Antonello, 1870

Nel 1860 però troviamo, proprio in Sicilia, in un viaggio alla ricerca di notizie e opere,  lo storico dell’arte Giovanni Battista Cavalcaselle. Cavalcaselle, veneziano che partecipò anche ai moti insurrezionali del Lombardo-Veneto, uomo avventuroso che scapperà a Londra per evitare la fucilazione, conoscerà Mazzini e diventerà amico di sir Charles Eastlake, direttore della National Gallery. Cavalcaselle  si appassionerà all’arte e alla vita di Antonello e inizierà davvero a fare una ricerca accurata proprio osservando le varie opere (alcune non ancora riconosciute, altre erroneamente attribuite ad Antonello).

In mostra, accanto ai dipinti di Antonello da Messina, possiamo vedere anche molti schizzi, studi, commenti, appunti…proprio di Cavalcaselle che, spesso con pochi tratti, mette in evidenza particolari che magari ci sarebbero anche potuti sfuggire!

Scopriamo così che Antonello da Messina è morto attorno ai 49 anni, a Messina ed era figlio di un maczonus, un artigiano che realizzava opere in pietra ma aveva un nonno di una certa importanza: un dominus et patronus di brigantino!

Scopriamo anche che Antonello da Messina quasi…sfiorò Milano!

Grazie ad una lettera dell’epoca, che il segretario del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, Cicco Simonetta, scrisse a Leonardo Botta, oratore a Venezia, veniamo a sapere che cercò di far arrivare il “pictore ceciliano” a lavorare alla corte milanese. Purtroppo nella lettera in risposta si parla di un lavoro da terminare, ma cosa di pochi giorni, dopodichè “il solennissimo depentore” sarà libero di viaggiare verso Milano. Ma Galeazzo viene ucciso proprio nel 1476 e non vedremo mai Antonello a Milano!

Antonello da Messina è un caso unico nel panorama artistico italiano quattrocentesco: usa i colori ad olio come solo i fiamminghi sapevano fare, unendo però la visione, tutta italiana, dello spazio, delle forme e soprattutto della realtà, anche psicologica, non solo estetica.

E diventa immenso nei ritratti! Ricordiamoci che in questo periodo i ritratti sono la diretta derivazione dei ritratti sulle monete romane, gli imperatori sono sempre ritratti di profilo, quindi se vuoi ben apparire…ti fai fare un ritratto di profilo.

Ma Antonello fa girare il volto  alle persone che ritrae, di poco magari…ma arriva sempre a ritratti di tre quarti, lo sguardo del personaggio però è diretto, in qualche caso, vi giuro, sembra quasi seguire lo spettatore!

Gli sfondi sono neri (tranne in un caso), i colori sono decisi ma caldi e realistici, spesso il copricapo è simile. L’attenzione ai particolari è impressionante, quasi fotografica (avvicinandosi al ritratto Trivulzio, mentre questo signore sogghigna guardandoci tanto intenti ad osservarlo, potremo vedere la ricrescita irregolare della sua barba, mentre nella figura conosciuta come “marinaio”, vien quasi voglia di contare i punti del cucito che fissano le asole dei bottoni del suo vestito!). Ma una cosa caratterizza tutti questi volti: lo sguardo e il sorriso appena accennato. Sembrano quasi avere un segreto nascosto…noi non possiamo ridere con loro perché non sappiamo.

Ma loro sanno…oh se sanno…e a volte fan quasi fatica a trattenersi dal…riderci in faccia!

I due capolavori più famosi di Antonello da Messina van guardati davvero con attenzione…anche perché, ricordiamocelo: si tratta sempre di opere decisamente piccole!

Nel San Girolamo nello studio, l’artista sceglie di mostrarci il santo nel suo studio (era stato anche un eremita nel deserto prima d’esser studioso ma nel rinascimento la sua rappresentazione come uomo di scienza e cultura era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire!)

Ed ecco quindi un ambiente immenso, prospetticamente ben definito, con tanto di maioliche colorate in terra, due scorci prospettici laterali che proseguono in altrettante aperture verso l’esterno. L’architettura aragonese è tipica dell’ambiente siciliano, la cura per il particolare è tutta fiamminga, e i particolari da interpretare son degni di Sherlock Holmes. Lo studio in legno, rialzato, è quasi una moderna opera di design: il piano d’appoggio è inclinato, perfetto per scriverci sopra. I libri sulle mensole sono quasi riconoscibili, così come i foglietti appoggiati lì intorno. Il gatto e i vasi in ceramica danno un’aria casalinga alla scena…ma un leone sulla sinistra si fa avanti, seppur non minaccioso (ricordiamoci che la tradizione vede San Girolamo che salva un leone curandogli una zampa e la bestia, dicono, si affezionò al santo tanto da seguirlo ovunque stile appunto…cane di casa!). Nella parte alta della stanza, attraverso le finestre gotiche, si intravedono uccellini che svolazzano e sembrano quasi cinguettare. In primissimo piano, molto più vicini allo spettatore, vediamo un pavone e una pernice con vicino una ciotola di acqua. Il pavone è, fin dall’arte paleocristiana, simbolo del paradiso, così come l’acqua fa subito pensare alla fonte della vita, sempre con significato religioso, mentre la pernice allude probabilmente alla fedeltà a Cristo. Volendo però fare i pignoli…si  potrebbero anche vedere questi animali come simboli negativi: il pavone è vanitoso e nell’acqua ci si specchia…e infatti Antonello li posiziona fuori dalla cornice architettonica e quindi ben lontani dal santo.

Nella scena dell’Annunciata vediamo una vera rivoluzione!

Fino a questo momento la scena dell’annunciazione prevedeva la Madonna e un angelo, con tanto di ali, spesso coloratissime e scenografiche…un ambiente ben definito, spesso elegantissimo, oro a profusione a simboleggiare il paradiso…

e invece Antonello leva tutto: lascia solo lei, la Madonna, ritratta come una semplice ragazza, probabilmente siciliana. In testa un velo (azzurro, va bene rivoluzionare ma a tutto c’è un limite!), un velo che ha ancora la piega di quando è stato messo via, forse in una cassapanca. Le mani sono l’unica parte di lei che si vede, oltre al volto, di tre quarti. Una mano stringe il velo, che stia ben chiuso, percarità! l’altra, seppur prospetticamente meno riuscita, fa un cenno…quasi a voler fermare l’annuncio dell’angelo.

Ah sì…ma quale angelo!? Ci avete fatto caso? in pratica l’angelo…siamo noi. L’angelo è esattamente nel punto in cui si trova lo spettatore esterno, involontariamente catapultato a far parte di una scena sacra e con un compito…di tutto rispetto!

Anche in questo caso il fondo è nero…ma lo spazio a ben vedere c’è: quel leggio, con sopra un libro aperto, la pagina che si volta al soffio di vento (saran state le ali dell’angelo…chissà), quel leggio perfettamente in prospettiva in pratica è l’unica cosa misurabile di tutta la scena, ma evidentemente basta e avanza.

Antonello da Messina, Annunciata, 1475-1476

Antonello da Messina e i soggetti religiosi

Nel polittico il gusto per il dettaglio, tutto fiammingo, è evidentissimo nel manto della madonna: blu e decorato con piccoli draghi d’oro!

Il piccolissimo Cristo in pietà, un quadrettino microscopico, dipinto su entrambi i lati, permette comunque ad Antonello di dipingere particolari minutissimi, eppure molto ben definiti.

Nel Cristo sorretto da tre angeli i volti sono stati irrimediabilmente distrutti da un restauro mal riuscito eppure il corpo, accasciato e sofferente, ha un realismo che fa quasi dimenticare la mancanza del volto.

Il Cristo alla Colonna soffre, ha sofferto e sa già che soffrirà ancora. Lo sguardo sembra quasi chiedere a te, spettatore, di fare qualcosa, la mimica della bocca è tristissima, quasi esasperata.

Nella Madonna Benson, rimaneggiata, restaurata, realizzata forse assieme al figlio Jacobello, Antonello ci mostra una Madonna molto reale e affettuosa, con un Bambino che abbraccia la madre pur non perdendo di vista…lo spettatore!

Nella Crocifissione di Sibiu la scena compositiva è quella classica: Cristo in mezzo ai due ladroni, uno arreso al proprio destino, l’altro che invece prova forse ancora a resistere e, gonfiando il petto, cerca  di liberarsi dalla corda che lo imprigiona. Le figure ai piedi delle croci sono le solite riconoscibili, la Madonna e San Giovanni e le chiare allusioni alla morte: quel teschio in evidenza non promette bene…

Lo sfondo rappresenta il porto di Messina e pare sia davvero una rappresentazione accuratissima, con la forma a falce ben riconoscibile e  decisamente affidabile dell’ambiente messinese che probabilmente aveva davanti agli occhi Antonello!

La mostra si chiude con un’opera della continuità famigliare: Jacobello, il figlio di Antonello e la sua Madonna con Bambino

Gli insegnamenti del padre sono passati al figlio. La lezione è stata ben imparata. Lo sfondo non è nero, quella è caratteristica di Antonello, ma la posizione dei volti, gli sguardi, i colori e i tanti, minuti,  particolari…ne sono la prova!

Jacobello di Antonello da Messina, Madonna con Bambino, 1480

ORARI

  • Lunedì: 14:30 – 19:30 (9.00 – 14.30 solo scuole)
  • Martedì – Mercoledì – Venerdì – Domenica: 09:30 – 19:30
  • Giovedì e Sabato: 09:30 – 22:30

La biglietteria chiude un’ora prima

 

BIGLIETTI

  • Intero: € 14 (prevendita € 2)
    Tutti gli individuali
  • Ridotto: € 12 (prevendita € 2)
  • Ridotto famiglia: € 10 + 6 (prevendita € 1)
    1 o 2 adulti + ragazzi dai 6 ai 14 anni

Romanticismo alle Gallerie d’Italia

Romanticismo alle Gallerie d’Italia

Alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala a Milano (e in parte al Museo Poldi Pezzoli) è attualmente in corso una gran bella mostra: IL ROMANTICISMO !

In questo articoletto vi riassumerò quello che potrete vedere alle Gallerie (prima o poi riuscirò a trascinar ehm convincere mio marito ad accompagnarmi anche all’altro pezzo di mostra nell’altro museo poco distante da Piazza della Scala).

Innanzitutto ricordiamolo subito: il Romanticismo nulla o quasi ha a che vedere con il concetto moderno e la visione che ne abbiamo oggi…Insomma scordatevi i fiorellini, le farfalline pitupitumpa e sdolcinatezze simili.

Il Romanticismo, cari miei, è una roba seria: da veri uomini…anzi…da veri Eroi! Anche perché il  1800 è un secolo ricco di azione che nel nostro paese porterà alla realizzazione dell’Unità d’Italia!

ma ora…seguitemi…stanza per stanza…

UNA FINESTRA SULL’INFINITO

Il rapporto tra uomo e natura…vista anche dalla finestra! Ricordiamoci che siamo ancora lontani da quella che sarà la pittura en plein air degli impressionisti, gli artisti che per primi si misero, fisicamente, a dipingere all’aperto. In questo periodo l’artista osserva per bene la natura, certo, ma poi torna in studio e realizza il dipinto finale. In qualche caso i pittori romantici mostranodoci lo studio dove lavorano…ci hanno anche mostrato loro stessi al lavoro!

CIME TEMPESTOSE. L’EMOZIONE DEL SUBLIME

La natura romantica è incontaminata e selvaggia, dominata dagli elementi come vento, tuoni e fulmini. Il cielo, illuminato in modo spesso anche inquietante,  fa da contorno a rovine medievali che nel loro lento consumarsi ci ricordano proprio il passare del tempo e la caducità della vita.

G. Battista de Gubernatis, Paesaggio nella bufera con castello, 1803

LE ALPI, CATTEDRALI DELLA TERRA

I paesaggisti piemontesi sono tra i primi a voler sottolineare la bellezza sublime delle loro montagne: le Alpi. Il primo ad attraversarle fu proprio Napoleone con al seguito un artista che fece un po’ da “fotoreporter” dell’impresa: Bagetti. Qui arte e natura fanno a gara tra chi è più potentemente vicino a Dio.

G. Bagetti, Salita al Moncenisio, 1809

LA NATURA COME SPETTACOLO E COME STATO D’ANIMO

Ancora natura, cascate spettacolari e natura più tranquilla in campagna. Natura selvaggia e incontenibile ma anche natura lavorata dall’uomo come nei paesaggi sereni della Franciacorta.

LO STUPORE DELLA NOTTE

La notte è misteriosa e la natura, di notte, a volte è anche inquietante. La luna che risalta tra le nubi a volte è semplicemente maestosa e serena ma altre volte illumina scene magiche come un sabba infernale…

IL PAESAGGIO. DALL’INVENZIONE ALLA REALTA’

In questa sezione conosciamo Massimo d’Azeglio, aristocratico torinese che porta al successo un genere pittorico nuovo per l’epoca: ambienti reali che però fanno da scenografia a scene storiche più o meno recenti e  a racconti mitologici.

LA VEDUTA. TRA IMMAGINI URBANE E ARCHITETTURE

L’Accademia di Brera è ormai diventata una garanzia di preparazione e successo e molti pittori ottocenteschi studiano proprio qui, a Milano. Specializzandosi in scenografia (per realizzare poi gli sfondi teatrali), creano in pratica un nuovo genere di pittura: la pittura urbana, che ci mostra monumenti antichi e moderni (meglio ancora se gotici) ma anche la vita quotidiana delle città più importanti dell’epoca…ovviamente anche di Milano!

Approfondimento:

Angelo Inganni, bresciano, diventa il maggior interprete della pittura urbana romantica. Diventa famoso esponendo proprio a Brera. Le vedute di piazza Duomo hanno immediato successo di pubblico e di critica. Utilizza il taglio fotografico, in queste due opere il Duomo si vede ma fa da sfondo, il pittore è quasi più interessato alla vita cittadina e quotidiana dove, con minuziosa attenzione, rappresenta volantini appesi, servizi offerti ai passanti e  piccole curiosità dell’epoca che ci permette di osservare assieme ai milanesi ritratti mentre passeggiano per il centro cittadino.

LUCI MEDITERRANEE. LA SCUOLA DI POSILIPPO

Il Grand Tour passava dall’Italia e soprattutto da Napoli! Le vedute che ci mostrano la bellezza di Sorrento, Napoli e  Amalfi sono realizzate da artisti italiani e stranieri che, insieme,  danno vita alla Scuola di Posillipo.

IMPRESSIONI DI ACQUA E DI LUCE. I NAVIGLI, VENEZIA E LA SENNA

Dopo Canaletto troviamo loro: i pittori romantici che decidono di raccontare le città attraverso i loro corsi d’acqua…quella stessa acqua che vista prima sottoforma di cascate aveva una forza selvaggia mentre qui, ben regolata dai ritmi cittadini, va a delineare forma e ritmi di vita legati all’acqua.

ALESSANDRO MANZONI. I PROMESSI SPOSI

Manzoni con il suo romanzo diventa famosissimo tra i suoi contemporanei ma rimane piuttosto defilato non amando farsi ritrarre se non in pochissime occasioni, come ad esempio dal suo amico Molteni, dal genero Massimo d’Azeglio e da Hayez che con questo ritratto ci mostrerà per la prima volta l’uomo più che il romanziere famoso. In questa sezione troviamo anche molti ritratti immaginari dei personaggi del romanzo più famoso dell’epoca: I Promessi Sposi.

Approfondimento:

Alessandro Manzoni seppur molto schivo, si era lasciato convincere da suo genero, Massimo D’Azeglio, a farsi ritrarre  dividendo il lavoro con Giuseppe Molteni. Il genero avrebbe pensato al paesaggio sullo sfondo.  Molteni che realizza il ritratto vero e proprio,fa una scelta classica: il soggetto principale è in posa ispirata, in mano ha la sua opera e sullo sfondo si intravede il paesaggio di Lecco che rimanda agli ambienti dei Promessi Sposi. Lo scrittore si rifiutò di esporre in pubblico quest’opera che quindi ebbe molta poca fortuna. Il ritratto di Hayez, voluto dalla  seconda moglie di Manzoni, la contessa Teresa Borri Stampa e da suo figlio Stefano, ebbe invece un incredibile successo e venne spesso mostrato dallo stesso scrittore con molto orgoglio. In 15 sedute il pittore realizza un ritratto molto diverso dal precedente e decisamente più “moderno”. Ci mostra infatti l’uomo più che il letterato, lo sfondo non esiste, probabilmente è il suo studio ma non c’è nulla di riconducibile al suo lavoro. La posa è rilassata, le gambe accavallate e in mano ha addirittura una tabacchiera, strumento questo che abitualmente veniva utilizzato in privato.

Nell’immaginario ritratto della Monaca di Monza l’artista riporta su tela proprio la descrizione che ne fa il Manzoni nel romanzo dei Promessi Sposi: “Il suo aspetto, che poteva dimnostrare 25 anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita, e, direi quasi, scomposta” ed ecco quindi che sulla destra di questa figura, non certo impeccabile (guardate che ricciolo sbuca dal velo!), vediamo una bellissima natura morta proprio…con un fiore, una volta bello e fresco… e ora appassito con i petali che cadono verso terra.

IL RISCATTO DEI MISERABILI

I protagonisti delle opere sono quelli storici ma anche figure più quotidiane. I poveri, i derelitti, gli emarginati sono i nuovi eroi, quelli che lottano nonostante tutto e riescono  a sopravvivere, con estrema dignità, anche nelle pessime condizioni in cui si trovano, sia economiche che fisiche. Un pittore milanese di umili origini, Giuseppe Molteni, sarà proprio colui che renderà famose  e molto care ai collezionisti di tutta Europa, queste immagini di bambini sfruttati ed impegnati in lavori pesantissimi (che ricordano un po’ i poverelli del Pitocchetto del secolo precedente).

 

IL RITRATTO. SPECCHIO DELL’ANIMA

E pensare  che il ritratto, nell’Accademia dell’epoca, era considerato un genere minore… In questa sezione invece vediamo come venne affrontato e portato al succeso dai pittori più famosi dell’epoca. Nei ritratti la somiglianza conta poco (per quella tra poco ci sarà per tutti la fotografia!). Più importante invece per il pittore è riuscire a mostrarci non tanto il volto del soggetto quanto la sua anima, il suo carattere, l’ambiente dove vive e gli oggetti che utilizza più frequentemente e che di fatto lo caratterizzano.

LA SCHIAVA DI MOLTENI E LA MEDITAZIONE DI HAYEZ

Due pittori che rappresentano già solo loro il romanticismo italiano: Hayez e Molteni, ecco come rappresentano gli ideali e la sofferenza e i tormenti di questo secolo, ecco come decidono di raffigurare la voglia di Libertà ma anche il dolore che comporterà sacrificarsi per ottenerla.

Approfondimento:

Queste due donne rappresentano le allegorie degli ideali e dei tormenti di un popolo che cercava la libertà. Libertà che alla Schiava dell’Harem viene negata e che quindi rimane immobilizzata dal dolore, mentre nel dipinto di Hayez, la Meditazione,  l’Italia, è una giovane donna seminuda (il seno ricorda che la patria è come la madre che allatta i suoi figli), ma qui è disfatta, è la “patria bella e perduta” che per la libertà è pronta a soffrire e morire. L’opera ha infatti un significato politico ben definito:sulla croce che tiene in mano si leggono le date delle 5 giornate di Milano, in rosso sangue, quello versato dai martiri. Sul libro che tiene in mano si legge bene il titolo: “Storia d’Italia”.

IL NUDO. L’ANIMA E LA CARNE

Il romanticismo è passione.  Passione carnale ma anche eroica, è nudo sensuale ma anche nudo virile dell’eroe che combatte ed è pronto a morire per i suoi ideali. Ed ecco quindi questa serie di sculture di nudi, bianchissimi, liscissimi, quasi di  di zucchero, che rendono eleganti  nudità ma anche teschi, serpenti e pipistrelli!

PITTURA SACRA. UNA SPIRITUALITA’ INTERIORE

La pittura sacra non viene certo dimenticata…anzi. Il sentimento religioso è molto forte, in fondo il sentimento del sublime avvicina a Dio… ed ecco quindi che la pittura sacra quasi si modernizza e ad esempio troviamo in mostra uno dei soggetti più in voga dell’epoca: l’Educazione della Vergine che rappresenta la missione pedagogica, il compito educativo delle famiglie, la Chiesa che entra in casa: anche nelle case del popolo.

G. Carnovali, Educazione della Vergine, 1826

LA FORZA DEL DESTINO. LA PITTURA STORICA

IL genere di pittura più nobile del romanticismo è proprio questa, ben più del paesaggio e del ritratto. Torna di nuovo il tema educativo e pedagogico, le vicende moderne (dell’epoca eh) vanno fatte conoscere e tramandate anche con chiaro intento politico. Hayez anche in questa sezione la fa da padrone come del resto fece tra i suoi contemporanei appassionati da un lato e critici dall’altro. il Romanticismo è proprio questo: far scaturire passioni…

Approfondimento:

Sebastiano de Albertis aveva preso parte alle 5 giornate di Milano e alle campagne militari della prima guerra di indipendenza come  volontario. Si dedicherà quindi  a rappresentare scene di battaglie del Risorgimento. Qui raffigura la morte di  Francesco Ferrucci a Gavinana che viene trafitto a morte da Fabrizio Maramaldo alle dipendenze degli spagnoli, nel 3 agosto 1530 durante l’assedio di Firenze da parte dell’esercito imperiale. E’ un omicidio contro le regole della cavalleria, l’eroe giace già mortalmente ferito. In questa occasione viene pronunciata la storica frase: “Maramaldo tu uccidi un uomo morto”. Il condottiero fiorentino diventa così il simbolo dell’orgoglio di tutta la nazione.

I critici dell’epoca apprezzarono moltissimo l’opera dell’Ultimo Bacio tra Giulietta e Romeo, sia per la passione romantica mostrata sia per la fedele ricostruzione degli ambienti e dei costumi che nello stile e nei colori venne paragonato addirittura alle scene di Tiziano. Lo stesso soggetto viene poi ripreso per il famosissimo “Bacio” realizzato poi in più versioni.

LA SVOLTA ROMANTICA IN SCULTURA

La parte centrale dello spazio espositivo è dedicato alla scultura, nudi femminili e maschili che si allontanano dalla bellezza idealizzata   e un po’ glaciale del Canova. Sono bellissimi e perfetti eh percarità, ma sono anche vivi, appassionati come Masaniello o sofferenti come Spartaco che si libera dalle catene. Ma sono anche figure serene e fiduciose come la Fiducia in Dio o leggiadre come la Psiche svenuta o la sua versione abbandonata (per la serie: le Winx non son mica le prima con le alucce da farfallina!).

Approfondimento:

Il giovane napoletano, Masaniello, aizza il popolo nella rivolta contro l’oppressione del vicereame  spagnolo del 1647, tema che ha un contatto diretto con l’attualità politica ottocentesca ovviamente. Lo Spartaco è palesemente ispirato a Michelangelo e ai suoi Prigioni.  E’ il gladiatore che si libera dalle catene così come il popolo si libera dall’oppressore.

La Fiducia in Dio rappresenta il nuovo ideale di bellezza ottocentesco. Commissionata, alla morte del marito, dalla Marchesa Rosa Trivulzio (madre di GianGiacomo Poldi Pezzoli, infatti l’opera è attualmente conservata presso l’omonimo museo e solo momentaneamente prestata alle Gallerie).  Rappresenta il dolore della vedova ma anche la sua fiducia nella volere di Dio.

 

Dove
Gallerie d’Italia
Piazza della Scala 6
Milano

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12
Milano

Periodo
Dal 26 ottobre 2018 al 17 marzo 2019.

Orari
Gallerie d’Italia
Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30.
Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.
Chiuso il lunedì.

Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.

Museo Poldi Pezzoli
Da mercoledì a lunedì dalle 10:00 alle 18:00.
Giovedì dalle 10:00 alle 22:30.
Chiuso il martedì.

Ultimo ingresso: 30 minuti prima della chiusura.

Ingresso
Gallerie d’Italia
Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti:
– intero: 10,00 €
– ridotto: 7,00 €
– ridotto speciale: 5,00 €
Per le riduzioni e le gratuità ti invitiamo a leggere tutti i dettagli nella pagina Informazioni.
Audioguide disponibili a pagamento.

Museo Poldi Pezzoli
Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti:
– intero: 10,00 €
– ridotto senior: 7,00 €
– Milano card: 7,00 €
– ridotto giovani: 4,50 €

La Festa del Paradiso al Castello Sforzesco di Milano

La Festa del Paradiso al Castello Sforzesco di Milano

Leonardo da Vinci organizzò la festa del Paradiso al Castello Sforzesco di Milano  per il matrimonio tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza .

Questo fu un vero e proprio evento voluto da Ludovico il Moro per riaffermare la sua potenza e stupire gli invitati giunti dalle maggiori corti dell’epoca.

Iacopo Trotti, ambasciatore estense a Milano, ha lasciato una testimonianza scritta di questa festa descrivendo scenografie, musica, pietanze raffinate e abbigliamento degli invitati.

Bernando  Bellincioni, poeta fiorentino, scrisse per l’occasione un testo teatrale dedicato agli sposi e recitato da attori che rappresentavano i “grandi del cielo”, cioè gli dei della mitologia, che rendevano omaggio alla nuova Duchessa di Milano, unendosi agli ambasciatori della terra, reali invitati dalle maggiori corti.

A scuola abbiamo realizzato un lavoro interdisciplinare coinvolgendo anche le colleghe di storia e di musica, Prof.ssa Zuffi e Prof.ssa Moneta.

Il risultato finale è un enorme cartellone composto dai singoli lavori degli alunni di una classe terza.

La festa del Paradiso, elaborato finale
La festa del Paradiso, elaborato finale

Ci siamo  accorti che questo lavoro è in pratica il riassunto di un momento storico particolarmente importante per la Milano del Rinascimento e se avrete voglia di leggere (o di ascoltare la narrazione più dettagliata), vi sembrerà d’esser stati invitati…presenti a quella che sarà poi definita “La festa del secolo”!

Qui di seguito potrete approfondire:

  • la conoscenza del Castello Sforzesco, dalle origini al suo periodo sotto Ludovico il Moro ai restauti ottocenteschi
  • il motivo della Festa del Paradiso, il luogo dove avvenne questo evento, la trama dello spettacolo, la rappresentazione teatrale
  • i protagonisti della Festa
  • la moda dell’epoca
  • come era organizzata una festa rinascimentale, cosa si mangiava e quale musica si poteva ascoltare

Scopriremo le origini del Castello sforzesco odiato da sempre dai milanesi che  più volte han cercato anche  di demolirlo.

Castello Sforzesco, le origini
Castello Sforzesco, le origini

Attorno al 1360 Galeazzo II Visconti, signore della zona occidentale di milano, costruisce una rocca a cavallo della cinta di mura medievali inglobando la pusterla di Porta Giovia (una delle porte). Sotto Filippo Maria, l’ultimo dei visconti, il castello diventerà il loro edificio più grande, a pianta quadrata di circa 180 metri per lato, con 4 torri quadrate. La figlia illegittima Bianca Maria  sposerà Francesco Sforza, un condottiero chiamato dal Visconti per difendere il Ducato di Milano dai veneziani i due avranno un figliolo famoso: Ludovico il Moro!

Vedremo le vicende del Castello sotto Ludovico il Moro

Castello sforzesco, sotto Ludovico il Moro
Castello sforzesco, sotto Ludovico il Moro

Ludovico detto il Moro, colto, amante delle arti oltre che del potere, dal 1494 farà diventare la corte milanese una delle più raffinate dell’epoca ospitando  artisti come Bramante e Leonardo da Vinci. Lascerà il Castello dopo la morte della moglie, Beatrice d’Este nel 1497, all’arrivo delle truppe francesi (che entreranno in città e nel castello grazie ad un  traditore che aprirà  loro le porte). Negli anni a seguire il castello fu danneggiato da attacchi vari (addirittura nel 1521 la torre del filarete esplose perché era diventata l’armeria e un soldato francese fece esplodere per sbaglio una bomba). Sotto il dominio spagnolo  perse il ruolo di dimora signorile e  diventò sede delle truppe militari.

Analizzeremo i vari restauri che hanno portato il Castello Sforzesco alla forma attuale

Castello Sforzesco, i restauri
Castello Sforzesco, i restauri

In parte abbattuto nel 1801 si decide però di ricostruirlo in forme neogotiche, durante i moti del 1848 non esce indenne dallo smantellamento delle difese dal lato rivolto verso la città e  nel 1861, quando la città entra a far parte del Regno d’Italia, arriva il colpo di grazia: i milanesi entrano nel castello rubando e distruggendo tutto quello che trovano. Sarà l’architetto Luca Beltrami nel 1892  a salvare il Castello Sforzesco con  un restauro massiccio e cercherà di far tornare tutto alle forme originali ricostruendo persino la Torre del Filarete.

Cercheremo di comprendere realmente i motivi della festa, il luogo dove si svolse e le modalità

L’intrattenimento era stato voluto da Ludovico il Moro in onore del matrimonio tra  Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza (nipote del Moro e duca di Milano). L’occasione si presentava come un’ottima opportunità per il Moro per riaffermare la sua potenza, stupire la corte e e far apprezzare la sua grandezza. Dalla descrizione di un invitato, l’ambasciatore estense Iacopo Trotti, possiamo individuare nella Sala Verde il luogo dove si svolse la festa (con orario d’inizio scelto dall’astrolgo di corte). Dal testo appositamente scritto dal poeta fiorentino Bellincioni, possiamo dedurre anche il tema dello spettacolo: i grandi del cielo si univano ai grandi della terra per rendere omaggio alla nuova Duchessa di Milano: Isabella d’Aragona. Dai disegni di Leonardo conservati nel Codice Atlantico è anche possibile ricostruire l’opera dal Genio del Rinascimento: un palco circolare rotante e macchinari per sollevare e far fluttuare gli attori nell’aria.

Proveremo ad immaginare i Grandi del Cielo impersonificati dagli attori

Divinità come Diana e  Venere,  le tre Grazie e gli angioletti ma anche Apollo in arrivo sul suo carro del Sole

Potremo conoscere i protagonisti di questo evento.

Lo zio del Duca di Milano ma effettivo regnante: Ludovico il Moro (soprannome che deriva forse dalla carnagione scura, forse dall’aver introdotto nelle campagne lombarde la coltivazione del “moròn ” cioè  il gelso). Terzogenito di Francesco Sforza con poche speranze ereditare un regno…di fatto se lo prende, facendo di Milano una tra le maggiori e più importanti corti dell’epoca.

Il legittimo Duca di Milano: Gian Galeazzo Sforza, poco interessato alla vita di corte, allontanato e distratto da caccia e divertimenti, vivrà alla corte di Pavia lasciando lo zio a dirigere la corte milanese. Prematuramente e misteriosamente scomparso forse proprio per mano del Moro.

La nuova Duchessa di Milano: Isabella d’Aragona, figlia del re di Napoli (e cugina della futura moglie di Ludovico il Moro), cercherà in più occasioni di ottenere il potere che le spetta per diritto di matrimonio…ma con ben poca fortuna. Dimostrerà poi nel Ducato di Bari, dove si ritirerà ormai allontanata da Milano, le sue reali capacità portando là prosperità e ricchezza con innovazioni e idee moderne.

La futura consorte di Ludovico il Moro: Beatrice d’Este, figlia di Ercole d’Este e di Eleonora d’Aragona (e cugina quindi della Duchessa di Milano). Imparentata con due delle maggiori signorie dell’epoca, Estensi e Aragonesi, colta e raffinata, parteciperà assieme al marito a rendere grande il Ducato di Milano seppur pre breve tempo (morirà giovanissima a soli 22 anni).

L’artefice di questa famosissima festa: Leonardo da Vinci, genio indiscusso, artista, musicista, progettista e inventore. Arrivato a Milano inviato da Lorenzo il Magnifico come ambasciatore della raffinatezza della corte fiorentina, si presenta al Moro in realtà come musicista e costruttore di macchine da guerra. Si fermerà ventidue anni a Milano, prima sotto gli Sforza e poi ospite dei francesi.

Ci leveremo qualche curiosità riguardo la moda femminile e maschile dell’epoca…

Tessuti preziosi come broccati, damaschi e sete servivano per realizzare abiti dalla vita stretta e dalle maniche ampie ricamate in fili d’oro e argento. I bottoni preziosi come i gioielli ma anche orecchini e collane adornavano le vesti femminili e le acconciature elaborate realizzate con capelli spesso tinti in biondo e rosso e coperti da veli trasparenti. Mentre per  gli uomini noteremo le spalle imbottite per apparire forti e potenti, calzebraghe bicolori e gioielli profumatissimi come i pomanders

Con un po’ di fantasia ci sembrerà d’esser stati invitati ad una festa rinascimentale

Poeti e letterati dell’epoca hanno sempre partecipato a rendere sfarzose le feste dell’epoca che servivano non solo come divertimento ma anche come occasione per stringere alleanze politiche e come pubblica dimostrazione di ricchezza e potere. Attori umani ma anche animali selvaggi, attori travestiti da statue e da divinità mitologiche, fuochi d’artificio, danze e rappresentazioni teatrali…tutto pur di stupire gli ospiti!

Ma cosa avremmo mangiato ad una festa rinascimentale?

Le pietanze oltre che il gusto dovevano soddisfare anche l’occhio, ecco quindi che artigiani e artisti collaborano alla preparazione dei piatti presentati ai vari banchetti. L’Italia all’epoca è già famosa per la buona cucina che comprendeva però pietanze un po’ particolari e magari poco gradite ai nostri palati moderni: spezie molto forti, sapori decisi e lo zucchero nei piatti salati. Arrosti e paste ripiene ma anche frattaglie e interiora di animali, burro e formaggi alle erbe aromatiche.

Concentrandoci ci sembrerà di sentire anche della musica…rinascimentale ovviamente

Con strumenti musicali come il salterio, la viella, il clavicembalo e il liuto avremmo probabilmente ascoltato musica polifonica vocale o strumentale. Magari ci saremmo goduti un madrigale a quattro o sei voci con temi come l’amore, basati su testi di grandi autori del passato, oppure avremmo avuto il piacere di  ascoltare una frottola, originaria della corte mantovana, di contenuto più popolare.

 

ppppssssttttt…se volete tutto questo più a portata di mano, con gli stessi file audio che ho pubblicato in questo articolo, potete scaricare la “app Festa del Paradiso”, da Google play store

L’ultimo Caravaggio, eredi e nuovi maestri

L’ultimo Caravaggio, eredi e nuovi maestri

La mostra alle Gallerie d’Italia “L’ultimo Caravaggio, eredi e nuovi maestri” ci fa capire gli sviluppi della pittura in Italia nel 1600.

Caravaggio è stato determinante per tutti gli artisti che lo hanno conosciuto. Un artista simile destabilizza ancora oggi…figuriamoci i suoi contemporanei!

La mostra si snoda geograficamente tra tre importanti città: Milano, Genova e Napoli.

Esposte troviamo moltissime opere (di artisti italiani e europei) commissionate originariamente o solo collezionate dai grandi appassionati d’arte di Liguria e Lombardia.

All’inizio del 1600 Genova e Milano sono entrambe importanti ma con due tipicità molto differenti tra loro soprattutto se pensiamo ai loro rapporti con la Spagna: Genova è una città ricca, sfarzosa, una Repubblica che intrattiene stretti rapporti economici con la Spagna mentre Milano ne subisce la dominazione.

In questo periodo quindi dobbiamo necessariamente immaginare un intenso movimento di artisti e committenze tra queste grandi città. Gli esponenti della ricca aristocrazia genovese come i Doria, gli Spinola, i Marino  prediligono artisti milanesi per le loro collezioni d’arte, artisti genovesi vengono a Milano per studiare la pittura lombarda e artisti lombardi si recano a Genova per lavorare a commissioni in chiese e palazzi privati.

Ma il patriziato genovese ha molti rapporti anche  con Napoli città vivace e popolosa capitale del vicereame spagnolo anche perché Madrid ha assegnato feudi e proprietà in cambio di prestiti ricevuti dalle grandi famiglie dei banchieri genovesi. Genova e Napoli poi intrattengono da sempre relazioni commerciali grazie agli scambi marittimi.

Solo intorno al 1630 la peste metterà un freno a tutto questi movimento artistico che crea automaticamente una sorta di sperimentazione e di contaminazioni artistiche tra queste tre regioni regioni.

Vi propongo tre percorsi, tre chiavi di lettura di questa mostra (complessa e non di immediata fruizione). Un filo, anzi tre fili che legano  tra loro opere affiancate già in mostra o comunque paragonabili tra loro e confrontabili in maniera diretta per stile, soggetti e contaminazioni.

I richiami a Caravaggio spesso sono diretti, a volte sono quasi un voler imitare con reverenza, altre volte invece lo stesso soggetto viene realizzato tenendo ben presente la lezione caravaggesca…ma facendo l’esatto opposto in netta contraddizione.

 

1- Tre opere con lo stesso soggetto, realizzate negli stessi anni, tre artisti  e tre rese finali molto differenti!

 

Martirio di Sant’Orsola, Caravaggio, 1610
La Sant’Orsola di Caravaggio

è già quasi morta, un fantasma  che viene trafitto a morte e a sorpresa da una freccia che la colpisce perché non ha ceduto ad Attila. Le ombre sono ovunque, specchio dell’andamento tragico della vita del pittore.  Attila viene raffigurato sulla sinistra, in abiti secenteschi, il volto quasi già pentito dal gesto appena compiuto. La santa invece non mostra dolore ma rassegnazione al proprio destino. Caravaggio si autoritrae nell’uomo che regge la santa e ha il volto con la bocca socchiusa per lo stupore e il dolore quasi fosse stato trafitto dalla stessa freccia. L’opera viene inviata da Napoli a Genova (in mostra è esposta la lettera, del 1610, che la accompagna) al committente Marco Antonio Doria.

 

Martirio di Sant’Orsola, Bernardo Strozzi, 1615-1618
La Sant’Orsola di Bernardo Strozzi

ci fa chiaramente capire quanto l’opera di Caravaggio avesse colpito anche questo artista che infatti ne fa una versione piuttosto simile per la posizione dei personaggi ma ottenendo risultati finali molto differenti. Qui la Santa viene colpita al petto con la freccia ma il suo colorito è roseo, lo sguardo mostra la tipica espressione estatica del martirio barocco più che reale dolore. I colori sono accesi, l’ombra meno incombente, la scena nel suo insieme è meno tetra e drammatica di quella caravaggesca.

 

 

Martirio di Sant’Orsola, Procaccini, 1615/161
La Sant’Orsola di Giulio Procaccini,

pittore bolognese  molto attivo a Milano, richiama l’opera di Strozzi più che l’originale di Caravaggio (per colori ed espressioni)  ma il risultato è opposto alla naturalità tragica e drammatica caravaggesca. La scena è quasi un balletto elegante, ritmi contrapposti bilanciati, i due personaggi principali sono  inquadrati da vicino. Il grande arco taglia quasi in due la scena  e il gesto che scocca la freccia è talmente esasperato da aver portato la mano destra di Attila addirittura fuori dall’inquadratura dell’opera!

 

 

 

 

 

2- Tre opere di importanti autori stranieri che sono venuti in Italia in questi anni (tra il 1620 e il 1640) e sono rimasti affascinati ed influenzati dalla pittura di Caravaggio e che a loro volta hanno lasciato il segno in tutta la pittura italiana del secolo

 

Simon Vouet Davide e Golia, 1620-1622
Simon Vouet, Davide con la testa di Golia, 1621.

 

Il pittore francese dipinge quest’opera mentre è a Genova per il committente Giovan Carlo Doria. La scena è tranquilla, quasi serena. La scelta del soggetto immortalato non nel momento cruento della lotta ma appena dopo, a vittoria conquistata, dipende forse dai gusti stessi del committente. Viene rappresentato il momento del riposo dopo lo scontro. Davide tiene in mano la testa, enorme, del gigante Golia, morto. La figura emerge dal buio grazie alla luce divina che lo illumina dall’esterno…è la luce di Caravaggio, è il nero del pittore lombardo che viene qui citato anche nell’inquadratura che ricorda molto altre opere caravaggesche come ad esempio due famosi “doppi caravaggeschi” proprio con lo stesso soggetto: uno del 1606 e uno del 1609

 

 

Rubens, Ritratto di Giovan Carlo Doria, 1606, Palazzo Spinola, Genova
Peter Paul Rubens, Ritratto di Giovan Carlo Doria, 1606, Palazzo Spinola, Genova
Peter Paul Rubens, Giovan Carlo Doria a cavallo, 1606.

Finalmente possiamo conoscere il volto di uno dei maggiori committenti e collezionisti di questo periodo! Questo illustre personaggio è qui ritratto a cavallo, un animale immenso, da battaglia, possente. Rubens è uno dei maggiori pittori fiamminghi di sempre e tra il 1600 e il 1608 soggiorna tra Venezia, Mantova, Roma e Genova.  Il cavaliere è sereno e imponente tanto quanto il cavallo è focoso e sembra quasi sbucare dal dipinto correndo dritto addosso allo spettatore (e scavalcando il cagnetto che abbaia sotto alle sue zampe!). In quest’opera l’artista nasconde parecchi elementi simbolici che fanno diretto riferimento alle virtù del Doria, come l’aquila (emblema della famiglia ma anche simbolo di coraggio e lealtà), la croce, simbolo dell’Ordine di San Giacomo di Compostela (conferito ai fedelissimi degli Asburgo di Spagna) e il cane, simbolo di assoluta fedeltà. Dianamismo e naturalezza ma anche questo senso tutto barocco per la pittura scenografica sono alla base di tutta l’arte di questo periodo! Piccola curiosità: questo dipinto venne acquistato da Hitler durante un’asta del 1940 a Napoli proprio su suggerimento di Mussolini e venne in seguito restituito alla fine della guerra.

 

 

Matthias Stom, Saul fa evocare Samuele dalla pitonessa di Endor, 1639-1641
Matthias Stom, Saul fa evocare Samuele dalla pitonessa di Endor, 1639-1641.

Le opere dell’olandese Stom appena arrivano a Genova (da Napoli dove le ha realizzate) fanno immediatamente scalpore addirittura più di quanto fosse riuscito a fare lo stesso Caravaggio. Sono scene realizzate al lume artificiale con  forti effetti di chiaroscuro dato proprio dalla scelta di rappresentare spesso scene notturne illuminate “dall’interno” cioè da una luce realmente presente nell’inquadratura. In questa scena re Saul chiede ad una maga  di evocare lo spirito di Samuele per avere qualche previsione circa l’esito della guerra contro i Filistei.

 

 

3. Una sola immensa opera con un soggetto molto conosciuto: L’ultima cena

ultima cena, Procaccini, 1618
Ultima cena, Giulio Cesare Procaccini, 1618.

Esposta dopo tre anni di restauro è un’opera immensa: 38 mq!  Originariamente dipinta per il refettorio del convento della Santissima Annunziata del Vastato a Genova è stata poi spostata nella chiesa. Il riferimento immediato è ovviamente all’ultima cena di Leonardo, viene infatti rappresentato lo stesso momento, quello in cui viene rivelato agli apostoli che uno di loro tradirà Gesù e quindi le emozioni e i sentimenti vengono rappresentati qui così come fece in maniera assolutamente innovativa Leonardo nel Cenacolo. Gesù è quasi sereno tanto quanto gli altri personaggi sono scomposti. Le figure sono leggermente più grandi del vero (e anche del tavolo che stanno utilizzando) proprio per rendere l’immagine più scenografica seguendo il gusto barocco. Verso la fine del 1600 i frati concessero il trasferimento dell’opera nella chiesa così da preservarne anche la conservazione decisamente a rischio nel refettorio a causa dei fumi della cucina. Il trasferimento però richiedeva misure differenti: lo spazio a lei dedicato era più grande, dentro una cornice in stucco dorata. L’opera viene così ampliata su tutto il perimetro e nella parte superiore viene aggiunta proprio una parte di soffitto con lampadario anche per rendere più realistica la scena perché a quel punto la posizione risulta ben più in alto che nel refettorio. In mostra troviamo anche il bozzetto preparatorio (che di bozzetto ha ben poco…è praticamente la stessa scena perfettamente dipinta in piccolo formato!), sia nel bozzetto che nell’originale i colori sono molto accesi e brillanti ed è per questo che vengono paragonati alla grande pittura rinascimentale veneta. Ho trovato particolarmente interessante la parte dedicata al restauro, in mostra c’è una sezione con filmato che ci spiega non solo l’allestimento nelle Gallerie di Italia ma proprio tutta la parte di ripulitura e restauro delle parti  rovinate nel corso dei secoli. La tecnica  utilizzata è quella che prevede una serie di piccoli tratteggi con colori ad acqua (eventualmente removibili senza creare danno all’opera) a copertura delle parti mancanti. Piccola curiosità: a causa delle dimensioni notevoli l’opera per essere maneggiata (spostata, restaurata ecc) è stata arrotolata attorno ad un enorme cilindro e via via srotolata con l’aiuto di parecchie braccia!

 

Il biglietto di ingresso all’esposizione “Dentro Caravaggio” di Palazzo Reale dà diritto all’ingresso ridotto a 5 euro alla mostra “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”.

Orari
Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 18:30)
Giovedì dalle 9:30 alle 22:30 (ultimo ingresso alle 21:30)
Chiuso il lunedì e il 25 dicembre.

Aperture straordinarie:
– Mostra e collezioni permanenti: 26 dicembre 2017, 6 gennaio 2018, 2 aprile 2018.
– Solo mostra: 24 e 31 dicembre 2017 fino alle 18.00 (ultimo ingresso alle 17), 1 gennaio 2018 14.30 – 19.30 (ultimo ingresso alle 18:30).

KUNIYOSHI IL VISIONARIO DEL MONDO FLUTTUANTE

KUNIYOSHI IL VISIONARIO DEL MONDO FLUTTUANTE

Per la prima volta in Italia una mostra monografica completamente dedicata a Utagawa Kuniyoshi, contemporaneo del più famoso Hokusai, altrettanto geniale ma meno conosciuto.

 Il «mondo fluttuante» cioè l’Ukiyoe  è una realtà parallela, un mondo a parte dove perdersi nel piacere allontanando dolore e malinconie del mondo reale.

I grandi artisti di questo periodo come Moronobu, Harunobu, Utamaro, Hokusai e Kuniyoshi  ancora oggi affascinano lo spettatore con immagini a temi fissi del teatro, della tradizione, della natura e del paesaggio, dei piaceri quotidiani della vita delle città di Edo, e delle bellezze femminili. Ma Ukiyoe è anche un genere di stampa artistica giapponese su carta impressa a silografia, del periodo Edo (tra il XVII e il XX secolo). Gli ukiyoe non erano costosi perché pensati proprio come prodotti di massa per abitanti delle città  non sempre ricchissimi.

Non aspettatevi opere immense, non stiamo parlando di affreschi o opere ad olio su tela…si tratta comunque di stampe, il formato è sempre piuttosto simile, poco più di un A4, spesso le singole stampe vengono usate accostate formando così trittici o polittici anche a sei stampe. I colori sono accesi e brillanti, i tratti decisi e spesso movimentati, il disegno è sempre elegantissimo e molto moderno. Le sfumature sono solo accennate, le figure non hanno ombre e la prospettiva non viene presa granché in considerazione (scelte tipiche dell’arte dell’ukiyoe)

E’ una mostra che ho amato fosse anche solo per l’incredibile presenza di rane, gatti, draghi e mostri!

Kuniyoshi nasce nel 1797 e muore  nel 1861 diventa famoso a metà del 1800 con una serie di silografie policrome (la xilografia è la stampa su legno, per ogni colore serve una nuova matrice, insomma diciamocelo: un lavoro decisamente più complicato dei sistemi di stampa attuali).

Il tema che lo porta al successo illustra 108 eroi di un romanzo di fine 1700 che all’epoca divenne poi  un best seller in Cina e Giappone: sono briganti guerrieri che operano a favore del popolo oppresso dalle ingiustizie e dalla corruzione governativa. Sono uomini violenti e potenti, muscolosi, con il corpo ricoperto da tatuaggi…le stesse figure che oggi rivediamo, seppur modernizzate,  in manga e anime!

Kuniyoshi viene definito «visionario» nella mostra a lui dedicata proprio per sottolineare la sua immaginazione senza confini.

Vedremo bellezze femminili, guerrieri ed eroi, mostri, immagini ironiche e giochi ottici che per molti versi ci ricordano il nostro Arcimbodo, l’artista  lombardo  che proponeva ritratti composti da oggetti e animali nei secoli del manierismo e che forse davvero era conosciuto anche in Giappone! Vedremo ritratti di donne, bambini, attori kabuki e fantasmi…

Del resto Kuniyoshe mostra subito di avere idee differenti dai colleghi, infatti conosce e si ispira dichiaratamente anche ad artisti europei che aveva visto sicuramente attraverso opere e incisioni arrivate fino in Giappone ed a sua volta è stato molto amato in Occidente, anche Monet aveva alcune sue opere esposte in casa!

La mostra è divisa in 5 sezioni con 165 opere:

1.Beltà, cioè l’Universo femminile con bellezze varie, dalle geishe alle donne delle case da tè, alle madri e a tutte le figure femminili mostrate anche in normali scene quotidiane

…e guardate un po’ a chi si sono ispirati per l’immagine simbolo del film Matrix! Alle donne di Kuniyoshi che si riparano dalla pioggia sotto ad ombrelli con i nomi dello sponsor della xilografia!

2.Paesaggi e vedute con immagini dei luoghi famosi della capitale Orientale, Edo (sede dello shogunato), ma anche immagini del monte Fuji.

3.Eroi e guerrieri. Il tema che lo ha reso famoso, i famosissimi uomini mitologici (ma anche donne e bambini) che combattono contro mostri, animali e altre leggende.

4.Giochi e parodie, la sezione più curiosa, con ritratti che han fatto di questo artista l’Arcimboldo giapponese. Opere quasi a puzzle che ci mostrano un mondo umoristico, giocoso ed illusionistico che si esprime al massimo nei «giga» (caricature) e nei kagee (giochi di ombre).

 

5.Gatti, la passione di Kuniyoshi. Li rappresenta in moltissime opere, come soggetti principali o come comprimari. Pare che vivesse circondato da decine di gatti e in casa avesse anche un altarino dedicato ai suoi felini defunti così come si usa nella religione buddhista per ricordare i familiari estinti. In qualche caso l’artista replica scene tipiche del genere di bellezze femminili come gli intrattenimenti nelle case da tè usando i gatti al posto dei protagonisti oppure li usa per giochi visivi che si rifanno a proverbi, ossimori o effetti calligrafici

MUSEO DELLA PERMAMENTE

VIA TURATI 34 MILANO

DAL 4 OTTOBRE 2017 AL 28 GENNAIO 2018

Mostra DENTRO CARAVAGGIO Palazzo Reale Milano 2017

Mostra DENTRO CARAVAGGIO a Palazzo Reale, Milano.

La mostra è davvero particolare. Va infatti vista “fronte/retro” perché ogni opera ha un lato nascosto da sbirciare.

Il retro dei pannelli, allestiti con schermi, mostrano le varie indagini diagnostiche.

Scopriremo così ripensamenti, prove di progettazione e misure prese direttamente incidendo il fondo bruno sul quale poi l’artista dipingerà “a risparmio” lasciando cioè a vista il fondo!

Cosa aggiunge tutto questo studio tecnologico alla meraviglia che ci offre Caravaggio? Personalmente non ho le idee chiare a riguardo, mi riservo di meditarci ancora un po’…

Intanto godetevi la mostra che merita davvero (informazioni di servizio in fondo alla pagina).

PRESENTAZIONE E BIOGRAFIA DI CARAVAGGIO

Piccola audioguida che segue il percorso della mostra

Giuditta e Oloferne, olio su tela, 145x195cm, 1602. In prestito dalla Galleria Barberini, Roma
Giuditta e Oloferne, olio su tela, 145x195cm, 1602. In prestito dalla Galleria Barberini, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

Maddalena penitente, olio su tela, 122,5x98,5cm, 1595 circa. In prestito dalla Galleria Doria Pamphilj di Roma
Maddalena penitente, olio su tela, 122,5×98,5cm, 1595 circa. In prestito dalla Galleria Doria Pamphilj di Roma

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, 135,5x166,5 cm, 1595 circa. In prestito dalla Galleria Doria Pamphilj, Roma
Riposo durante la fuga in Egitto, olio su tela, 135,5×166,5 cm, 1595 circa. In prestito dalla Galleria Doria Pamphilj, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

Buona Ventura, olio su tela, 115x150 cm, 1593. In prestito dalla Pinacoteca Capitolina di Roma
Buona Ventura, olio su tela, 115×150 cm, 1593. In prestito dalla Pinacoteca Capitolina di Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragazzo morso da un ramarro, olio su tela 65,8 x 52,3. 1595 circa, in prestito dalla Fondazione Longhi di Firenze
Ragazzo morso da un ramarro, olio su tela 65,8 x 52,3. 1595 circa, in prestito dalla Fondazione Longhi di Firenze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Francesco in estasi, olio su tela 128,4x92,5 cm, 1595. In prestito dal museo Wadsworth Atheneum ad Hartford (Connecticut)
San Francesco in estasi, olio su tela 128,4×92,5 cm, 1595. In prestito dal museo Wadsworth Atheneum ad Hartford (Connecticut)

 

 

 

 

 

 

 

 

Marta e Maria Maddalena, olio su tela, 100x134,5cm, 1598. in prestito dal Museo Institute of Arts, Detroit
Marta e Maria Maddalena, olio su tela, 100×134,5cm, 1598. in prestito dal Museo Institute of Arts, Detroit

 

 

 

 

 

 

 

Sacrificio di Isacco, olio su tela, 104x135 cm, 1603. In prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze
Sacrificio di Isacco, olio su tela, 104×135 cm, 1603. In prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze

 

 

 

 

 

 

 

 

Sacra Famiglia con San Giovannino, olio su tela 116x94 cm, 1605 circa. In prestito dal Metropolitan Museum di New York
Sacra Famiglia con San Giovannino, olio su tela 116×94 cm, 1605 circa. In prestito dal Metropolitan Museum di New York

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Giovanni Battista, olio su tela, 173x133 cm, 1604. In prestito dal Museo Nelson-Atkins, Kansas City
San Giovanni Battista, olio su tela, 173×133 cm, 1604. In prestito dal Museo Nelson-Atkins, Kansas City

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Giovanni Battista, olio su tela, 94x131cm, 1604 circa. In prestito dalla Galleria Corsini di Roma
San Giovanni Battista, olio su tela, 94x131cm, 1604 circa. In prestito dalla Galleria Corsini di Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

San Girolamo in meditazione, olio su tela, 118x81cm, 1605 circa. In prestito dal Monastero de Santa Maria, Montserrat
San Girolamo in meditazione, olio su tela, 118x81cm, 1605 circa. In prestito dal Monastero de Santa Maria, Montserrat

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incoronazione di spine, olio su tela, 125x178cm, 1602/1603. In prestito dalla Collezione della Banca Popolare di Vicenza
Incoronazione di spine, olio su tela, 125x178cm, 1602/1603. In prestito dalla Collezione della Banca Popolare di Vicenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Francesco in meditazione, olio su tela 130x90cm, 1605/1606. In prestito dal Museo Civico Ala Ponzone, Cremona
San Francesco in meditazione, olio su tela 130x90cm, 1605/1606. In prestito dal Museo Civico Ala Ponzone, Cremona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Madonna dei Pellegrini, olio su tela, 260x150cm, 1604/1606. Basilica di Sant’Agostino, Roma
Madonna dei Pellegrini, olio su tela, 260x150cm, 1604/1606. Basilica di Sant’Agostino, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Francesco in meditazione, olio su tela, 128x97cm, 1606 circa. In prestito dalla Galleria nazionale d’arte antica di palazzo Corsini, Roma
San Francesco in meditazione, olio su tela, 128x97cm, 1606 circa. In prestito dalla Galleria nazionale d’arte antica di palazzo Corsini, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Flagellazione di Cristo, dipinto a olio su tela (286x213 cm) realizzato tra il 1607 ed il 1608. In prestito dal Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.
Flagellazione di Cristo, dipinto a olio su tela (286×213 cm) realizzato tra il 1607 ed il 1608. In prestito dal Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritratto di Cavaliere di Malta, olio si tela, 118,5x95cm, 1608 circa. In prestito dalla Galleria Palatina di Firenze
Ritratto di Cavaliere di Malta, olio si tela, 118,5x95cm, 1608 circa. In prestito dalla Galleria Palatina di Firenze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Salomè con la testa del Battista, olio su tela, 91x106cm. In prestito dalla National Gallery di Londra
Salomè con la testa del Battista, olio su tela, 91x106cm. In prestito dalla National Gallery di Londra

 

 

 

 

 

 

 

 

Martirio di Sant'Orsola, olio su tela, 140,5 × 170,5 cm, 1610. In prestito da Palazzo Zevallos, Napoli.
Martirio di Sant’Orsola, olio su tela, 140,5 × 170,5 cm, 1610. In prestito da Palazzo Zevallos, Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

DENTRO CARAVAGGIO _30_150dpi

INFORMAZIONI DI SERVIZIO:

LUOGO: Palazzo reale, Piano Nobile,  Milano, piazza Duomo

DURATA: 29 settembre- 28 gennaio 2018

ORARI:

  • Lunedì: 14.30 – 22.30
  • Martedì, Mercoledì e Domenica: 09.30 – 20.00
  • Giovedì, Venerdì e Sabato: 09.30 – 22.30

CONSIGLI: se possibile prenotate prima a questo numero: +39 02 92800375    Ci son stata una domenica mattina all’orario di apertura e ho fatto una discreta coda per entrare.

Il biglietto di ingresso della mostra Dentro Caravaggio darà diritto dal 30 novembre all’8 aprile 2018 all’ingresso ridotto a 5 euro alla mostra L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri presso le Gallerie d’Italia – Piazza Scala 

L’opera “Martirio di Sant’Orsola”  (proprietà Intesa Sanpaolo) verrà ritirata dalla mostra il 27 novembre, mentre l’opera “Giuditta che taglia la testa a Oloferne” (proprietà delle Gallerie Nazionali Barberini e Corsini) verrà ritirata il 10 dicembre.

 

Vedutismo: Milano nel futuro

Il vedutismo attualizzato per noi si traduce in un viaggio nel tempo che ci mostrerà Milano nel futuro.

Tavola nata quasi per caso partecipando ad un concorso… si è nel tempo trasformata in una piacevole consuetudine.

I ragazzi sono di volta in volta catastrofici, ottimisti, ecologisti o in piena voglia di massacro…ma sempre, sempre sempre…unici!

Spesso fan capolino gli alieni, buoni o cattivi così come lo è la natura ora distruttrice ora creatrice…

La data del futuro è a scelta libera, può comprendere qualche ora, qualche anno…o qualche millennio…l’importante è rappresentare la nostra città in maniera riconoscibile.